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Interviste

pubblicato il 9 ottobre 2014

Salone di Parigi: Toyota, 10 milioni di auto prodotte non per caso

Andrea Carlucci, direttore del marketing del marchio giapponese, spiega i segreti del successo

Salone di Parigi: Toyota, 10 milioni di auto prodotte non per caso
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La Toyota è stato il primo Costruttore globale a sfondare il muro dei 10 milioni di auto prodotte in un anno. Per farci spiegare come sia stato possibile raggiungere questo risultato, abbiamo chiesto ad Andrea Carlucci, direttore marketing e comunicazione di Toyota Italia che abbiamo incontrato in esclusiva al Salone di Parigi, cosa ci sia stato alla basa di questo risultato, nonostante un contesto di crisi globale del settore. In un mercato italiano dell’auto che cresce fra i privati solo della 0,3%, la Toyota mostra una crescita del 6,13%. “C’è una squadra, ma soprattutto c’è un buon prodotto - dice Andrea Carlucci -. L’Italia è ancora centrale nel sistema Europa, perché per la Toyota è un mercato importante nello sviluppo dei segmenti A e B. Da una parte ci prendiamo la soddisfazione di indirizzare gli sviluppi di questi prodotti mettendoci un guizzo in più. Dall’altra parte credo che ci sia lo spirito di determinazione del gruppo che poi si traduce in una crescita. Guadagniamo share ogni anno, in un mercato difficile. Non è così ovvio. Si può fare di più, ma la moderazione nasce dalla voglia di creare le condizioni per credere nel mercato italiano che, ci piaccia o no, non è fatto solo di vendite, ma anche di profitti”.

OmniAuto.it: Andrea, lei rappresenta il marchio Toyota in Italia: è una grossa responsabilità?
Andrea Carlucci: “Sento la responsabilità come tutta la squadra che è con me. Oggi tocca a me e domani a qualcun altro. Non lo dico perché va detto: nella cultura di Toyota c’è un forte senso del team che è parte del nostro DNA e di una storia giapponese. E in Italia abbiamo imparato con il tempo cosa significhi. Oggi la responsabilità la sente un intero gruppo di persone nelle quali trovo tanta passione. In questo momento ho un ruolo di guida dell’equipe, con alcuni ho un ruolo più da fratello maggiore. E c’è il Presidente che rappresenta la nostra luce sul Giappone. E tutti sentiamo la grande spinta che viene da un marchio come Toyota che ha voglia di imporsi con gradazioni molto diverse in tutto il mondo e che ci permette di dire la nostra anche sul mercato italiano”.

OmniAuto.it: Come si coniuga il Kaizen di Toyota con il modo di vivere italiano?
Andrea Carlucci: “Il Kaizen è un modus vivendi che viene dalla fabbrica. Sono stati scritti dei libri e chi lo ha fatto per primo è stato Taiichi Ohno, che ha raccontato cosa significhi. Nell’area delle vendite del marketing lo interpreto un po’ meno come processo, ma è un grande elemento di motivazione. La natura umana ha bisogno di nuove frontiere, tutti noi guardiamo avanti e il miglioramento continuo è un detonatore nella motivazione delle persone. In Italia funziona benissimo, perché siamo in un momento di crisi. C’è la tendenza a deprimersi, mentre il Kaizen dà morale alle truppe, perché il migliorarsi è una finalità per crescere. Questo si traduce quasi sempre, se non si sono fatti degli sbagli, in uno sviluppo della marca. I risultati si vedono nella crescita che è in atto in Italia”.

OmniAuto.it: A livello europeo la crescita dei profitti Toyota è anticiclica rispetto al momento di crisi…
Andrea Carlucci: “Sì, è vero ma è quello che succede. Il marchio ha sperimentato momenti difficili, dalla crisi Lehman Brothers che ha colpito tutti i giganti dell’auto, perché subiscono la crisi in tutti i punti dove questa si sviluppa. La Toyota è stata toccata più di altri essendo fortemente radicata non solo Giappone ma anche negli Stati Uniti. E non dimentichiamoci lo Tsunami che ha piegato la produzione. Queste negatività sono servite a tenere i nervi saldi nel momento più difficile, e dopo il peggio c’è sempre qualcosa di meglio. Spiego anche così la nostra crescita”.

OmniAuto.it: La portata di FCA è ancora strategica in Italia o la visione dei politici dovrebbe orientarsi ai marchi rappresentati dall’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri)?
Andrea Carlucci: “Non commento, mi attengo ai dati: stiamo parlando di un Costruttore che in un momento di crisi pesante ha dovuto adeguare i livelli di produzione, per cui il Pil generato dall’auto è molto inferiore rispetto a quattro o cinque anni fa, ma c’è una presenza del Gruppo in Italia e in Europa con degli investimenti sulle fabbriche. I Costruttori stranieri stanno cercando di dialogare con il Governo attraverso l’UNRAE. Finora non i sono visti grandi risultati, ma ho fiducia”.

OmniAuto.it: La politica ha paura di cambiare interlocutore?
Andrea Carlucci: “Non credo, in realtà le istituzioni devono uscire dalla demonizzazione dell’auto. Perché l’auto è un mezzo di trasporto: in Italia abbiamo il parco più cospicuo d’Europa e il secondo nel mondo. C’è un tema della pulizia dei vecchi parchi inquinanti che andrebbe affrontato. Come UNRAE dovremmo fare capire agli amministratori che attraverso le nuove tecnologie si sviluppa l’economia, ma si fa anche il bene della collettività”.

OmniAuto.it: Quando si dice AYGO cosa risponde istintivamente?
Andrea Carlucci: “Una parola inglese: fun. Divertimento. Rappresenta l’ingresso alla nostra gamma di prodotti. Mi aspettavo che l’AYGO sarebbe andata bene, ma non così bene”.

OmniAuto.it: C’è ancora la passione nei giovani, visto che la declinazione dell’auto va verso l’elettrodomestico?
Andrea Carlucci: “Non sono d’accordo con chi tende ad assimilare l’ibrido a un elettrodomestico. Basta dire che in pista si possono scaricare mille cavalli alla 24 Ore di Le Mans dove con la TS040 siamo stati in lotta con l’Audi. Il presidente Toyoda è un appassionato che gira al Ring e ha guidato il Prototipo dello scorso anno: è convinto che l’avanzamento di Toyota passi anche attraverso la passione. Il mondo è cambiato non perché ci sono i limiti sulla strada perché si può correre in pista. I piloti di F.1 non prendono rischi inutili in autostrada, ma in circuito. Dobbiamo pensare tecnologie che abbiano declinazioni molto diverse. La Yaris ha un ruolo nella nostra gamma e il concept ne avrà un altro. La GT86, per esempio, è stato un prodotto straordinario: ci ha dimostrato che siamo sulla strada giusta. La passione è l’unica cosa che muove l’auto. Noi abbiamo dimenticato la massificazione e i grandi numeri, ma l’obiettivo finale è far divertire le persone. E l’ibrido può essere il mezzo per riuscirci…”.

Autore: Franco Nugnes

Tag: Interviste , Toyota , parigi


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