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pubblicato il 14 luglio 2014

Esportazioni auto usate: ancora polemiche

Una circolare del Pra non chiarisce alcuni aspetti e sembra inefficace contro le truffe

Esportazioni auto usate: ancora polemiche

Il Pubblico registro automobilistico ha appena emanato una circolare sulle “radiazioni per definitiva esportazione all'estero e radiazioni per esportazione di veicoli sottoposti a ipoteca”. Con l’obiettivo di limitare il fenomeno delle truffe. Il problema, pare di capire decifrando il linguaggio burocratico utilizzato dal Pra, è la crescita del fenomeno di auto esportate, dietro cui si celano diversi profili di illegalità, dal punto di vista fiscale, di responsabilità civile e ambientale. Proprio di recente era arrivata la denuncia dell’Assodem, l’associazione di categoria degli autodemolitori che opera all’interno di Fise Unire/Confindustria: solo lo scorso anno, oltre 700.000 veicoli hanno varcato il confine. Almeno sulla carta. Dietro alla crescita del fenomeno si celerebbero vari profili di illegalità. Un caso è quello della reimmatricolazione con targa estera: molte auto di lusso continuano di fatto a circolare sul territorio nazionale, evitando però il pagamento del superbollo, ostacolando la notifica delle multe e nascondendosi anche dagli occhi del redditometro. Delle auto radiate per esportazione in alcuni casi si perde qualsiasi controllo: spesso queste non vengono più immatricolate nel Paese estero, alimentando mercati illeciti di ricambi e approvvigionando centri di raccolta non autorizzati.

Dove sta il guaio

Tutto passa dall’applicazione dell’articolo 103 del Codice della strada. La richiesta di esportazione definitiva del veicolo all’estero può essere presentata prima che il veicolo sia trasferito e immatricolato all’estero o in un momento successivo, quando cioè il veicolo è già stato trasferito e immatricolato (con nuove targhe straniere) nel Paese straniero. A inoltrare l’istanza può essere anche un soggetto proprietario ma non intestatario del veicolo. “Il fatto che venga consentito di radiare prima di esportare dà luogo però a numerose ricadute negative”, spiegava qualche giorno fa Anselmo Calò, presidente Assodem, “la cancellazione dell’auto dal registro, senza la contestuale iscrizione in un Pra estero, fa entrare il veicolo in una sorta di limbo. Da quel momento si interrompe l'obbligo del pagamento della tassa automobilistica. Così come viene meno la tutela di eventuali terzi danneggiati dalla circolazione del mezzo, che non ha più un intestatario”. Un’altra delle criticità riguarda l’illecito smaltimento dei cosiddetti “end life vehicle”. “Secondo le nostre stime circa il 30-40% dei veicoli radiati per esportazioni non rientrano nella mobilità del Paese di destinazione, ma finiscono per essere demoliti all’estero - prosegue Calò - questo avviene soprattutto nel Nord Africa e nell’Est europeo. È facile comprendere che in questo modo la normativa ambientale risulta completamente disattesa”. mercato”. Un’ulteriore pratica riscontrata negli ultimi mesi dall’associazione vede invece effettuato il saccheggio dei pezzi dai veicoli radiati per esportazione direttamente in Italia.

La circolare ministeriale

E proprio pochi giorni dopo la denuncia di Assodem, ecco la circolare del Pra. Queste problematiche sono state sottoposte all’attenzione del ministero della Giustizia, in ragione delle funzioni istituzionali di vigilanza sul Pra, il quale ha espresso parere favorevole all’adozione di misure finalizzate a contrastare in modo più efficace il fenomeno. Un parere autorevolissimo, ma pur sempre un parere. Così, dal 14 luglio, alle formalità di radiazione per esportazione dovrà essere sempre allegata la fotocopia della carta di circolazione estera o l’attestazione di avvenuta reimmatricolazione all’estero. La fotocopia, in caso di esportazione in Paesi extra Ue, deve essere accompagnata da traduzione asseverata (“certificata”). Qualora la radiazione venga richiesta quando il veicolo è stato esportato ma non ancora reimmatricolato all’estero, è comunque possibile richiedere la formalità di radiazione a condizione che venga allegata alla formalità documentazione comprovante l’avvenuto trasferimento del veicolo all’estero (documento di trasporto, bolla doganale), oltre ovviamente all’originale della carta di circolazione italiana, al certificato di proprietà e alle targhe. “Allo scopo di garantire il rispetto di tale nuova disposizione, è stato inserito un controllo bloccante nelle procedure STA e Copernico che impedisce la presentazione con esito positivo delle formalità di radiazione per esportazione in assenza dell’indicazione della data di reimmatricolazione estera o dell’avvenuta esportazione risultante dal documento di trasporto o dalla bolla doganale”. Tale informazione deve essere inserita nel campo denominato “data consegna per la demolizione/reimmatricolazione/esportazione”. Nel caso in cui il veicolo sia già stato re immatricolato all’estero, deve essere inserita anche l’informazione della nuova targa estera nel campo denominato “Targa Estera 53”.

Secondo problema

La radiazione per esportazione si presta a un utilizzo fraudolento per coloro che, proprietari di veicoli sottoposti a vincoli (ipoteche, sequestro, pignoramento, fermo) tentano in qualche modo di sottrarre il bene alle rivendicazioni dei creditori o dell’autorità giudiziaria. In presenza di richieste di radiazione per definitiva esportazione aventi a oggetto veicoli sui quali siano iscritte ipoteche non ancora scadute, pignoramenti, sequestri, la formalità potrà essere accettata solo se alla richiesta viene allegato un atto comprovante l’assenso alla radiazione da parte del creditore. Per i casi di veicoli con ipoteche iscritte non ancora scadute costituirà titolo per procedere alla radiazione l’atto di assenso alla cancellazione dell’ipoteca reso nelle forme di rito, ovvero nella forma della scrittura privata autenticata dal notaio o nelle altre forme previste dal Codice civile.

Molte perplessità

A questo punto, si combattono davvero le truffe con la circolare del Pra? In questo modo, non viene messo il bastone fra le ruote di chi semplicemente vuole onestamente vendere l’usato all’estero (concessionari e privati)? Il mercato del nuovo soffoca: siamo sicuri che rendere più difficile l’esportazione dell’usato sia una mossa azzeccata? Resta un fatto: in Italia, tutte le procedure che riguardano l’usato sono molto più pesanti che all’estero. Una palla al piede del nuovo, che annaspa.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , usato auto


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