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Retrospettive

pubblicato il 14 settembre 2014

Abarth, 65 anni di passione

Da officina di preparazione a costruttore, ecco la storia dello Scorpione

Abarth, 65 anni di passione
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Un confronto immediato: quello che per i tedeschi è il Maggiolino (Käfer per i tedeschi) e per gli inglesi la MINI, per noi italiani è la Fiat 500. C'è poi una che è più... simbolica delle altre: la Abarth. Ma che cos'è Abarth? Anzi, chi era Abarth? Già, perché se anche i più giovani, ormai, conoscono il marchio “post-2007”, ovvero quella rinata con la Grande Punto e tornata allo splendore con la 500 nel 2008, forse non tutti sanno qual è la storia che c'è dietro a questo nome molto tedesco ma assolutamente italiano per radici e vissuto. Innanzitutto, Abarth è il cognome di Karl, il profeta del tuning nato a Vienna, che si è inventato le piccole selvagge su base Fiat. Il suo nome è legato a una storia di successo senza pari: nel 1949 inizia la propria attività di “manipolazione” anche sulle Alfa Romeo e perfino sulle Ferrari. Quando i tuner tedeschi oggi famosi dovevano ancora nascere, Karl faceva sognare i ragazzi degli anni '50-'60-'70 con elaborazioni tutte carburatori, marmitte, filtri e assetti. Il suo simbolo celebrato: uno scorpione sullo stemma, per un amore alla prima puntura. Un logo sempre più famoso, che per il momento sfoggiano solo pochi modelli, ma che in un futuro non molto lontano potrebbe comparire anche sul muso della 124.

Vincente in pista

Con la sua piccola ma abilissima scuderia, il mago dei CV porta a casa centinaia di vittorie: il colpo di genio è datato 1955, quando la Fiat 600 viene rivista da cima a fondo e si reincarna 750 GT. Una vera e propria arma letale con cui Abarth alza l'asticella delle auto elaborate: sono suoi vari record velocistici a Monza e alla Mille Miglia. Altro successo strepitoso è quello ottenuto con la già citata 500, dotata di un impianto di scarico Abarth e di carburatori Weber e poi, via via, di modifiche sempre più sostanziali. Un mostro tanto piccolo quanto cattivo. L'abilità non è solo tecnica, bensì anche manageriale: lo dimostra la firma con l'allora amministratore delegato della Fiat - Vittorio Valletta - di un accordo in base al quale ogni record o vittoria ottenuti da una Fiat rivisitata sarebbero stati ricompensati dalla con un premio in denaro. Saranno parecchi, per la felicità di entrambe le parti, i soldi che la Casa torinese riverserà nelle casse dello Scorpione, grazie alle vittorie a ripetizione del marchio negli anni Sessanta. Una passione, quella per le corse, maturata come pilota, ancor prima che come elaboratore: a 16 anni entra nelle officine della Castagna & C. e della Degan, che fabbricava telai per motociclette. Da qui alle gare in moto il passaggio è breve, per un talentuoso e appassionatissimo, che non solo porta a casa qualche trofeo, ma si elabora personalmente i mezzi da competizione fino ad arrivare a costruirsi, verso la fine degli anni '20, la sua prima motocicletta con motore 250cc monocilindrico a 2 tempi. Il sogno si infrange però nella gara Vienna-Innsbruck, durante la quale si infortuna a un ginocchio e, di conseguenza, si vede costretto a rinunciare per un po' di tempo alla carriera. Un discorso che riprende a distanza di qualche anno con i sidecar. Ma gli anni passano e il mondo si prepara a un nuovo conflitto, la Seconda Guerra Mondiale: dopo vari spostamenti fra Austria, Italia e Slovenia, Karl si ferma definitivamente nel nostro Paese al termine del secondo conflitto mondiale.

Dalla Porsche all'Abarth

Nel 1945 deve ripartire da zero. Decide dunque di scrivere all'amico Ferry Porsche al quale offre la propria collaborazione: Porsche risponde e Karl entra nel gruppo di lavoro incaricato di gestire il progetto sportivo della Cisitalia. L'avventura fu breve – poco più di due anni – ma gli permise di conoscere, tra gli altri, Rudolf Hruska (ingegnere che lega il suo nome soprattutto al mitico Maggiolino), Piero Taruffi (pilota) e Tazio Nuvolari (non ha bisogno di presentazioni). Non solo, come saldo economico per il lavoro prestato ottenne le automobili utilizzate dal reparto corse, oltre a ricambi e materiale vario: si nasconde qui la fortuna industriale della futura Abarth & C.. Insieme al pilota Guido Scagliarini, nel 1949 decide di aprire l'azienda che porta il suo nome, scegliendo come simbolo proprio il suo segno zodiacale, lo scorpione. La ditta, come recita la ragione sociale è dedita a: “Produzione di automobili e componenti per macchine sportive e da corsa, nonché modifiche, assistenza...”. Valori mai disattesi e ancora attuali, portati oggi avanti da circa cento addetti nella storica ma rinnovata sede «officine Abarth» di corso Marche a Torino.

Dalle corse alla strada

In pista vince con piloti come Nuvolari, Bonetto, Cortese. Su strada, l'intuito imprenditoriale si traduce in kit di elaborazione, che regalano cavalli e potenza “canora” alle vetture di serie. Fra tutte, l'invenzione che fece la fortuna dell'Abarth & C. è senza dubbio l'impianto di scarico. Non mancano tuttavia, nel catalogo prodotti, pompe acqua, gruppi collettori, modifiche per il cambio... Il circolo è virtuoso: le vittorie alimentano il mercato e il fatturato derivante dalla vendita dei prodotti aumenta le risorse economiche da investire nelle competizioni. Nel 1951 si tiene la presentazione di 204A e 205A. Nel 1952 è invece il turno della 1500, che regala all'azienda di Torino Abarth grande notorietà: carrozzeria coupé, due posti, tre fari nel muso di cui uno centrale.

Una storia in pillole principali

1950 Finita l’era di Tazio Nuvolari, è Cortese con la 204 A a vincere numerose corse.

1956 Sul circuito di Monza, la 750 Abarth infrange 5 record di velocità sulla distanza.

1956 La Abarth & C. cresce ed espone al Salone di Ginevra, accanto a nomi affermati.

1957 La prima 500 Abarth è del 1957, la 695 SS da 38 CV CHE risale al 1966.

1964 Evoluzione della 850, la Fiat 1.000 TC sviluppava 85 CV. Partecipò (vittoriosamente) a numerose gare.

1971 Non solo Fiat: di tutte le Autobianchi A112, la versione Abarth è ancora oggi la più desiderata.

1971 Sono tre gli allori mondiali per la Fiat 131 Rally del 1971: ’77-’78 (Alen) e ’80 (Röhrl).

1971 Karl Abarth cede la propria azienda alla Fiat.

1972 La 124 Rally, pensata specificamente per le gare era alleggerita e sviluppava da 165 fino a 210 CV.

1983 Abarth è morto da 4 anni e l’azienda è gestita dalla Fiat, che nel 1983 lancia la Ritmo Abarth. Senza ripetere i successi del passato.

2007 Dopo un lungo oblio, nel 2007 c'è finalmente il ritorno ufficiale del marchio dello scorpione. Il 13 ottobre di sette anni fa, nelle 32 nuove concessionarie italiane Abarth, è stata svelata la Grande Punto da 155 CV.

2014 Abarth compie 65 anni e per celbrare il compleanno festeggia in Inghilterra con la 500 Track Package.

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Tag: Retrospettive , Abarth , auto europee


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