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pubblicato il 8 settembre 2014

Controsenso ciclabile, ecco perché non si dice "bici contromano"

Vi spieghiamo cosa significa e che senso ha uno degli argomenti più caldi del momento

Controsenso ciclabile, ecco perché non si dice "bici contromano"

Senso unico eccetto bici, controsenso ciclabile, contromano ciclabile. Che siate automobilisti o automobilisti/ciclisti ne avrete sicuramente sentito parlare perché è uno degli argomenti più caldi dell’estate e continua a generare polemiche visto che in Parlamento si lavora al nuovo Codice della Strada. Sull’argomento però c’è molta confusione. Ad esempio l’espressione “bici contromano” che sta circolando sui giornali è fuorviante perché il termine “contromano” significa andare “dalla parte della strada opposta alla corsia normale o regolare per il traffico in un determinato senso” ovvero “andare a sinistra” e nessuno l’ha mai proposto. Prima di dichiararsi favorevoli o contrari al senso unico eccetto bici, che il Ministro Lupi ha bocciato mentre molti Comuni lo chiedono citando l’esempio estero, bisogna capire di che cosa si tratta. Facciamo chiarezza cogliendo l’occasione della settimana Europea della mobilità in programma dal 16 al 22 settembre.

Senso unico eccetto bici, che cos’è

In inglese si dice bicycle contraflow, in italiano senso unico eccetto bici. Vuol dire che i ciclisti possono transitare in entrambi i sensi su strade a senso unico, ma solo in determinati contesti urbani e con apposita segnaletica. Si tratta di un cartello integrativo che specifica l'esclusione delle biciclette dal divieto (ad esempio si trova sotto un cartello di senso unico o di divieto d’accesso). Non servirebbe nemmeno una vera e propria pista ciclabile, la norma che ancora non c’è potrebbe stabilire nella sua formulazione che basta il cartello e che non serve neanche una segnaletica orizzontale. Ma è tutto da vedere. Quest’aspetto nello specifico deve stabilirlo il legislatore, quello che si chiede è che il controsenso ciclabile sia consentito in strade cittadine dove ci sono le condizioni che lo permettono: basso traffico, zone 30 km/h, strade sufficientemente larghe per consentire una circolazione sicura per tutti… Indispensabile è una segnaletica adeguata perché se un’auto, ad esempio, imbocca un controsenso ciclabile deve essere consapevole che per effettuare un sorpasso non basta che ci sia sufficiente spazio sulla sinistra in quanto da quella direzione potrebbe arrivare una bici. Lo scopo del senso unico eccetto bici è inserire nel CdS una nuova regola per incentivare la mobilità in bicicletta rendendo più sicure e meno trafficate le zone urbane.

Controsenso ciclabile, “un pastrocchio all’italiana”

Il controsenso ciclabile non è un argomento “facile”. Due anni fa il ministero dei Trasporti (sotto il governo Monti) ha espresso un parere favorevole alla circolazione in bici nei due sensi di marcia nelle strade a senso unico, ma è solo un parere a cui ora il Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi (governo Renzi) ha messo un freno. Quello che accade di fatto è che alcuni Comuni hanno adottato negli anni delle politiche di mobilità cittadina che incentivano l’uso della bici e che parecchi ciclisti si muovono in situazioni di controsenso perché la tendenza di chi pedala è di utilizzare il percorso più breve e veloce. Forse vi sarà capitato di vedere ciclisti nella corsia preferenziale di autobus e taxi controsenso, ma il vigile potrebbe multarli.

Bici in controsenso: c’è la multa?

Il capitolo sanzioni merita una nota a parte perché è fondamentale specificare che oggi chi va in bici “contromano” può essere multato. Proprio quest’estate ha fatto discutere il caso di un 31enne di Pescara che, dopo aver percorso in sella pochi metri contromano, è stato fermato dalla polizia locale che lo ha sanzionato per un importo di 242 euro. Tutti, anche i ciclisti, devono rispettare il Codice della strada, che attualente non consente il senso unico eccetto bici.

“Si apra un tavolo di confronto”

Proprio per evitare multe ed incrementare la sicurezza stradale si parla di nuove regole. “Invito tutti a ragionare sui numeri e sui dati di fatto - ha detto ad OmniAuto.it Giulietta Pagliaccio, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab) -. Per aumentare la sicurezza di ogni utente della strada e ridurre il traffico occorre pensare in termini scientifici, agendo sul primo elemento di insicurezza e causa di incidenti: la velocità. Noi siamo disposti al dialogo e ci auguriamo un confronto con il Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, sulla base di numeri e di esperienze consolidate in Italia”. Proprio questo fine settimana il Ministro Lupi ha ribadito il suo NO al controsenso ciclabile alimentando il dibattito. Ci sono Comuni faverevoli e Comuni contrari, automobilisti favorevoli e automobilisti contrari… e poi ci sono i ciclisti che, tramite le molte associazioni, chiedono di cambiare le regole e che siano chiare una volta per tutte a livello nazionale.

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Tag: Attualità , codice della strada , sicurezza stradale , bici


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