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pubblicato il 24 giugno 2014

Ravenna, bimbo ucciso sulle strisce: e l’omicidio stradale?

Ancora una volta il colpevole l'ha fatta franca

Ravenna, bimbo ucciso sulle strisce: e l’omicidio stradale?

C’è una città, Ravenna, sotto choc; e c’è una mamma in preda alla disperazione. Perché il suo bimbo di tre anni è stato ucciso proprio sotto ai suoi occhi il 22 giugno alle 21 sulla via Romea Sud. A investirlo sarebbe stata una Mercedes di colore scuro, pare con targa straniera, che poi è schizzata via velocissima: un atto di pirateria stradale quanto mai brutale, che toglie il respiro solo a pensarci. Stando ad una prima ricostruzione del sinistro, fatta dalla polizia municipale, il piccolo è stato travolto all’altezza delle strisce pedonali, che stava attraversando con la mamma, ed è stato poi trascinato per un’ottantina di metri. È morto poco dopo in ospedale. Stanislao Lasorsa, il nonno del bimbo, ai microfoni di Sky, ha invitato l’automobilista a costituirsi e assicura il perdono della famiglia nonostante il dolore. “Da quello che ha visto il papà, era un uomo, un ragazzo - spiega il nonno del piccolo -. Credo che mio figlio gli abbia anche lanciato qualcosa sul vetro della macchina che l’ha colpito, ma lui è andato via lo stesso dopo che ha visto che aveva investito il bambino, è scappato via uguale. Si è fermato un po’ più avanti. Sicuramente ha capito che aveva investito il bambino. Se è una persona che ha cuore, che è padre di famiglia e ha figli, credo che capisca il dolore che abbiamo. Dopo saprà lui se farsi vedere o no. Purtroppo è mio nipote, e il dolore è troppo. Speriamo che si metta la mano sulla coscienza e si faccia vedere. Noi staremo qui ad aspettare, sicuramente lo perdoneremo. D'altra parte, non si può odiare le persone. Gli incidenti capitano. Vogliamo che le stesse cose non succedano ad altri ad altre famiglie”. La pensa diversamente Michele Forleo, bisnonno della vittima: “Spero che lo prendano e che lo facciano marcire in galera". Ora, si cercano di testimoni per identificare il pirata della strada. Danno la caccia all’automobilista (rabbrividiamo a definirlo così), il pm e titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Isabella Cavallari, la polizia municipale, la squadra mobile della polizia e i carabinieri del reparto operativo del nucleo investigativo.

PIRATERIA, UN FENOMENO DA PAURA
Ormai, il fenomeno della pirateria pare non fermarsi più. Anche perché, con la crisi, le macchine senza Rca aumentano, e dopo un sinistro sono sempre di più i guidatori che evitano di fermarsi per evitare le sanzioni dovute alla mancanza della polizza assicurativa. Il tutto va poi strettamente collegato all’alcol: almeno un pirata su tre era ubriaco al momento del sinistro. Solo in questa prima parte del 2014, secondo i dati Asaps (Amici Polstrada), si sono contati 383 incidenti attribuibili cosiddetti pirati della strada, con 47 morti e 473 feriti; 29 hanno coinvolto bambini, 2 sono morti e 32 sono stati feriti. “Auspichiamo che il Governo Renzi - dice l’Asaps - acceleri con una sua iniziativa su questo problema”. Il riferimento è all'omicidio stradale. Oggi, infatti, l’articolo 589 del Codice penale, collegato al Codice della strada, parla di omicidio colposo (dovuto a imperizia, imprudenza): le pene vanno da 2 a 10 anni di carcere per chi causa gravi incidenti in stato alterato da droghe o alcol. Più o meno come il furto pluriaggravato, quale il borseggio in un autobus. Il fatto è che, secondo parecchi osservatori, mancherebbe “proporzionalità” della pena. Anche perché le sanzioni effettive decise dai giudici per chi uccide in auto sono intorno ai due anni (il minimo). Così, il fenomeno della guida in stato d’ebbrezza e della pirateria non viene arginato. La soluzione? Sono in molti a vederla nel nuovo reato di omicidio stradale, chi si avvicina a quello doloso, commesso volontariamente. Prevederebbe, se mai arrivasse, una pena da 8 a 18 anni per chi causa gravi incidenti in stato alterato da droghe o alcol, l’arresto in flagranza di reato, e il ritiro definitivo della patente ("ergastolo della licenza di guida").

LA POLITICA COME REAGISCE?
Vanno evidenziati due aspetti. Anzitutto, si parla di omicidio stradale dal 2010. I politici sono soliti tornare sull’argomento nelle ore successive a gravissimi episodi, specie se ci sono vittime. Ma poi nessun politico ha mai avuto la volontà di portare avanti il progetto. Secondo, ricordiamo che l’Italia è molto indietro sotto il profilo della sicurezza stradale: addirittura, dal 2001, ha dimezzato solo nel 2013 i morti sulla strada, quando avrebbe dovuto farlo nel 2010, come prevedeva l’Unione europea. Questo dato dovrebbe indurre il legislatore a una riflessione: anziché estendere l'uso delle telecamere (che fanno incassare una marea di soldi ai Comuni e ad altri enti), non sarebbe meglio pensare a norme che prevenganoterribili incidenti come quello del Ravennate? E non sarebbe opportuno aumentare i controlli effettivi delle forze dell’ordine sulle strade, che possano individuare i guidatori sospetti?

Autore: Redazione

Tag: Attualità , sicurezza stradale


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