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Retrospettive

pubblicato il 22 giugno 2014

Michael Schumacher, mesi di apprensione e qualche speranza

Inizia il percorso di riabilitazione nella clinica di Losanna. Cosa aspettarsi?

Michael Schumacher, mesi di apprensione e qualche speranza
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Sei mesi sono nulla, nella vita di un uomo; sei mesi possono essere decisivi, nella vita di un uomo. Nel bene e nel male. Nel caso di Michael Schumacher, super-uomo più che uomo per una ventina d'anni almeno, sei mesi rischiano di essere tutto a causa di una banalissima caduta dagli sci. Il 29 giugno sarà infatti trascorso metà anno dal tragico incidente sulle montagne di Meribel. Una banalissima caduta occorsa a un padre di famiglia - ma sette volte Campione del Mondo di Formula 1 - che, come tanti altri, stava trascorrendo una giornata sulle piste con il proprio figlio. La dinamica è nota: in una zona di intersezione fra due piste il 45enne ex-pilota tedesco ha perso l'equilibrio battendo la testa su una roccia. Poi finalmente il risveglio ed il trasferimento da Grenoble a Losanna, dove proprio questo fine settimana inizia la riabilitazione. Ma il peggio è davvero passato?

DOLORE E RISERVATEZZA
La sua è una triste storia, fatta di operazioni chirurgiche, almeno tre ma potrebbero essere state di più, dato il giusto riserbo della famiglia. Sì, tantissimo calore da parte dei propri cari, ma anche dei moltissimi tifosi che non hanno mai smesso di farsi sentire all'esterno della clinica di Grenoble dove il campionissimo è rimasto ricoverato per quasi sei mesi. Dopo un lungo periodo di silenzio da parte della famiglia e della portavoceSabine Kehm, finalmente la buona notizia: il tedesco ha lasciato la clinica universitaria francese per un centro di riabilitazione vicino a Losanna, in Svizzera. Detto questo, il tempo non sempre cura le ferite, in casi come questo. Anzi. Un coma come quello in cui era sprofondato Schumacher, infatti, generalmente lascia segni profondissimi nel fisico e nella mente: la massa muscolare sparisce, la pelle si deteriora a causa del continuo contatto con il letto e, soprattutto, il cervello perde piano piano le proprie funzioni e capacità di controllo sul corpo. Il coma non è affatto un dolce sonno dal quale ci si risveglia dopo un certo tempo come se nulla fosse. Lo ripetiamo, il quadro clinico di Schumacher è sotto strettissimo segreto (ed è dunque lecito sperare), ma il solo fatto che ci siano voluti cinque mesi e mezzo per trasferirlo dal suo letto d'ospedale la dice lunga sulla delicatezza della situazione. Certo, il fatto di poter disporre dei migliori fisioterapisti e medici 24 ore al giorno, degli ausilii e dei dispositivi biomedici più tecnologici di sicuro aiuta, ma non è irrealistico pensare che Schumacher difficilmente tornerà quello di prima. Un prima che riassumiamo qui sotto.

GUINNES WORLD RECORD
C'è chi, per entrare nel libro dei primati, fa collezione di piercing o di tatuaggi sul proprio corpo. E poi c'è chi, come Michael Schumacher, vince per sette volte il titolo di Campione del Mondo di Formula 1, taglia il targuardo per primo in 91 Gran Premi, scatta in pole position 68 volte, sigla 77 giri più veloci e mette piede per 155 volte sul podio: come lui mai nessuno. Numeri impressionanti che assumono un significato ancor più grande grazie al fatto che molti di questi sono stati ottenuti al volante della Ferrari, la F1 per antonomasia. Una Scuderia che il tedesco ha riportato al successo nel mondiale dopo 21 anni di digiuno, dal 1979 (Jody Scheckter) al 2000. Un ritorno ai vertici che poteva avvenire già nel 1999, probabilmente, senza quella maledetta domenica a Silverstone, quando per un guasto ai freni la Ferrari di Schumi tirò dritto alla curva Stowe procurando una frattura alla gamba del suo pilota. Pilota che tornò più forte di prima, a distanza di qualche mese, sulla pista di Kuala Lumpur, in Malesia, siglando pole position, giro più veloce e... Vittoria regalata al suo compagno di squadra Eddie Irvine che si giocava il mondiale (poi perso) con Mika Hakkinen. Poco male, dal 2000 al 2004 è un trionfo rosso inarrestabile e nel 2006, all'ultima gara della stagione e della carriera (almeno così sembrava) a Interlagos, Schumacher dimostra ancora una volta quale fuoco agonistico abbia dentro. Il mondiale è praticamente già nelle mani di Alonso per la seconda volta, ma Schumacher non molla fino all'ultimo e, pur di superare Raikkonen, si infila tra il muretto dei box e la McLaren del finlandese nel pochissimo spazio ormai rimasto. Ruotate da debuttante. Roba che Raikkonen si ricorda ancora adesso, ogni volta che arriva alla staccata della “esse Senna” sul circuito di San Paolo.

SCHUMACHER ATTO SECONDO
Archiviata la prima parte di carriera in Formula 1, Schumi non ne vuole sapere di appendere il casco al chiodo. Cosa fare dunque? Le ruote coperte, le corse con i prototipi nelle gare endurance, sono la strada più logica e già percorsa da molti ex di F1. Ma non per lui, che evidentemente di adrenalina nelle vene non ne ha mai abbastanza. Ecco dunque il passaggio alle due ruote. Non sulle Harley-Davidson con cui spesso si presentava alle gare di Montecarlo ai tempi della F1. No. Le due ruote sono quelle della Superbike tedesca, categoria nella quale non ottiene risultati di nota, ma un brutto infortunio al collo sì, in seguito a una caduta. Tra una piega qui e una ruotata in kart là (altra passione mai sopita), nel 2010 il clamoroso ritorno, in F1 con la Mercedes, insieme al suo mentore Ross Brawn, l'inglese che dal muretto ne ha guidato quasi tutti i trionfi in Benetton e Ferrari. Nelle stagioni 2010, 2011 e 2012 Schumacher non è certo quel pilota quasi imbattibile che si era fatto conoscere fra il 1991 e il 2006. Non solo il conto delle vittorie è fermo a quota zero, ma Michael va addirittura più piano del proprio compagno di squadra (Nico Rosberg): cosa mai successa nella sua carriera. Rimane tuttavia un “lampo”: nel 2012, a 43 anni compiuti, Michael fa segnare la pole position a Monaco, la pista più difficile di tutto il Mondiale. Al palo partirà in realtà Mark Webber a causa di una penalizzazione rimediata da Schumacher nella gara precedente, ma la dimostrazione di forza rimane. A fine 2012 e dopo 307 GP disputati, è arrivato davvero il momento di dire basta.

ITALIANO D'ADOZIONE E DI TEMPERAMENTO, TEDESCO DI PRECISIONE
In molti lo hanno rimproverato per non aver mai imparato la lingua italiana, ma come disse Enzo Ferrari in un'intervista a Enzo Biagi, se c'è una cosa che gli italiani (alcuni almeno) non perdonano è il successo. La realtà è che Schumacher l'italiano lo parlava, ma non come desiderava: la sua ossessione per la perfezione lo portava a esprimersi solo in tedesco e in inglese; solo negli anni della Mercedes GP, grazie forse a un filo di rilassatezza in più, Schumacher inizia a rilasciare costantemente interviste in italiano. Ma se non fosse perfezionista fino all'ossessione non sarebbe Michael Schumacher. Un atleta iper-allenato, un pilota immerso nella propria concentrazione dal primo all'ultimo giro del weekend di gara, un collaudatore esigentissimo con ingegneri e meccanici. Fin qui, lo Schumacher pubblico, quello visto con gli “occhi” delle telecamere e letto sulle pagine dei giornali. Ma Schumacher è molto di più. È un vero appassionato di qualsiasi oggetto a motore, go-kart in particolare. Michael Schumacher è uno che, solo per citare un episodio al quale ho avuto la fortuna di assistere personalmente, dopo sette mondiali vinti in F1, in una freddissima giornata di novembre del 2006 sulla pista South Garda Karting di Lonato, si mette la tuta da pilota e gira per un giorno intero senza sosta. Ad assisterlo c'è una delle case più forti al mondo, la Tony Kart, ma Schumacher fa tutto tranne che il divo. Arriva in pista e si concede per più di mezz'ora alle fotocamere dei ragazzini che non credono ai propri occhi. Indossata la tuta da pilota, inizia ad armeggiare con cacciavite, forbici e gomma-piuma alla ricerca della migliore posizione di guida. Entra in pista e subito torna ai box: su le maniche della tuta, c'è da regolare la carburazione e Michael non vuole che qualcuno gli tolga la soddisfazione di farlo. Arriva l'ora di pranzo e, invece che mettere le gambe sotto il tavolo di un ristorante, Schumi si fa portare la pizza nel box, appoggia il cartone su una cassetta degli attrezzi e la divora in pochi istanti insieme ai ragazzi della Tony Kart: non c'è tempo da perdere, il sole tramonta presto e lui è qui per guidare. Per divertirsi. Nemmeno il tempo di digerire ed è già sul kart, dal quale scenderà solo quando il buio lo obbligherà a farlo, fresco come una rosa nonostante una quantità di giri che avrebbe sfiancato chiunque. Una giornata di ordinario divertimento per lui, indimenticabile per la maggior parte delle persone lì presenti, che hanno conosciuto un Michael cordiale e aperto come nessuno avrebbe mai detto, dalla poltrona di casa.

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Autore: Adriano Tosi

Tag: Retrospettive , VIP , schumacher


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