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Interviste

pubblicato il 7 ottobre 2014

Salone di Parigi: Toyota C-HR spiegata da chi l'ha disegnata

Roberto Falasca, 45enne romano, ha lavoranto anche per Peugeot e Volkswagen

Salone di Parigi: Toyota C-HR spiegata da chi l'ha disegnata
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La Toyota C-HR al Salone di Parigi ha attratto molti sguardi interessati. Non a caso, perché esprime i nuovi concetti di stile che il primo Costruttore mondiale di auto introdurrà gradualmente sulle sue ibride per dargli una percezione più emozionale. Ne abbiamo parlato con Roberto Falasca, l'uomo che ha curato il design di questo crossover per il segmento C, innovativo e con diverse soluzioni audaci. Falasca, 45enne romano, si è appassionato delle auto fin da quando aveva quattro anni e giocava nell’officina del padre. Dopo una formazione scolastica in Gran Bretagna ha lavorato per Peugeot e Volkswagen prima di passare a Toyota nel 2000. Lavora a Nizza, in Francia, dove l'azienda ha il suo Centro Stile europeo. Qui è nata la C-HR, che è stata paragonata ad un diamante… "Il diamante è il simbolo della ricercatezza - ci dice -. Una pietra che viene sfaccettata e lavorata con la precisione più accurata possibile per ottenere la massima brillantezza. È di un materiale durissimo e trasparente. L’idea è di alzare il livello di qualcosa che si è già visto con Aygo e Yaris, con soluzioni più moderne”.

OmniAuto.it: Aygo divide: piace o non piace. Con la C-HR c’è il tentativo di puntare al bello in termini assoluti?
Roberto Falasca: “C’è una grande ricerca aerodinamica. Vogliamo cambiare la percezione della gente dell’ibrido, oggi inteso solo come una tecnologia. Stiamo scoprendo che può influenzare anche l’estetica di una vettura, cercando l’efficienza. E quindi l’efficienza aerodinamica è uno degli aspetti che stiamo inseguendo, riducendo i costi e l’ inquinamento”.

OmniAuto.it: I fari oltre alla sicurezza servono e migliorare l’estetica, ma sulla C-HR sono accessori che diventano anche elemento aerodinamico…
Roberto Falasca: “Si è vero. È un tentativo: mi si è accesa quella… luce creativa, ma poi bisogna seguire la logica del prodotto industriale. Ogni parte di un package deve essere funzionale, ogni accessorio non può più essere fine a se stesso, ma può assolvere compiti diversi”.

OmniAuto.it: C’è un terzo aspetto: sul tetto c’è un prolungamento che evita la portanza del lunotto posteriore, ma assicura un aumento di carico aerodinamico senza sporcare il cx della vettura…
Roberto Falasca: “Va fatta una premessa: i crossover hanno forme molto generose che certo non aiutano una buona ricerca aerodinamica. Questo è un dato provato su diversi modelli. Il disegno del tetto evita la portanza nel posteriore, ma il gruppo ottico sagomato influisce a tenere i flussi dell’aria ben attaccati al corpo vettura. Insomma c’è un di più che non è solo stilistico”.

OmniAuto.it: Lavora a stretto contatto con gli aerodinamici Toyota?
Roberto Falasca: “L’aspetto aerodinamico delle vetture è molto complicato. Ci sono dei piccoli dettagli, come gli specchietti retrovisori, condizionano i flussi e le forme: potevamo sceglierne una versione molto generosa, ben fatta, però ho voluto cambiare. E così abbiamo lavorato su una soluzione che premia l’efficienza aerodinamica. Si è trasformato in un piccolo flap che contiene la mini-telecamera controllabile dallo schermo di bordo. Sta cambiando il modo di guidare: la gente sta imparando a interagire con i nuovi strumenti. Solo dieci anni fa poteva sembrare fantascienza. Dallo specchietto, quindi, traiamo un vantaggio aerodinamico anziché avere dei problemi. Mi sembra evidente che non stiamo operando nel campo puro dello stile, ma crediamo di lanciare temi che gli ingegneri potranno approfondire”.

OmniAuto.it: L’idea dei fari con funzione aerodinamica com’è nata?
Roberto Falasca: “I volumi della C-HR mi hanno permesso di sperimentare il gruppo ottico che diventa una sorta di imbuto dove si incanala l’aria. C’è un’armonia delle forme per cui certi elementi non convenzionali non danno fastidio da vedersi”.

OmniAuto.it: Sta offrendo una nuova visione di crossover…
Roberto Falasca: “Ci sono tre vetture che hanno influito su questo progetto: la prima è la GT86, una vettura che è un po’ fun, ed esprime il divertimento alla guida. E poi aggiungerei RAV4 e Prius. Partendo da queste tre pietre miliari degli ultimi anni di Toyota diventa facile spiegare il nuovo concetto e dove vogliamo andare”.

OmniAuto.it: Il diamante dovrà illuminare il futuro degli stilemi Toyota?
Roberto Falasca: “Sì, nel segmento C dove c’è un mercato in espansione grazie ai crossover, senza considerare le macchine più tradizionali. Da parte nostra c’è anche il tentativo di influenzare il futuro di Toyota”.

OmniAuto.it: Il crossover ibrido detterà forme nuove?
Roberto Falasca: “Sì, soprattutto in città: mi riferisco all’urban life style. La C-HR è più alta delle altre vetture, ma non molto. Dà la sensazione di dominio, controllabilità e sicurezza senza andare verso i SUV che sono ingombranti e pesanti, per cui vanno nella direzione opposta all’efficienza dell’ibrido. L’idea è di limitare al massimo il peso minimo. Abbiamo ridotto le masse sugli angoli. C’è stato uno studio aprofindito e ci abbiamo aggiunto qualche vezzo stilistico”.

OmniAuto.it: Chi ha preso questa direzione?
Roberto Falasca: “Il presidente Toyoda. Basti vedere come ha voluto insistere nella partecipazione al Campionato Mondiale Endurance con la TS040 Hybrid: se l’ibrido è vincente nelle corse è segno che rappresenta l’espressione migliore dell’efficienza applicata ad un prodotto automobilistico”.

OmniAuto.it: Cosa le ispira il prototipo per Le Mans?
Roberto Falasca: “Lo stile non è il soggetto, perché ci sono dei vincoli legati ai regolamenti. Però ci vedo il lavoro che c’è dietro. Molte volte, con le macchine di serie si ha la percezione di comprare solo un elettrodomestico, una “lavatrice”. Nella TS040, invece, si vede la mano dell’uomo”.

OmniAuto.it: L’automobile, quindi, si sta trasformando in un elettrodomestico?
Roberto Falasca: “La Ts040 quando corre si sporca e ha delle imperfezioni. Nel prodotto di serie tutto è asettico, perfetto. Credo sia fondamentale investire sull’uomo. Ora sta parlanco con un uomo non con una macchina”.

OmniAuto.it: L’uomo al centro della ricerca. L’innovazione non si fa al computer?
Roberto Falasca: “È il mio modo di vedere le cose: le macchine fanno il 95% del lavoro, ma il 5% che resta all’uomo fa cambiare le cose. Bisogna puntare all’eccellenza. Basta solo un 5% per modificare ciò che ci circonda”.

OmniAuto.it: Vuole dire che le automobili saranno un po’ meno influenzate dal computer?
Roberto Falasca: “Sì, il presidente Toyoda ci ha detto che vuole riportare la passione e l’emozione nel guidare le nostre vetture. Lui è un grande appassionato. E il suo modo di pensare sta influendo nelle dinamiche dell’azienda”.

OmniAuto.it: Si può pensare, quindi, che con la fantasia dell’uomo si possa reinventare il concetto di automobile utilizzando più accessori con funzioni multiple?
Roberto Falasca: “Ne sono certo. Su questa piattaforma, per esempio, abbiamo abbassato molto il baricentro. Chi guida ha più visibilità, il motore è più basso e più largo. L’efficienza viene cercata in tutti gli aspetti della vettura. Certo dovremo fare i conti con i nuovi limiti del pedestrian impact che sono vincolanti. Ma è bello essere in un’azienda che riporta l’uomo al centro, e ripropone la passione”.

OmniAuto.it: Stupisce che il cambiamento arrivi da un Costruttore giapponese che ha fatto del kaizen una degli aspetti fondamentali della sua crescita?
Roberto Falasca: “Mi auguro che si esca dalla fase di… calma piatta. A mio parere è finita l’epoca del copia e incolla. In Toyota c’è una ventata di ossigeno che potrà far parlare di noi. Il cambiamento è in atto. Tutto ciò che faremo sarà mai visto”.

OmniAuto.it: Essere uno stilista che lavora per il più grande Costruttore del mondo crea una certa pressione o è una responsabilità che non sente?
Roberto Falasca: “Professionalmente no. Però pensandoci, mi dà una spinta in più. Per cui tutto può diventare possibile. Bisogna stare attenti, però, a non montarsi la testa. L’aspetto positivo di Toyota è che sono sempre con i piedi per terra”.

OmniAuto.it: Cosa vuole dire lavorare al Centro Stile di Nizza?
Roberto Falasca: “Avere un costante confronto con persone di culture molto diverse. A Nizza sono rappresentate quattordici nazionalità, per cui convivo con molteplici concetti che aprono alla visione globale del mondo”.

OmniAuto.it: Quante persone lavorano nel Centro Stile?
Roberto Falasca: “Siamo 34 persone e stilisti siamo 18”.

OmniAuto.it: Si disegna in CFD o si sgorbiano ancora i modelli?
Roberto Falasca: “Io preferisco la realizzazione reale, visiva. Sento l’aspetto del taglio da sarto. Ho bisogno della morfologia di quella che sarà una scultura. E la cosa mi esalta. Lavoro sul computer ma fino ad un certo punto. La bellezza dei passaggi di luce o un raggio che da piccolo diventa grande sono difficili da vedere al computer. Le trasformazioni di volumi che si intersecano sono complicate: le transizioni vanno vista sul manufatto. Non ci sono più le vetture di una volta, come la Fiat 124 che erano dei cubi, oggi abbiamo una ricchezza scultorea viaggiante”.

OmniAuto.it: I passaggi di luce sono frutto di studi specifici?
Roberto Falasca: “Ma certo, i passaggi di luce esprimono la qualità del progetto. Non c’è solo la plastica di una vettura. L’affinamento della carrozzeria è frutto dei passaggi di luce. Sono sottigliezze che sembrano impercettibili ma sono importanti. Valentino Garavani fa un solo vestito, poi c’è il pret a porter…”.

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Tag: Interviste , Toyota , parigi


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