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pubblicato il 12 agosto 2014

Accise benzina: ecco quelle che paghiamo in Italia

La “strage” delle tasse sul carburante

Accise benzina: ecco quelle che paghiamo in Italia

"Mi faccia il pieno, così finanzio la guerra d’Etiopia": se a Ferragosto vi rivolgete così al benzinaio, non state scherzando affatto; anzi, dite il vero. Infatti, in Italia, gli automobilisti vengono "spennati" vivi dalle accise (tasse) sui carburanti. Che crescono dal 1935 senza tregua, senza sosta, senza che alcun Governo abbia pietà per il guidatore ultra-tartassato. L’ammontare delle accise è cresciuto nei decenni per far fronte a emergenze di vario tipo: guerre, terremoti, improvvisi ammanchi da parte dello Stato. Il guaio è che, terminata l'emergenza, l’accisa è rimasta, divenendo anacronistica, e talvolta ridicola.

Accise parte essenziale dello Stato

Si può ironicamente affermare che questa è una Repubblica fondata sull’automobilista, che col pieno paga strade, scuole, ospedali, pensioni. E gli stipendi ai parlamentari. E qui si arriva al paradosso vero e proprio: siamo proprio sicuri che ai nostri politici convenga eliminare le accise? Sono proprio le accise una parte sostanziale delle entrate che sostengono i pesantissimi costi della politica centrale… Ma sotto l’ombrellone, non intendiamo tediarvi, e allora ecco a voi la lista delle accise, a dimostrazione di quanto dicevamo in apertura:

• 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
• 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
• 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
• 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
• 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
• 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
• 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;
• 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
• 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
• 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
• 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
• 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
• da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura (ma molti parlarono di “cinema di quarta categoria…”) nel 2011;
• 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
• 0,0089 euro per far fronte all'alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
• 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
• 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012;
• altri lievi ritocchi all’insù delle scorse settimane.

Totale, 0,41 euro (0,5 euro Iva inclusa). Perché ricordiamo che si paga la tassa sulla tassa: l’Iva del 22% . Non solo: dal 1999, le Regioni possono imporre un’accisa autonoma sulla benzina. In più, c’è l’imposta di fabbricazione sui carburanti. Così si arriva (senza l’aumento regionale e senza Iva) a 88,35 centesimi per la benzina e 74,81 centesimi per il gasolio.

Quel senso di colpa instillato nell'automobilista

Non male anche il messaggio sottilmente psicologico che i nostri politici fanno filtrare sui mass media più seguiti (ci riferiamo ai tg) ogni qual volta ci sia un’accisa nuova per far fronte a un terremoto, a un’alluvione, o a un altro evento naturale che ha sconvolto lo Stivale: gli italiani - questo il senso della comunicazione - hanno il dovere di aiutare chi è in difficoltà. Ed ecco che viene instillato nell’automobilista un certo senso di colpa: non si permetterà di protestare perché stiamo cercando di aiutare chi è in difficoltà? Il fatto è che, a fronte di un fortissimo inasprimento fiscale a tappeto, i costi della politica non scendono. E di riforma del Senato, tanto per cominciare, non si parla più. Le risorse per aiutare chi è in grave difficoltà dopo un terremoto o un’alluvione ci sarebbero eccome, basterebbe dare importanti sforbiciate lì dove nessun capo del Consiglio ha mai avuto l’ardire di andare a potare. La triste e squallida solita accisa fa parte di una politica vetusta, che con questa crisi non ha più alcuna ragion d’essere.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , tasse , carburanti


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