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Mercato

pubblicato il 12 giugno 2014

Radiazioni auto: cresce l'ombra dell'illegalità

Solo lo scorso anno oltre 700mila veicoli hanno varcato il confine. Almeno sulla carta

Radiazioni auto: cresce l'ombra dell'illegalità

Reimmatricolare un'auto con targa estera per non pagare il superbollo, le multe prese in Italia e nascondersi dal redditometro. Succede sempre più spesso. L'anno scorso più di 700mila veicoli hanno varcato il confine, almeno sulla carta. E non è tutto. Delle auto radiate per esportazione in alcuni casi si perde qualsiasi controllo: non vengono più immatricolate e finiscono per alimentare i mercati illeciti di ricambi. Il grido d'allarme arriva da Assodem, l'associazione di categoria degli autodemolitori che opera all’interno di FISE Unire/Confindustria. Tutto passa dall’applicazione dell’articolo 103 del nuovo codice della strada. La richiesta di esportazione definitiva del veicolo all’estero può essere presentata prima che il veicolo sia trasferito e immatricolato all’estero o in un momento successivo, quando cioè il veicolo è già stato trasferito e immatricolato (con nuove targhe straniere) nel paese straniero. A inoltrare l’istanza può essere anche un soggetto proprietario, ma non intestatario del veicolo. "Il fatto che venga consentito di radiare prima di esportare dà luogo però a numerose ricadute negative - spiega a Anselmo Calò, Presidente Assodem -, la cancellazione dell’auto dal registro, senza la contestuale iscrizione in un Pra estero, fa entrare il veicolo in una sorta di limbo. Da quel momento si interrompe l'obbligo del pagamento della tassa automobilistica. Così come viene meno la tutela di eventuali terzi danneggiati dalla circolazione del mezzo, che non ha più un intestatario".

E poi c'è l'impatto ambientale. Il 30-40% dei veicoli radiati per esportazione finiscono per essere demoliti all’estero, soprattutto in Nord Africa ed Europa dell'Est, senza che venga rispettata alcuna normativa ambientale. "Inoltre vengono mortificati, sia moralmente sia economicamente, tutti i centri di demolizione professionali italiani che hanno investito per essere in regola e per rispettare la salvaguardia ambientale - dice Calò -. Ci troviamo davanti a un fenomeno di concorrenza sleale, ma le istituzioni fingono di non vedere un’evidenza che coinvolge tutti, in termine di sicurezza, di gettito erariale e di mercato". Di fronte a tutto questo e al "saccheggio" dei pezzi dai veicoli radiati per esportazione direttamente in Italia le Istituzioni sono immobili. FISE Unire sostiene di aver denunciato in più occasioni la problematica: dal Ministero dell’Economia all’Interno, passando per l'ACI e il dicastero dei Trasporti. Secondo Calò un passo importante per combattere il fenomeno sarebbe la tracciabilità delle transazioni economiche. Assodem chiede quindi di introdurre l'obbligo di far pervenire al Pra italiano le informazioni di avvenuta reimmatricolazione del veicolo nel paese di destinazione. Anche per evitare un ultimo effetto paradossale e antieconomico, che sa quasi di una beffa: l’Italia è strutturalmente in deficit di rottami ferrosi. Per soddisfare il proprio fabbisogno, deve ricomprarseli dall’estero.

Autore: Redazione

Tag: Mercato , immatricolazioni


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