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Attualità

pubblicato il 20 ottobre 2014

Dossier Auto Moto d'Epoca 2014

Legge di stabilità e auto storiche: cosa è giusto e cosa sbagliato

Auto e moto d’Epoca SOLO dopo i 30 anni, questo il Piano di Renzi, che non considera l'altra faccia della medaglia. Ma la soluzione c'è!

Legge di stabilità e auto storiche: cosa è giusto e cosa sbagliato
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A pochi giorni da Auto e Moto d’Epoca di Padova, il Governo Renzi col suo DDL di stabilità intende far ordine e recuperare ulteriori risorse economiche, ed ecco come. Sono bastate poche righe ripetute per due volte (art. 30 e 44) all’interno della proposta, sufficienti a cancellare l’esenzione del bollo per i veicoli di interesse storico e collezionistico che abbiano compiuto almeno 20 anni, innalzando la soglia a 30 anni e spazzando via in un colpo solo i commi 2 e 3 della legge 342 del 21 novembre 2000. Da venerdì scorso le polemiche infiammano i giornali, i forum e le community di appassionati. C'è chi grida allo scandalo e chi esulta per la soluzione di un "problema". Ma cosa c'è di giusto e di sbagliato in questo ennesimo provvedimento che tassa gli automobilisti. Vediamo di fare chiarezza.

Oggi: un’istantanea che dice tutto

La fotografia del parco auto storico attuale in Italia conta più di 4 milioni di veicoli ultraventennali (stimati tra 500 e 800 mile i veicoli realmente di interesse storico), un numero che considera le auto e le moto che hanno più di 30 anni (che l’articolo 63 della legge 342/2000 dichiara esenti da bollo), ma anche e soprattutto i mezzi a partire dal ventesimo anno di età. Un’auto (o una moto) con 20 anni non è d’epoca, ma di “interesse storico” e il proprietario fino ad oggi aveva due opzioni: la prima era continuare a pagare bollo e assicurazione in maniera tradizionale, ma spesso il valore di alcune auto era inferiore al loro costo di gestione. La seconda era quella di iscriverla all’ASI (Automobilclub Storico Italiano) con poche centinaia di euro, tramite un club riconosciuto et voilà, beneficiare di bollo ridotto (circa 30/40 euro indipendentemente dai kw, esenzione in alcune regioni italiane) e assicurazioni ridotta abbinata all’iscrizione ad uno dei circa 300 Club federati. Altro fattore da non sottovalutare è anche il passaggio di proprietà ridotto (circa 200/250 euro indipendentemente dai kw) per le auto ASI: in un paese dove alcune auto con più di 20 anni pagherebbero in passaggio a volte vicino al valore dell’intera auto, questa facilitazione manteneva vivo il commercio delle youngtimer (auto tra i 20 e 30 anni)

Troppi furbetti, ma occhio al patrimonio!

Furbi-furbetti, e onesti: potrebbero essere queste le categorie in cui è possibile suddividere i veicoli storici circolanti e, inutile dirlo, l’ultima categoria è probabilmente quella meno numerosa ma che, come sempre, rischia di pagare anche per furbi-furbetti se la legge di stabilità dovesse essere approvata. Il sistema infatti ha fatto in modo che al proprietario di una Fiat Duna a gpl, che magari percorre 20 mila km l’anno, di beneficiare degli stessi “sconti” di auto non necessariamente più costose, ma con trascorsi storici e sportivi importanti che ne giustificavano la certificazione e le agevolazioni e che, come prescrive l’ASI, dovrebbero percorrere pochi km annui. E, aggiungiamo, la “crisi” non è responsabile di nulla in questo caso, poiché questa “usanza” ha passato i suoi periodi d’oro in tempi decisamente non sospetti…

Di chi è la colpa

Qui si potrebbe aprire un vaso di Pandora di dimensioni epiche, ma sintetizzeremo con un “colpa-comune-mezzo-gaudio”. Partiamo dagli automobilisti: per risparmiare si provano tutte le strade, soprattutto in un paese che non fa corrispondere servizi di qualità alla tassazione, ma iscrivere auto di dubbio interesse storico (per essere delicati) all’ASI non è obbligatorio, ma è proprio il caso di dirlo, “lo sconto fa l’automobilista furbo”. Quindi, nonostante il regolamento dell’ASI parli chiaro, all’interno dei Club qualche “contaminazione” prima o poi arriva. E infine, condiamo tutto con chi crea le condizioni per la stagnazione del problema e poi, dopo aver chiuso un occhio e mezzo per anni, pensa di risolvere il problema cancellando anche ciò che di buono in questi anni si è creato e preservato.

I rischi della DDL di stabilità

Portare la soglia di storicità a 30 anni, avranno pensato nella proposta DDL, costringerà a pagare bollo e assicurazione per intero alle auto tra i 20 e i 30 anni, con ipotetici vantaggi per le casse dello stato. Ma l’altra faccia della medaglia l’avranno considerata? Il ragionamento sembra seguire lo stesso filone di quello riguardante il “superbollo”, che ha in pratica cancellato un segmento di auto e fatto perdere decine e decine di milioni di euro di bolli e passaggi allo Stato, crollare il mercato dell’usato con la alla conseguente esportazione all’estero (il che significa meno manutenzione, meno carburante, meno pedaggi ecc ecc).
E con le auto di interesse storico? Lo stesso, o quasi. Forse al Governo non avranno tempo per sondare il web e le prime reazioni dopo la loro proposta: lo abbiamo fatto noi. Ci sono coloro che si sono già rassegnati a dover pagare, ma la stragrande maggioranza è già sul piede di guerra e, probabilmente, chi sta facendo sentire la propria voce sono quegli automobilisti che non sono collezionisti ma genuini appassionati. Dopo aver speso tempo e denaro nel restauro e nel mantenimento della loro amata (costi ben superiori al risparmio di bollo e assicurazione ridotti), si vedrebbero vanificare ogni sforzo, con l’aggiunta di subire un forte deprezzamento della loro auto, che correrebbe il rischio di dover essere esportata all’estero, come ormai tutte le storiche del nostro Belpaese, a causa anche di passaggi di proprietà dai costi assurdi per auto di quell’età. E non stiamo parlando della auto da ricchi, ma banalmente di Alfa Romeo 75, BMW M3/320is, Fiat Uno Turbo, Lancia Delta HF Integrale, Peugeot 205 GTI, VW Golf GTI e tante tante altre icone degli anni 80/90 che devono essere salvate e rimanere in Italia. Per non parlare poi dell’indotto, ovvero di tutte quelle aziende che commerciano in pezzi di ricambio, o ancora gli artigiani, carrozzieri, tappezzieri, meccanici, gommisti.

La soluzione possibile

Non si può far contenti tutti, ma un colpo al cerchio e uno alla botte salvaguardando anche il nostro sempre più esiguo patrimonio, quello sì, sarebbe possibile. Per farlo serve l’aiuto sacrificare qualcosa da ambo le parti, ma sicuramente il premio finale potrebbe ricompensare tutti al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Ed ecco le nostre proposte, che manterrebbero inalterate le sogli di 20 anni per le auto di “interesse storico” e di 30 per le auto d’epoca, ma con qualche modifica:

- Adozione di una lista delle auto realmente di interesse storico e collezionistico che, a partire dai 20 anni, possono essere iscritte all’ASI, un po’ come quella presentata dall’ACI circa un anno fa

- Le auto non in lista perderebbero i loro privilegi anche in maniera retroattiva, ovvero, non sarebbero più “storiche” e quindi soggette a bollo, assicurazione e passaggi di proprietà tradizionali

- Solo le auto in lista continuerebbero a beneficiare dei vantaggi oggi noti

- Le liste dovrebbero essere aggiornate annualmente, aggiungendo le new entry secondo gli stessi parametri

- Controlli più severi per certificare le auto di reale interesse incluse nella lista, con parametri di originalità e stato d’uso ben precisi

- Stabilire un chilometraggio massimo consentito annualmente per le auto iscritte ASI, così da evitare che “la fame venga mangiando”, e utilizzando le auto ASI solo per il sano e saltuario piacere di guida

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Tag: Attualità , auto storiche


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