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pubblicato il 10 ottobre 2014

Dossier Nuovo Codice della strada

Omicidio stradale, “si punisca anche chi va troppo veloce”

Così Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale

Omicidio stradale, “si punisca anche chi va troppo veloce”

Con il nuovo Codice della Strada il tanto agognato reato di omicidio stradale dovrebbe diventare realtà. Usiamo il condizionale perché da anni se ne parla e la legge delega, appena approvata alla Camera, deve ancora passare al Senato. Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, ha accolto con favore la notizia, ma ha fatto presente un aspetto importante: “Il reato di omicidio stradale andrebbe previsto anche per chi causa un incidente stradale viaggiando ad una velocità almeno doppia rispetto ai limiti previsti in un determinato tratto di strada, soprattutto se urbana. Oltre alla guida in stato psicofisico alterato, è proprio la velocità una delle principali cause degli incidenti stradali. Non è un caso, in tal senso, che la proposta di riforma del codice preveda l’aumento del numero delle zone a 30 km/h nelle aree urbane, misura che ci trova particolarmente favorevoli”.

Sull’ergastolo della patente Guidoni sostiene “che la misura debba essere rafforzata con altri provvedimenti, soprattutto per gli incidenti causati da guidatori ubriachi. Le statistiche ci dicono che, nella maggior parte dei casi, chi guida in stato di ebbrezza è recidivo. Il semplice ritiro del documento potrebbe non impedire a questi soggetti di mettersi comunque al volante e, pertanto, riteniamo che sarebbe fondamentale la sperimentazione di strumenti già testati come l’alcol lock, ovvero quegli apparati che bloccano il motore del veicolo quando chi si mette al volante ha un tasso alcolemico superiore a quello consentito per guidare. Il fatto che il Parlamento abbia accolto il nostro ordine del giorno su questo argomento, ci fa ben sperare”. Qualche perplessità riguarda infine le modifiche normative che permetterebbero ai ciclisti di utilizzare le corsie preferenziali dei bus. “Attualmente - dice Guidoni - non si tratta di aree protette dove è tutelata la circolazione dei ciclisti e, soprattutto, ci potrebbero essere problemi di visibilità di questi utenti da parte degli autisti dei bus. Questa norma non ci sembra in linea con i principi di prevenzione e riduzione degli incidenti stradali di cui è permeata la delega”.

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Tag: Attualità , codice della strada , sicurezza stradale


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