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Attualità

pubblicato il 24 luglio 2014

Autostrade, che business!

L’Autorità di regolazione dei trasporti fa emergere diversi aspetti cruciali su pedaggi e concessioni

Autostrade, che business!

Serve una premessa: l’Autorità di regolazione dei trasporti è entrata nella piena operatività dal 15 gennaio 2014. Nel settore autostradale, stabilisce, per le nuove concessioni, sistemi tariffari dei pedaggi basati sul metodo del price cap (una specie di tetto, un prezzo controllato), con revisione quinquennale. L’Autorità definisce inoltre gli schemi di concessione, da inserire nei bandi di gara relativi alla gestione o costruzione, e gli schemi dei bandi relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari autostradali per le nuove concessioni, nonché gli ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali. Solo teoria? Vedremo. Di sicuro, a lasciare il segno è la prima relazione di questa Authority. Che ha in corso due attività di regolazione: la prima per stabilire i sistemi tariffari dei pedaggi; e la seconda per definire lo schema di concessione per la tratta Modena-Brennero dell’A22.

Report alla Camera

A spiegarlo è stato proprio il presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, Andrea Camanzi, illustrando alla Camera il primo rapporto annuale dell'organismo. Anzitutto, le autostrade, assieme ai diritti dei passeggeri ferroviari, alle ferrovie, agli aeroporti e al trasporto pubblico locale, sono uno dei cinque settori su cui si è concentrata l’attività dell’Authority. Camanzi ha spiegato che stabilire i sistemi tariffari dei pedaggi e definire gli ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali vuol dire stimolare la concorrenza per confronto. Per questo, l’Authority ha costituito un database con i dati economici e tecnici disaggregati per tratta e a livello dei singoli concessionari: saranno utilizzati per implementare un modello quantitativo di analisi, per la valutazione dell’efficienza operativa dei singoli concessionari e per il relativo confronto. Sarà possibile così arrivare a definire le funzioni di costi efficienti e gli ambiti ottimali dei servizio su cui basare le misure di regolazione volte a razionalizzare il mercato nel contesto europeo.

Pedaggi, antico problema

Attenzione: le concessionarie autostradali hanno margini operativi elevatissimi. Lo ha detto e scritto Andrea Camanzi: "Il settore è caratterizzato da una elevata e stabile redditività operativa con margini operativi che nel 2012 non sono mai risultati inferiori al 20% per tutti i concessionari, e in alcuni casi prossimi al 60%, e un utile operativo anch’esso mediamente pari al 20%, con concessionari che presentano una redditività assai elevata (superiore al 40%). Unica eccezione è la concessionaria Raccordo Valle D’Aosta Spa che ha presentato un risultato di esercizio negativo nel 2012. Giornalisticamente, si parla di business colossale. Seguendo i numeri di Camanzi, i ricavi sono stati pari a 6,53 miliardi di euro, di cui circa 1,73 miliardi (oltre il 25%) sono stati girati allo Stato tra Iva (596 milioni) e canone Anas (1132 milioni), ovvero il sovrapprezzo sulla tariffa utilizzato dallo Stato per la manutenzione delle reti non a pedaggio. I rimanenti 4,805 miliardi sono andati alle concessionarie. Sentite qui: ogni chilometro di autostrada in Italia permette 1,15 milioni di euro di ricavi all’anno: 300.000 euro allo Stato e 850.000 euro alle concessionarie. Ai ricavi da pedaggio vanno aggiunti i ricavi da subconcessioni e da altre attività che le concessionarie autostradali incassano e di cui una parte (compresa tra il 2% e il 20%) viene girata allo Stato. E ancora: "Si è assistito a un aumento dei ricavi pari al 270%, passando da 2,5 miliardi di euro nel 1993 a 6,5 miliardi nel 2012, con picchi di crescita superiori al 7% nel 2003 e 2010-2011. L’aumento dei ricavi osservato in passato è stato interrotto nel 2012, anno in cui si è registrata una contrazione del 3,17% circa, passando da 6,747 miliardi di euro nel 2011 a 6,533 miliardi del 2012. La diminuzione è, per buona parte, attribuibile alla crisi del traffico autostradale fortemente connessa alla congiuntura economica degli ultimi anni".

Il guaio della formula matematica

Alla base del problema, c’è l’infinità di convenzioni che legano i gestori allo Stato, proprietario della rete autostradale. Inoltre, parecchie di quelle convenzioni ruotano attorno a una complicatissima formula matematica: per determinare i pedaggi, entrano in gioco investimenti, inflazione, incidenti e un fattore "X". Il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e finanziaria, definisce così il "fattore X": "È il fattore percentuale di adeguamento annuale della tariffa determinato all’inizio di ogni periodo regolatorio e costante all’interno di esso, in modo tale che, ipotizzando l’assenza di ulteriori investimenti, per il successivo periodo di regolamentazione il valore attualizzato dei ricavi previsti sia pari al valore attualizzato dei costi ammessi, tenuto conto dell’incremento di efficienza conseguibile dai concessionari e scontando gli importi al tasso di congrua remunerazione". Capito?

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada , autostrade


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