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Retrospettive

pubblicato il 21 settembre 2014

Luca Cordero di Montezemolo, una vita al comando

Dalla F1 al calcio, dall'editoria all'industria, le “mille vite” di un Presidente (e non solo...)

Luca Cordero di Montezemolo, una vita al comando
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I più giovani lo associano alla Ferrari, di cui è stato Presidente dal 1991 al 2014 e ammistratore delegato fino al 2006. I più anziani se lo ricordano pilota endurance e rally; roba anni '60 e '70. Per tutti, in Italia e non solo, il nome di Luca Cordero di Montezemolo è tra i più influenti del nostro Paese, oltre che tra i più chiacchierati. Prima per il gossip più spinto (e soprattutto mai dimostrato) che lo vorrebbe parente molto stretto dell'Avvocato Gianni Agnelli, poi per il legame con la giornalista Barbara Parodi Delfino, seguito da quello con l'attrice Edwige Fenech e da quello con Ludovica Andreoni, sua attuale moglie. Il suo nome lo si è letto su tutte le prime pagine di pochi giorni fa per l'addio alla Ferrari - consensuale secondo la versione ufficiale, burrascoso secondo i soliti ben informati - comunicato nel corso di una conferenza stampa tenuta insiema a Sergio Marchionne. Una brutta botta per chiunque, ma non per uno come lui, che ancor prima dell'addio a Maranello veniva dato al timone della nascente Alitalia by Etihad (senza contare la liquidazione di 27 milioni di euro...).

I trionfi con Niki Lauda negli anni '60 e '70 e le P.R. in FIAT

Tralasciando la fase degli studi e quella di pilota, Luca Cordero di Montezemolo diventa famoso nel 1973 quando entra in Ferrari, dopo che questa diventa parte del Gruppo Fiat (1969). Il suo ruolo è di direttore sportivo della squadra corse: se si pensa quanto fossero importanti, quasi vitali, le competizioni per Enzo Ferrari, si intuisce il valore dell'incarico affidato all'allora ventiseienne Montezemolo. I risultati parlano da soli: tra il 1975 e il 1977, la Ferrari porta a casa tre titoli mondiali costruttori e due piloti con Lauda; anche il pilota austriaco avrebbe potuto fare tripletta, se solo non ci fosse stato l'incidente con rogo al Nürburgring del 1976 e il ritiro nel bagnatissimo GP del Fuji, che regalò l'alloro iridato a James Hunt su McLaren. Una storia nota agli appassonati, portata alla conoscenza di tutti dal film Rush di Ron Howard del 2013. Ok, una corazzata come la Ferrari di quegli anni, condotta dal pilota forse non più veloce ma senza dubbio più intelligente avrebbe vinto “da sola”, ma Montezemolo era al timone delle operazioni e questa è storia. Nello stesso anno in cui lascia la Squadra Corse Ferrari, nel 1977, diventa responsabile delle relazioni esterne della Fiat (di cui sarà presidente dal 2004 al 2010) e presidente della Sisport Fiat, la società polisportiva che faceva capo all'azienda torinese e che spaziava fra numerose discipline sportive, tra cui basket, pallavolo e rugby. Prima di tornare in Ferrari, l'eclettico manager/imprenditore figlio di Massimo Cordero e di Clotilde Neri è amministratore delegato della cordata editoriale che controlla, tra gli altri, il quotidiano La Stampa; è a.d. della Cinzano International e comanda le operazioni per la partecipazione dell'imbarcazione Azzurra all'America's Cup. Non solo: dal 1986 al 1990 Montezemolo è il direttore generale del comitato organizzatore di Italia '90 (Coppa del Mondo di Calcio), nel 1990 viene nominato vicepresidente esecutivo della Juventus F.C. e, tra il 1990 e 1992, è a.d. di RCS Video. Da non dimenticare, tra gli altri numerosi incarichi e iniziative meno note, ma sempre di grande prestigio, la presidenza degli industriali di Modena, la presidenza di Confindustria e la fondazione di Italia Futura, il think tank (altrimenti detto associazione di imprenditori, intellettuali e personalità di spicco in generale) che si propone di suggerire soluzioni che migliorino l'Italia. È stato inoltre presidente della Maserati, della Fiera di Bologna e della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (Luiss), oltre ad aver fatto parte del c.d.a. di PPR (Pinault/Printemps Redoute), di Tod's, di Indesit Company, di Campari e del Bologna Calcio.

I 23 anni in Ferrari

Nel 1991 la Ferrari di Formula 1 si sta leccando le ferite per la cocente delusione patita con Alain Prost, ingaggiato per riportare il titolo a Maranello ma allontanato – cacciato – prima della fine della stagione per aver definito la monoposto del Cavallino un camion. Si riparte da zero, anche perché prima ancora di Prost viene allontanato il direttore sportivo Cesare Fiorio. Nel 1991 arriva Montezemolo, che nel 1993 ingaggia Jean Todt, l'attuale presidente della FIA: l'obiettivo, ancora una volta, è quello di riportare il Cavallino dove “deve” essere: davanti a tutti. E nel giro di pochi anni. L'obiettivo viene raggiunto, ma non prima del 2000. In mezzo, le rivoluzioni tecniche e umane si sprecano, ma dal 1996 la situazione inizia a stabilizzarsi con l'arrivo di Michael Schumacher, (qui le ultimenotizie sul suo stato di salute) che convince Todt e Montezemolo a ricreargli attorno il pool di persone – a partire da Ross Brawn e Rory Byrne - che gli hanno permesso di conquistare due mondiali nel 1994 e nel 1995 con la Benetton. Nel 1996 il pilota tedesco conquista tre Gran Premi, mentre nel 1997 si arriva all'ultima gara di Jerez con Schumacher e Jacques Villeneuve in lizza per il titolo; la famosissima ruotata al canadese rimanda ancora l'appuntamento con la vittoria. Il 1998 e il 1999 sono dominati dalla McLaren di Mika Hakkinen (chissà cosa sarebbe successo, però, senza l'incidente di Silverstone che costrinse Schumacher a saltare alcune gare...) e nel 2000, 21 anni dopo Jody Schekter, riporta il titolo mondiale in Casa Ferrari. La striscia di trionfi si interrompe nel 2004, dopo cinque mondiali di fila e una miriade di record stracciati. Dopo il bienno Alonso-Renault nel 2005 e nel 2006, nel 2007 la Ferrari è di nuovo Campione del Mondo con Kimi Raikkonen, mentre nel 2008-2010-2012 e 2013 non si va oltre il secondo posto con Massa e Alonso. E poi c'è questo 2014, una delle peggiori stagioni degli ultimi 15 anni, che ha contribuito alla “rivoluzione” voluta prima di tutto da Marchionne e che ha portato prima alla sostituzione di Domenicali con Mattiacci, poi di Motezemolo con lo stesso Marchionne. In attesa e nella speranza di una rinascita già nel 2015.

Montezemolo lascia una Ferrari che scoppia di salute

Se le vicende sportive sono altalenanti, quelle industriali, seppur di nicchia, sono sempre spumeggianti e in costante crescita: nei primi sei mesi del 2014, è stato registrato un fatturato di 1348,6 milioni di euro (+14,5% rispetto allo stesso periodo del 2013) e l’utile della gestione ordinaria ha toccato i 185 milioni di euro (+5,2%). Si tratta di valori che la Ferrari non aveva mai ottenuto nella sua storia durante il primo semestre dell’anno. Numeri impressionanti, per un'azienda così piccola (in relazione ai giganti dell'auto), ma che testimoniano quanto la direzione impressa da Montezemolo, Felisa e a cascata da tutti i loro uomini sia azzeccata: sì all'allargamento della gamma (California, ora California T), sì a prodotti pensati per i mercati americano e orientale (FF), no a “tradimenti” della storia come sarebbe un SUV, no a una spinta eccessiva per incrementare i volumi di vendita a scapito della redditività su ogni auto venduta.

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Tag: Retrospettive , Ferrari , VIP , piloti


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