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pubblicato il 2 settembre 2014

Uber perde in Germania, app bloccata (per ora)

Per il tribunale di Francoforte non risponde alla legge. Si attendono ricadute anche in Italia

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Uber bloccata. La app in Germania non si può più usare (almeno per ora). Lo ha stabilito il tribunale di Francoforte che con una sentenza ha messo un punto e a capo nella controversa vicenda che dura ormai da mesi. Già il tribunale di Berlino aveva temporaneamente vietato l’uso dell’app che prenota autisti, ma ora l’azienda californiana - che aveva da poco annunciato piani di espansione in Germania - deve fare un passo indietro. “Uber non risponde alle leggi tedesche”, hanno detto i giudici e le ricadute - come è facile immaginare - varcheranno i confini, perché Uber è argomento molto dibattuto anche in altri paesi d’Europa, Italia compresa.

Perché Uber non è più legale in Germania

I giudici di Francoforte hanno vietato l’uso di Uber perché l’azienda applicherebbe tariffe troppo basse rispetto a quelle di mercato, non disponendo inoltre delle licenze che invece devono avere i tassisti. In pratica è stata data ragione alla Taxi Deutschland, un’associazione di categoria che ha fatto causa ad Uber. Anche loro offrono le prenotazioni dei taxi tramite app, ma hanno le licenze commerciali rilasciate dalle autorità locali. Un tema molto caldo che ha sollevato le proteste anche in Italia (ricordiamo il caso di Milano).

Cosa succederà adesso

Le ricadute di questa sentenza sono, almeno in parte, prevedibili. Innanzitutto, per restare in Germania, Uber è già pronta al ricorso ed ha confermato che proseguirà il servizio fino a quando potrà. Quella che manca infatti, come nel resto dei paesi d’Europa, è una regolamentazione definitiva ad hoc. Senza una legge specifica non vige vincolo definitivo e l’azienda americana da 18,2 miliardi di dollari (con alle spalle giganti come Google e Goldman Sachs) vuole andare avanti. In Italia a luglio il Garante per la concorrenza si è pronunciato con favore verso Uber, ma la sentenza tedesca potrebbe risvegliare la protesta dei tassisti. Quello che è certo è che anche nel nostro Paese la legge deve essere rivista ed il tavolo tecnico aperto dal governo Renzi dovrebbe arrivare a decisioni piuttosto rapide perché le ripercussioni economiche della vicenda potrebbero essere pesanti. Uber si è recentemente rafforzata con tre importanti accordi (TripAdvisor, Sabre e United Airlines), i taxi invece continuano a lamentare sempre meno lavoro. Una riforma che metta tutti nella giusta posizione di concorrenza ci vuole, e al più presto.

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Tag: Attualità , car sharing


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