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Interviste

pubblicato il 10 ottobre 2014

Salone di Parigi: Toyota, il futuro è ibrido

Tra problemi di inquinamento e mobilità delle città ecco le tre soluzioni proposte dai giapponesi

Salone di Parigi: Toyota, il futuro è ibrido
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Sono un po' i pionieri dell'ibrido e al Salone di Parigi i giapponesi di Toyota hanno dimostrato ancora una volta di credere sempre di più in questa teconolgia. Da una nicchia di mercato, com'era all'inizio, l'ambizione è di continuare a produrre secondo una filosofia ben precisa. Tre modi di intendere l'auto, elettrica, ibirda e a celle combustibili, tre soluzioni ai problemi di inquinamento moderni. Toyota, però, come racconta il direttore del marketing Andrea Carlucci, ha messo in atto una grossa trasformazione, perché non vuole che le macchine diventino solo elettrodomestici. I motori, infatti, vanno di pari passo con le emozioni e il concept C-HR, crossover compatto, ha l’ambizione di associare l’ibrido alla passione. Una rivoluzione che inizia dallo stile per coniugare due aspetti che finora hanno avuto ben pochi punti di contatto

OmniAuto.it: La Toyota a Parigi ha indicato il futuro percorribile su tre vie: la i-Road per il tragitto breve, l’ibrido nel medio e il fuel cell nel lungo: funzionerà anche in Italia?
Andrea Carlucci: “Assolutamente sì, Toyota è un marchio globale. Significa essere su tutti i mercati con diverse gradazioni e sensibilità. Non può essere diversamente per una Casa che per prima ha rotto il muro dei 10 milioni di vetture all’anno nella produzione. Evidentemente stiamo parlando di soluzioni che rappresentano il futuro: il nucleo centrale è dato dall’ibrido che rappresenta una soluzione baricentrica, guidata da sette milioni di persone e in Italia siamo già tra il 30 e il 35% delle nostre vendite. Siamo gli unici con tale strategia. L’elettrico è perfetto per i sistemi di commuting urbano con l’i-Road. Grenoble, dove è in corso la sperimentazione, non è una città meno incasinata di quanto siano Roma, Milano e Napoli e quindi è la soluzione perfetta per l’ultimo miglio cittadino. È il nostro punto di vista sul car-sharing di cui tutti parlano. Il fuel cell oggi rappresenta quello che fu la Prius nel ’97: c’erano meno difficoltà infrastrutturali, mentre con il fuel cell dobbiamo risolvere il problema dell’approvvigionamento: è un tema che abbiamo cominciato a toccare con le istituzioni perché l’idrogeno può derivare dal cracking del metano (lo stiamo sperimentando in Giappone). Il metano può essere l’asset energetico più importante di cui disponiamo in Italia, ma servono le stazioni di servizio. E oggi la legislazione non ci aiuta…”.

OmniAuto.it: Perché vi sentireste penalizzati?
Andrea Carlucci: “La nostra fuell cell arriva fino a 700 bar, vale a dire 70 MPa, mentre le nostre stazioni funzionano fino a 350 MPa per cui perderemmo di efficienza. Esiste un progetto europeo che tocca una punta del nostro paese che è Bolzano, ma è più un'anomalia”.

OmniAuto.it: Qual è l’aspettativa sul fuel cell?
Andrea Carlucci: “E’ una realtà esistente. La commercializzazione inizierà nel 2015 in Giappone, poi ci sarà un’espansione molto graduale in Europa…”.

OmniAuto.it: Si parla di Germania, Gran Bretagna e Danimarca, ma non c’è l’Italia…
Andrea Carlucci: “Più che di nazioni direi che si tratta di città molto controllate. L’infrastruttura è determinante. In Italia non abbiamo nulla. Ci stiamo guardando intorno: ci sono dei punti come il polo industriale di Marghera dove potremmo cominciare a fare delle sperimentazioni. Per il momento il piano europeo non prevede l’Italia, ma questo tema lo vedo molto chiaro davanti a noi: spero di viverlo io, ma sarà una tecnologia che si affermerà anche da noi come ha fatto l’ibrido”.

OmniAuto.it: La Prius è la “macchina dei tassisti”: è una connotazione negativa per l’ibrido?
Andrea Carlucci: “Meno male che è l’auto anche dei tassisti. Niente di negativo, ma prendo la palla al balzo per dire che è difficile avere testimonial più credibili (ecco il nostro video che racconta l'esperienza dei tassisti romani, ndr). Noi viviamo nel complesso del tassinaro, di quello che usa solo la macchina più conveniente. Le nostre principali città valgono le Capitale europee dove i tassisti guidano anche Mercedes, Audi e Bmw. L’ibrido, quindi, è una scelta della quale andiamo fieri. È una pubblicità "h24": c’è un livello di fedeltà straordinario. E siccome c’è una qualità così alta non c’è post-vendita, né sostituzione. Battute a parte, l’ibrido non è una tecnologia solo da tassista. È un’auto di grande affidabilità e di grande piacere nell’ambiente urbano”.

OmniAuto.it: Avete ottenuto importanti benefit per chi ha adottato l’ibrido: libera circolazione in alcuni centri chiusi, parcheggi gratuiti…
Andrea Carlucci: “Abbiamo aperto un discorso con gli amministratori che spesso sono più avanti di quanto siano in realtà i cittadini in Italia. Ho incontrato molti amministratori di Regioni e Comuni e ho constatato che c’è una grande sensibilità. Il 13 ottobre terremo una conferenza stampa per lanciare un progetto di mobilità a Torino, in una città che è sempre stata la roccaforte della FIAT. Il sindaco è molto attento. E uguale sensibilità l’abbiamo trovata a Roma, Napoli, Salerno. Abbiamo aperto un discorso anche con le Regioni Umbria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Veneto, Campania e la provincia autonoma di Bolzano”.

OmniAuto.it: Su quali temi c’è particolare attenzione?
Andrea Carlucci: “Due sono gli aspetti benefici: nell’ambiente urbano si gira molto in elettrico. Si riduce l’inquinamento acustico e si migliora la salute dei bambini. Il diesel, volente o nolente, non riesce a eliminare tutto il particolato che, invece, uccide il nostro patrimonio artistico. Da una parte la salute e dall’altra la tutela del patrimonio artistico. Vedo amministrazioni che non demonizzano l’auto, ma guardano alle nuove tecnologie con una luce diversa. Mentre rilevo che l’auto non è nell’agenda del Governo”.

OmniAuto.it: Il futuro di Toyota è aprire l’ibrido a SUV e crossover?
Andrea Carlucci: “Anche se altri si prendono la paternità, siamo stati i più credibili costruttori del primo SUV: del resto abbiamo festeggiato i 20 anni del RAV4. E a Parigi abbiamo presentato un concept che detta la nuova direzione. Parliamo di un SUV compatto da 4,35 m, tanto per essere chiari siamo nella categoria del Qashqai. Proviamo a unire l’ibridizzazione al design: il marchio per anni ha costruito il proprio successo con l’affidabilità, specie nei mercati maturi. La differenziazione non può che passare dal design funzionale. L’aerodinamica intesa come strumento che porta alla riduzione dei consumi e al minore cx. Elementi funzionali che diventano parte dell’armonia nel design. Questo è un concept che nasce a Nizza: è stato elaborato fra i giapponesi e gli italiani che hanno buon gusto. C’è il meglio dell’intelligenza di Toyota per fare un salto di qualità. Dobbiamo diventare protagonisti: Aygo divide, c’è anche chi dice che non gli piace, ma ha carattere. E senza personalità si rischia di essere dimenticati”.

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Tag: Interviste , Toyota , parigi


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