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pubblicato il 20 giugno 2014

Multe: "Non si può non dire chi guidava"

La sanzione supplementare per chi "non sa" è di 284 euro, ma chi guida va sempre indicato alla Polizia anche se l'auto è aziendale

Multe: "Non si può non dire chi guidava"

La regola la conoscono tutti: se il proprietario di una macchina riceve a casa una multa col taglio di punti-patente, deve comunicare il nome del guidatore alla Polizia. E sarà questi a perdere punteggio. Nel caso di mancata comunicazione alla Polizia, allora scatta una multa supplementare di 284 euro, una sanzione che si aggiunge alla normale ammenda. La regola vale per i privati come per i datori di lavoro che gestiscono un parco auto: lo ha stabilito la Cassazione, con sentenza 13419 del 16 maggio 2014, depositata il 13 giugno.

NOMI DA REGISTRARE
Ogni guidatore del parco auto va registrato con cura. Il datore di lavoro deve adottare accorgimenti organizzati tali da essere in grado, a distanza di tempo, di fornire notizie su chi conduceva il veicolo all’epoca dell’infrazione: non può dire che non ricorda la persona a cui ha dato in uso la macchina. È questa l’interpretazione data dagli ermellini all’articolo 126 bis del Codice della strada, che recita così: “La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo deve fornire all'organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Se il proprietario del veicolo risulta una persona giuridica, il suo legale rappresentante o un suo delegato è tenuto a fornire gli stessi dati, entro lo stesso termine, all'organo di polizia che procede”.

SEMPRE PIÙ COMPLICATO
Certo, possono esserci casi ancora più delicati e complessi, come le vetture prese in leasing da un’azienda, e date a più guidatori. Ma anche in queste situazioni intricate, servono registri precisi e puntuali, così da soddisfare le richieste della polizia per le infrazioni che hanno come conseguenza la perdita di punti della patente o la sospensione della stessa. E chi mai volesse fare il furbetto mentendo sull’identità del guidatore rischierebbe grosso: si entra nel penale. È già successo in passato che la polizia indagasse su strane comunicazioni inviate dal proprietario del mezzo: in particolare, un’auto e poi una moto potenti, pizzicate dagli autovelox a velocità eccessiva, alla cui guida c’erano - secondo i proprietari - dei “nonnini”. Che in realtà, nel momento dell’infrazione, erano tranquillamente a casa.

QUESTIONE CONTROVERSA
Resta sul tappeto una questione controversa. Il ricorso ferma anche la multa per mancata indicazione del conducente? Sì, secondo la tesi prevalente. Quindi, con un ricorso, il proprietario del veicolo con il quale è stata commessa l'infrazione non è tenuto a rispettare il termine per comunicare chi era alla guida al momento dell'infrazione. Se poi la sua opposizione sarà stata eventualmente respinta, allora dovrà comunicare il nome.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada , multe


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