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pubblicato il 30 luglio 2014

Quante tasse paghiamo usando l’automobile?

Ben 70,5 miliardi di euro, nel 2013: gli italiani spendono sempre meno soldi per comprare auto, ma la pressione fiscale aumenta costantemente

Quante tasse paghiamo usando l’automobile?

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori. Ma anche di risparmiatori e… contribuenti. Già, perché il fatto di essere “più formiche che cicale” ci è tornato utile in questi anni di crisi, così come è servito alle casse dello Stato per non rimanere del tutto vuote. In particolar modo analizzando il prelievo fiscale di tutta la filiera dell’automobile. I numeri diffusi dall’Anfia parlano di entrate pari a 70,5 miliardi di euro nel 2013 con un incremento del 6.3% delle entrate per il fisco nonostante le vendite di auto nuove siano calate del 39.8%. Il contributo del mondo dell’auto, in percentuale, è il 16.5% del gettito complessivo dello Stato, oltre che il 4.5% sull’intero PIL italiano (contro una media europea del 3.2%).

Meno soldi, più tasse

Nel 2013 il totale delle entrate tributarie nazionali è cresciuto dello 0.6% rispetto al 2012, grazie all’incremento delle imposte dirette (+1,9%) e alla diminuzione delle imposte indirette, quelle legate ai consumi (-1%). Il gettito proveniente dal settore automotive, invece, secondo le stime dell’Anfia è sceso del 2,7%, mantenendo una quota percentuale sul gettito complessivo 16,5%. Roberto Vavassori, Presidente di Anfia, sottolinea come “negli ultimi 5 anni il gettito IPT e IVA derivante dall’acquisto degli autoveicoli è calato del 30,2% a causa del forte ridimensionamento dei volumi di nuove immatricolazioni (-39,8%), mentre, al contrario, il gettito derivante da possesso (bollo auto) e utilizzo dei mezzi, è cresciuto rispettivamente del 4,6% e del 13,2%”. Gli italiani dunque hanno perso in capacità d’acquisto, a fronte di una superiore pressione fiscale: il mercato dell’auto si è contratto, con conseguenze a livello industriale e sull’età media (quindi sulla sicurezza e sull’inquinamento) del parco circolante.

Un po’ di soluzioni

Fra i suggeriemnti utili a rilanciare la domanda nel settore della mobilità in generale, Anfia ne ricorda alcuni, fatti nell’ambito della Consulta Automotive, e poi ci sono altre proposte di legge in materia che vanno nella direzione di una fiscalità più equa. Come la riduzione - introdotta prima con la “Legge Fornero” e poi con la “Legge di Stabilità 2013”- della deducibilità delle auto aziendali dal 40% al 20%, che in ambito UE arriva fino al 100% e che in Italia resta molto più bassa che in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. C’è poi il superbollo, una misura che ha contribuito a deprimere un mercato già in difficoltà, e che quindi andrebbe abolito per far riprendere le vendite, aiutando l’occupazione per il segmento auto interessato, con una probabile influenza positiva sugli altri segmenti di mercato e un incremento del gettito impositivo. Sul fronte delle assicurazioni, restano da approvare i provvedimenti di attuazione derivanti dalle misure sulle liberalizzazioni varate nel 2012 (DDLL n. 1 e n. 179 del 2012) con riferimento al settore assicurativo. Infine, c’è da ricordare che il Codice della Strada stabilisce che almeno il 50% dei proventi delle multe incassate dagli enti locali venga utilizzato per migliorare la sicurezza, investendo il 25% nella manutenzione stradale, il 12,5% nella segnaletica e il 12,5% nei controlli sulle strade. Non esistendo, tuttavia, un sistema di verifica di questi investimenti, che gli enti locali dovrebbero mettere annualmente a bilancio, lo sforzo dei produttori per accrescere gli standard di sicurezza dei veicoli, e ridurre l’incidentalità e la mortalità sulle strade, viene spesso vanificato dalle condizioni delle infrastrutture stradali italiane, ancora al di sotto degli standard europei di sicurezza.

Benzina, IVA, bollo: ecco dove paghiamo di più

In dettaglio, la ripartizione del prelievo calcolata sui diversi momenti impositivi del “ciclo di vita contributivo” degli autoveicoli. Al primo posto, resta la quota di tassazione derivante dall’utilizzo dell’autoveicolo nel corso dell’anno, pari all’82,2% del gettito complessivo proveniente dal comparto per un valore di 58 miliardi di Euro (-2,6% rispetto al 2012, in cui valeva 59,5 miliardi). Questa lieve flessione si spiega in buona parte con la riduzione dei consumi di benzina e gasolio (-4,8% e -2,7% rispettivamente, per un totale di circa 1.000 milioni di litri di carburanti in meno rispetto al 2012) e anche dei relativi prezzi medi finali (-2,1% e 2,8% rispettivamente), grazie alla riduzione della componente industriale (-6%) e nonostante l’aumento della componente fiscale (IVA - salita dal 21% al 22% da ottobre 2013 - e accise). Nel 2013, infatti, le imposte sul prezzo medio annuale alla pompa della benzina pesano per il 59% del prezzo totale, due punti in più del 2012, quelle del gasolio pesano per il 55% (vs 53% del 2012), con un aumento delle accise dell’1,6% e dell’1,9% rispettivamente. Al secondo posto, si colloca la quota di contribuzione al momento dell’acquisto dell’autoveicolo, che comprende il versamento dell’IVA e dell’IPT (Imposta Provinciale di Trascrizione), pari al 9,4%, per un totale di 6,61 miliardi di Euro. Questa voce è calata del 3,7% rispetto al 2012, in conseguenza dell’ulteriore contrazione delle immatricolazioni di autovetture nuove nel 2013 (-7%), dopo quella molto pesante del 2012 (-19,8%). Al terzo posto, il possesso dell’autoveicolo rappresenta una quota dell’8,4%: 5,93 miliardi di Euro derivanti dalla tassa di possesso – il “bollo auto” - che segna una flessione dell’1,8% rispetto al 2012 ritornando, così, al gettito del 2011.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , bollo auto , tasse , carburanti


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