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Retrospettive

pubblicato il 20 luglio 2014

Auto Union, una storia di corse

1932-1936, dall'orlo del baratro alla gloria nelle competizioni

Auto Union, una storia di corse
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Un nome, una garanzia: Auto Union nasce nel 1932 a Chemnitz, in Germania, in seguito all'alleanza delle preesistenti Audi, Wanderer, Horch e DKW. Un'unione di fatto dettata dalla grande crisi economica, che nel 1929 partì dagli USA e contagiò il mondo intero, costringendo molte aziende alla chiusura, alla ristrutturazione o alla ricerca di partner più o meno forti. La "corazzata" Auto Union si diede uno stemma che è arrivato ai giorni nostri: quattro anelli uniti uno all'altro e disposti su una linea orizzontale; è questo il marchio dell'Audi dal 1985. Proprio questo legame fra Audi e Auto Union ha portato di recente i vertici della Casa di Ingolstadt a un'importante assunzione di responsabilità oggettiva (non diretta, sia chiaro): si sono detti pronti a risarcire i discendenti delle vittime del nazismo che furono sfruttate negli stabilimenti Auto Union.

Deutschland uber Alles

Essere i numeri uno è da sempre un obiettivo – peraltro nemmeno tanto nascosto - dei tedeschi. Immaginatevi quando la Germania era sotto la guida del Führer, Adolf Hitler, secondo cui qualsiasi oggetto made in Germany doveva essere il migliore nel proprio campo, anche e soprattutto nelle corse automobilistiche, vetrina perfetta per sbattere in faccia al mondo la propria superiorità sportiva e tecnologica. Hitler concesse dunque generosi aiuti economici alla Auto Union per lo sviluppo di un'auto da corsa progettata da un certo Ferdinand Porsche, un ingegnere dal grandissimo talento (tecnico e imprenditoriale, ma questo secondo aspetto si scoprì più tardi), che ideò, sviluppò e portò al successo la Auto Union Type C del 1936, nata nel 1934 come Typ A ma che a causa della scarsità di fondi (in seguito ancora alla crisi del '29) rimase una validissima idea in attesa di adeguato supporto. Supporto che arrivò dunque per vie politiche e permise alla Typ C di diventare ciò per cui ancora oggi viene ricordata: un'auto da corsa così innovativa, nella sua epoca, da risultare quasi rivoluzionaria. Già, perché una rivoluzione "copernicana" la mise in pista veramente: il motore era posizionato alle spalle del pilota, una soluzione adottata da pochissimi a cavallo fra le due Guerre e poi universalmente riconosciuta come la migliore per le auto da corsa. Spinta da un mostruoso sedici cilindri, si dimostrò quasi imbattibile grazie anche al suo “domatore” Bernd Rosemeyer, che su questa vettura perse poi la vita mentre era alla caccia di un record di velocità oltre i 400 km/h su un'autostrada tedesca.

Cavalli tanti... Coraggio di più

La Type C rappresenta, come anticipato, la terza (e ultima) evoluzione del progetto firmato Ferdinand Porsche. La vettura è costruita attorno a un telaio tubolare cromo-molibdeno a traliccio su cui è fissata una carrozzeria in alluminio; il peso totale della vettura è inferiore agli 800 kg, si dice intorno ai 750. Una piuma, in rapporto ai 520 CV sprigionati dal V16 di 6 litri con compressore volumetrico, che costringeva Bernd Rosemayer agli straordinari, visto che le sospensioni a barre di torsione e i pneumatici di quell'epoca non potevano che avere la peggio sotto la spinta di una tale forza dell'ingegneria. In ogni caso, grazie proprio al posizionamento del motore dietro le spalle del pilota, la Type C era molto più agile nel misto delle sue coetanee: la distribuzione dei pesi più equilibrata consentiva a Rosemeyer di buttarsi in curva con maggiore velocità, anche se era richiesta particolare sensibilità di guida per gestire le sbandate, visto che l'inerzia del propulsore si faceva sentire prepotentemente in caso di perdite di aderenza. Per questo motivo, in alcune occasioni la Type C venne dotata di ruote posteriori gemellate.

Un curriculum vitae invidiabile

Detto delle meraviglie tecniche che offrì al mondo, quali sono i risultati che consegnarono alla storia la Type C? Dopo un esordio perdente nel 1936 a Montecarlo a favore della Mercedes (Hitler sarà stato comunque contento...) di Rudolf Caracciola, la Type C recupera con gli interessi aggiudicandosi le restanti cinque gare portando così Bernd Rosemeyer alla vittoria del Campionato Europeo Grand Prix. Alla Type C non mancano la vittoria a Tripoli con Achille Varzi al volante, a Pescara e nel campionato tedesco di corse in salita ancora con Rosemeyer. Dopo aver dominato la stagione 1936, nel 1937 la Auto Union dovette rassegnarsi a un leggero ma inesorabile declino della Type C, a causa soprattutto del fatto che Porsche smise di sviluppare la vettura per concentrarsi su un altro pezzo di storia dell'automobile: il Volkswagen Maggiolino.

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Tag: Retrospettive , auto europee , auto storiche


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