dalla Home

Attualità

pubblicato il 21 luglio 2014

Uber, doppia vittoria a Londra e a Roma

L'app per la ricerca autisti incassa due attestati di legalità nel Regno Unito e dal Garante italiano per la concorrenza

Uber, doppia vittoria a Londra e a Roma
Galleria fotografica - Uber, Uberpop a MilanoGalleria fotografica - Uber, Uberpop a Milano
  • Uber, Uberpop a Milano - anteprima 1
  • Uber, Uberpop a Milano - anteprima 2
  • Uber, Uberpop a Milano - anteprima 3
  • Uber, Uberpop a Milano - anteprima 4
  • Uber, Uberpop a Milano - anteprima 5
  • Uber, Uberpop a Milano - anteprima 6

Doppio colpo di Uber, l’applicazione che mette in contatto driver e clienti. Anzitutto, a Londra, il Transport for London, la società comunale che gestisce il trasporto pubblico a Londra, ha deciso che Uber è legale. E quindi può continuare a operare. Ma perché il Transport for London è stato chiamato a pronunciarsi? Perché da mesi i tassisti londinesi hanno scatenato una “guerra”, si lamentavano del fatto che gli autisti di Uber fossero abusivi, dato che non possiedono la licenza per usare un tassametro (requisito obbligatorio per tutti i tassisti della città) e sfruttano l’applicazione di Uber per ottenere clienti. Il tutto era sfociato in un clamoroso sciopero internazionale, l’11 giugno, con Londra capofila. Magari, sia in Inghilterra sia in Italia e nel resto d’Europa o del mondo, Uber s’insinua con intelligenza fra le pieghe di un Codice della strada vecchio, incompleto, che non si è adeguato ai tempi, alla tecnologia, alle applicazioni per smartphone. Ma non per questo è illegale. È probabile che venga considerato nell’alveo della legalità pure nel resto del Vecchio Continente. A meno che in Italia come altrove, ma questo è ovvio, le regole cambino proprio per mettere i paletti a Uber o ad altre app analoghe: queste, non c’è dubbio, rivoluzionano la mobilità urbana. Un po’ come stanno facendo i car sharing (servizi di auto in condivisione) di Car2go-Smart e Enjoy-Fiat 500.

Quali spiegazioni

Entrando nel merito della decisione del Transport for London, “gli smartphone che trasmettono le informazioni di posizione fra le vetture e il gestore non hanno nessuna connessione fisica con le vetture”, sicché non sono tassametri. E gli autisti di Uber non sono tenuti a possedere nessuna licenza per utilizzarne uno, al contrario dei tassisti. A ogni buon conto, il Transport for London ha sottoposto la propria decisione alle High Court of Justice del Regno Unito, che arriverà dopo la conclusione di sei cause individuali avanzate dal sindacato dei tassisti contro altrettanti autisti di Uber Insomma, la partita non è chiusa, e i tempi si annunciano piuttosto lunghi: entro fine 2014, si dovrebbe avere un quadro più dettagliato della situazione.

Il Garante si pronuncia

Anche in Italia c’è una pesante presa di posizione in favore del servizio di Uber. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Agcm, si è rivolta a Governo e Parlamento nei seguenti termini: per superare gli ostacoli alla competitività, per rafforzare la crescita del Paese, occorre eliminare le distorsioni concorrenziali nel settore degli autoservizi di trasporto pubblico non di linea causate dall’esclusione della disciplina dei taxi e del servizio di Noleggio auto con conducente (Ncc), di cui alla legge 21/1992, dall’àmbito di applicazione delle recenti norme di liberalizzazione. “Al fine di rimuovere tale distorsione necessario abolire gli elementi di discriminazione competitiva tra taxi e Ncc in una prospettiva di piena sostituibilità dei due servizi”.

Quale proposta: le nere come le bianche

Il Garante propone l’abrogazione dell’obbligo della sede e della ricezione delle chiamate in rimessa. Così equiparando le berline nere di Uber alle auto bianche (i taxi). L’Agcm fa parte dalle nuove possibilità offerte dall’innovazione tecnologica: hanno determinato l’affermarsi delle nuove piattaforme online che, agevolando la comunicazione fra offerta e domanda di mobilità, consentono un miglioramento delle modalità di offerta del servizio di trasporto di passeggeri non di linea, in termini sia di qualità sia di prezzi. Il Garante chiede a Governo e Parlamento di ridurre i costi di accesso per le imprese e di aprire i mercati alla concorrenza guardando a un aumento potenziale del prodotto interno lordo italiano dello 0,3% in cinque anni e dello 0,7% in 10 anni. “Ma gli effetti delle riforme pro-concorrenziali possono essere ben più significativi: il Fondo monetario internazionale stima che le riforme volte ad aumentare la concorrenza e la produttività nei mercati di beni e servizi, potrebbero aumentare addirittura di oltre il 4% in termini reali il prodotto interno lordo italiano in cinque anni e di oltre l’8% a lungo termine”.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , mobilità sostenibile , taxi , uber


Top