dalla Home

Live

pubblicato il 8 ottobre 2014

Lamborghini Asterion, quanta passione italiana c'è dietro

Parlando con il designer della nuova GT ibrida, si capisce perché anche un'azienda "tedesca" può essere molto "Made in Italy"

Galleria fotografica - Lamborghini al Salone di Parigi 2014Galleria fotografica - Lamborghini al Salone di Parigi 2014
  • Lamborghini al Salone di Parigi 2014 - anteprima 1
  • Lamborghini al Salone di Parigi 2014 - anteprima 2
  • Lamborghini al Salone di Parigi 2014 - anteprima 3
  • Lamborghini al Salone di Parigi 2014 - anteprima 4
  • Lamborghini al Salone di Parigi 2014 - anteprima 5
  • Lamborghini al Salone di Parigi 2014 - anteprima 6

È uno di quegli argomenti "caldi", da discutere con gli amici al bar o in pizzeria: è meglio che aziende importanti del nostro Paese restino italiane, o che per non rischiare di sparire vengano acquisite da "foresti" (ovvero stranieri), che investendo permettano agli italiani che ci lavorano di dare il meglio? Si tratta di una riflessione che mi è venuta naturale al Salone di Parigi parlando con il designer Filippo Perini, accanto alla Lamborghini Asterion, granturismo ibrida da 910 CV. Nella chiacchierata che potete riascoltare in video viene a galla come la conoscenza e l'amore per il marchio degli uomini del Toro abbiano guidato le idee che hanno ispirato il processo creativo di questa macchina, pronta ad essere seguita da un modello di serie, visto che è costruita con molti componenti già presenti nella produzione Lamborghini. Trovate tutte le caratteristiche tecniche sull'articolo che abbiamo dedicato alla Asterion, ma in queste righe vorrei invece parlare di quanto un'auto progettata e costruita in Italia, da professionalità d'eccellenza italiane, possa essere considerata italiana, se d'altro canto la proprietà e i soldi provengono dall'estero.

E lo stesso vale per l'Italdesign Giugiaro o la Ducati (tanto per fare altri esempi), anche loro tedesche e anche loro piene di ingegneri, designer, tecnici e manager italiani, nonché di persone legate a quello che genericamente si può includere nell'indotto dei territori dove le aziende hanno sede. Chi non ha fiducia nella strategia di rilancio messa in piedi da FCA Fiat-Chrysler avrebbe voluto che anche il marchio Alfa Romeo fosse passato di mano, scontrandosi con chi ha paura che, con il Biscione, quella strada non avrebbe portato lontano. Ci sono altri casi, comunque, in cui nomi mitici non sono stati snaturati dopo essere stati "espatriati": Volvo, che con i capitali cinesi di Geely non ha perso la sua capacità di costruire auto tecnologiche, sicure e originali (anzi...); Jaguar e Land Rover, per cui l'entrata in gioco dell'indiana Tata ha permesso di costruire macchine personali e attraenti come forse mai prima. Gli italiani che lavorano in Lamborghini dimostrano che anche in Italia questo meccanismo può funzionare: secondo voi può essere una soluzione per valorizzare il know how di tante altre "nostre" imprese, in tutti i settori, o la probabilità che il banco vinca, come al casino, è troppo alta?

Autore:

Tag: Live , Lamborghini , parigi


Top