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pubblicato il 10 luglio 2014

Autostrade: pedaggi alle stelle. E gli investimenti?

Le tariffe al casello salgono. La modernizzazione della rete non va di pari passo

Autostrade: pedaggi alle stelle. E gli investimenti?

Perché in Italia i pedaggi autostradali salgono sempre? Semplice: ogni via libera ai rincari arriva dopo un’istruttoria condotta dall’Anas, il gestore della rete stradale e autostradale italiana di interesse nazionale (una società per azioni il cui socio unico è il ministero dell'Economia, e che è sottoposta alla vigilanza del ministero dei Trasporti). L’istruttoria tiene conto per ciascuna società concessionaria della situazione giuridica: il pedaggio è il risultato di una complicatissima formula matematica, inserita nelle varie singole convenzioni fra gestore e Stato, proprietario delle autostrade. Tiene conto di numerosi elementi: investimenti effettuati, qualità della gestione, recupero di produttività, recupero del 70% di inflazione, riequilibrio dovuto a previsioni di traffico sovrastimate. Il tutto in una infernale babele di convenzioni e regole.

Tanti soldi incassati

Invece, i ricavi netti da pedaggio, grazie agli aumenti tariffari riconosciuti ogni anno, non hanno smesso di crescere, attestandosi intorno ai cinque miliardi di euro, e gli utili netti cumulati delle 25 società sono cresciuti nel periodo 2010-2013 da 953 a 1.100 milioni. Eppure a sorpresa, come riporta il Sole 24 ore, nel 2013, la spesa per investimenti infrastrutturali da parte delle concessionarie è scesa a 1489 milioni dai 2.039 del 2012 (due miliardi medi nel 2010-2012). I ricavi da pedaggio dei gestori sono scesi un po', secondo i dati Aiscat, solo nel 2012, risalendo però già dal 2013 e restando sui livelli massimi da dieci anni a questa parte, il 25% oltre quelli del 2004. Gli utili netti delle concessionarie sono cresciuti del 10% nel 2013, a 1,1 miliardi di euro (pari al 17,5% dei ricavi operativi).

Chi e quanto

Nel periodo 2008-2013, Autostrade per l’Italia ha centrato gli obiettivi di investimento, mentre gran parte dello scarto (quattro miliardi in meno rispetto ai 14 previsti) si deve a sette società. Nel caso di Autovie Venete (113 milioni di investimento su 903 previsti) a pesare è stato il mancato finanziamento bancario per la terza corsia Mestre-Trieste. Per la Brescia-Padova (975 milioni su 1.388) pesa il no della Provincia di Trento sulla Valdastico Nord. Per l’Autobrennero 420 milioni su 661, per la Rosignano-Civitavecchia 120 milioni su 656. Passando per la Asti-Cuneo (420 su 988 mln), e finendo con la Satap A4 alle prese con iter lunghi e imprese in difficoltà (486 milioni su 821). Le società concessionarie autostradali non hanno centrato nel 2013 il target di spesa per investimenti previsto dai "piani finanziari operativi", pari a 3,4 miliardi di investimenti. E il dato a consuntivo si è fermato a 1.489 milioni, il 44% della spesa prevista, con un calo del 27% rispetto all'anno precedente. Ma che cosa ha indotto le società a investire meno? Queste le giustificazioni dei gestori: blocchi negli iter autorizzativi, sui cantieri, nel rinnovo delle concessioni scadute. E previsioni di traffico ridimensionate dalla crisi. Nonché difficoltà di accesso al credito (per le piccole concessionarie).

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autostrade , tasse


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