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pubblicato il 5 agosto 2014

Cloni cinesi di auto famose, una storia senza fine

Continua l'ondata di vetture "fotocopia" fatte in Cina, fra duplicati ufficiali e imitazioni non autorizzate

Cloni cinesi di auto famose, una storia senza fine
Galleria fotografica - Vetture "fotocopia" e cloni non autorizzati di auto famoseGalleria fotografica - Vetture "fotocopia" e cloni non autorizzati di auto famose
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La recente vicenda della Landwind X7, un clone della Range Rover Evoque nel quale viene imitata perfino la scritta sul cofano, ha riportato di attualità le vicende dell'industria automobilistica cinese, partita molto spesso con la copia di vetture orientali e occidentali, secondo un'usanza che sembra non essere ancora finita. I grandi Costruttori europei presi di mira da questi veri e propri plagi industriali sono spesso ricorsi alle vie legali, ma questo pare non aver eliminato un problema che persiste in molti altri settori nel commercio di prodotti cinesi.

Le copie autorizzate per la vendita delle catene di montaggio

L'industria automobilistica cinese è spesso nata attraverso accordi con esistenti società europee, giapponesi o statunitensi, che hanno dovuto costruire fabbriche sul territorio per le leggi sull'importazione. Questo ha portato alla realizzazione di vetture nate inizialmente su vecchi pianali -ad esempio, quello, molto diffuso, della Citroen ZX- che in qualche modo erano dei cloni autorizzati, fino alla creazione di curiose vetture, come la Peugeot 408 world car realizzata insieme alla cinese Dong Feng che riprende molti elementi dalla precedente 308 e da altre vetture del gruppo. Vetture "già viste", con qualche licenza, sono anche quelle nate da linee di produzione dismesse e rivendute completamente ad aziende cinesi: l'elenco è molto lungo, e parte ad esempio dalle ormai "storiche" Rover 75 (diventate Roewe 750 per la proprietà del marchio di Ford), passando per le catene produttive delle Saab 9-3 e 9-5 vendute alla cinese BAIC. E ci sono anche parecchie italiane: diversi pianali, come quelli di Lancia Lybra e Fiat Multipla, sono stati venduti alla cinese Zotye, mentre diversi pianali Alfa Romeo sono stati ceduti a Guangzhou, tra cui quelle dell'Alfa Romeo 166, che, con un radicale cambio di carrozzeria ma con una meccanica praticamente uguale, è diventata in Cina la grande berlina Chuan Qi.

I cloni non ufficiali: bassa qualità e prezzo da discount

Ci sono però dei casi conclamati di "copia non autorizzata", nata a volte da un parziale arrivo di tecnologia da altre case, a volte semplicemente da un'attività di parziale o totale "clonazione". Tanti i casi celebri: la Chery QQ, ad esempio, vettura di successo che riprendeva le forme della prima Daewoo Matiz, per arrivare alle note vicende dei cloni di Fiat Panda (Great Wall Peri), smar fortwo (Shuanguan Bubble anche a 4 posti) e BMW X5 (Shuanguan CEO), con relativi strascichi legali al livello internazionale, che non hanno comunque impedito la vendita regolare di queste vetture nel mercato interno. La somiglianza riguarda solo la "superficie" esterna, con una qualità generale molto inferiore rispetto alle originali, ma anche con un costo decisamente più basso: per la "Land Wind" si parla di un prezzo al cambio di 14.500 euro, vale a dire quattro volte di meno rispetto alla Evoque assemblata in Cina. Insomma: il cliente ottiene "immagine" spendendo molto di meno. Difficile intentare cause legali, anche per l'accezione molto blanda del concetto di copyright a livello di legislazione cinese, che prende spunti perfino dal concetto "culturale" di imitazione come "omaggio". Alla fine di tutto, in ogni caso, si tratta di un prodotto di mercato: forse si potranno ottenere dei profitti immediati, ma più il mercato si evolverà, più sarà la qualità a vincere. E già tra gli acquirenti cinesi si vedono i primi effetti, con i clienti alla seconda o terza automobile che ormai desiderano auto uguali a quelle vendute nel resto dei mercati "evoluti".

Autore: Sergio Chierici

Tag: Curiosità


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