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pubblicato il 2 luglio 2014

Multe automobilisti: ricorsi più costosi. E non finisce qui…

La tassa per opporsi a una multa schizza a 43 euro

Multe automobilisti: ricorsi più costosi. E non finisce qui…

L’automobilista ha il diritto di difendersi contro una multa che ritiene ingiusta: ma se per fare ricorso deve pagare una tassa, questo diritto è ancora intatto? La domanda è sorta nel 2010, quando è stata introdotta la tassa di 33 euro per ricorso al Giudice di pace contro una multa. Lo scopo dichiarato della normativa era di arginare l’ondata di ricorsi al Giudice di pace che avevano raggiunto livelli altissimi (700.000 nel 2009) e che stava intasando le cancellerie dei Tribunali di tutt’Italia. Quella tassa (più precisamente, contributo unificato) è poi salita a 37 euro. E adesso, nella manovra finanziaria 2014, c’è un aumento del 15% della tassa da pagare allo Stato: 43 euro.

QUESTIONE CONTROVERSA


Secondo qualche osservatore, la richiesta della tassa potrebbe ledere i diritti sanciti dalla Costituzione in tema di eguaglianza e difesa del cittadino per la tutela dei propri diritti. Infatti con il ricorso a pagamento, ci sarebbe una disparità di trattamento tra cittadini: i non abbienti non potrebbero validamente proporre le proprie ragioni in sede giudiziaria. L’imposizione dei 43 euro da pagare anticipatamente rappresenta un privilegio in favore della pubblica amministrazione perché non c'è parità della parti in contraddittorio, di cui all'articolo 111, secondo comma, della Costituzione. Fra l’altro, nel 2004, il legislatore introdusse come condizione al ricorso al Giudice di pace l'obbligo di versare un deposito cauzionale di valore equivalente a quello della multa: norma che norma fu dichiarata incostituzionale. Stando a Giovanni D’Agata (Sportello dei diritti) La manovra estiva correttiva, denuncia Giovanni D’Agata (Sportello dei diritti), con gli aumenti tariffari, impedisce l'accesso alla giustizia ai meno abbienti: “C’è uno squilibrio ingiustificato: di qua, enti o pubbliche amministrazioni con poteri sanzionatori; di là, i cittadini, che hanno il diritto di difendersi. Esiste un’evidente sproporzione tra il valore della controversia e le spese che devono in ogni caso essere anticipate dal ricorrente”. Il guaio è che l’alternativa, ossia il ricorso al Prefetto, è sì gratuito ma, in caso di sconfitta, l’ammenda raddoppia in automatico.

UNO SCHEMA


Quindi, adesso, ecco la tassa da pagare: 43 euro per le controversie di valore sino a 1.100 euro; 98 euro per le controversie di valore superiore a 1.100 e fino a 5.200 euro; 237 euro per le controversie di valore superiore a 5.200 e fino a 26.000 euro. Non solo: ricordiamo che per tutte le cause civili di valore superiore a 1.100 euro, è dovuta a titolo di anticipazione forfettaria una marca di 27 euro.

MA NON FINISCE QUI


E altre pessime sorprese potrebbero essere in arrivo. In particolare, si vocifera che potrebbero essere resi omogenei i ricorsi a Giudice di pace e Prefetto. Se oggi si deve ricorrere al primo entro 30 giorni, ed entro 60 giorni all’altro, è possibile che anche i tempi per opporsi al Prefetto vengano dimezzati. Da tempo, si invoca una norma che chiarisca un punto fondamentale: il diritto dell’automobilista e vedersi risarciti i 43 euro di tassa. Chi perde il ricorso saluta per sempre il denaro versato allo Stato. Se vince, che fine fa il balzello? Dovrebbe essere restituito al legittimo proprietario dalla controparte: ossia dal Comune se la multa era stata data dalla Polizia municipale; dal ministero dell’Interno se il verbale era stato redatto dalla Polstrada. Ma è tutta teoria, e spesso scrivere nel ricorso che si chiede la restituzione del denaro è inutile; e di una regola che ponga fine al problema non si vede neppure l’ombra: quando la burocrazia sbrana il cittadino.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , multe


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