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Retrospettive

pubblicato il 15 giugno 2014

24 Ore di Le Mans, un Iron Man a quattro ruote

Velocità, resistenza, adattamento: sempre più Case si lanciano nell'avventura. Ecco quali e perché

24 Ore di Le Mans, un Iron Man a quattro ruote
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C'era una volta la Formula 1. E c'è ancora, nei cuori degli appassionati e fra le priorità delle Case automobilistiche, ma non è più sola. Insieme al mondiale rally (WRC) c'è un altro fenomeno che suscita di anno in anno sempre più interesse da parte degli appassionati e adesioni di peso da parte dei Costruttori: dura solo un giorno (la gara in senso stretto ovviamente), ma la sua eco si fa sentire per un anno intero, fino all'edizione successiva. Stiamo parlando della 24 Ore di Le Mans, la versione automobilistica della maratona, anzi dell'Iron Man, perché vincere in Francia significa non solo eccellere in una disciplina, ma saper coniugare velocità, resistenza, strategia, capacità di improvvisazione e adattamento, sia da parte dei piloti, sia da quella dei team manager e dei meccanici. In 24 ore è in palio il lavoro di anni, ma anche la possibilità di giocarsi la "carta" Le Mans in termini pubblicitari e di marketing per almeno un anno. Cosa che all'Audi, per esempio, è riuscita per ben 13 volte dal 2000 al 2014 (leggi della sua ultima vittoria su OmniCorse.it). Un dominio totale, spezzato solo dalla Peugeot nel 2009 e dalla Bentley (appartenente comunque al Gruppo VW, dunque alla “famiglia” Audi) nel 2003.

OLTRE LA LMP1 C'E' DI PIU'
Se è vero che il grande pubblico fa caso solo alla classifica assoluta, dominata ovviamente dai prototipi della LMP1, è vero anche lo spettacolo di Le Mans è tale grazie anche alle LMP2, meno prestazionali ma spesso derivate dalla serie, dunque più assimilabili alle auto che vediamo su strada “tutti i giorni”: le principali sono Ferrari 458, Porsche 911 RSR, Chevrolet Corvette e Aston Martin Vantage che si danno battaglia nelle due sottocategorie GTE PRO e le GTE AM.

TUTTI A CACCIA DELL'AUDI
Benzina, turbodiesel, ibrida turbodiesel-elettrica: la Casa dei quattro anelli ha trionfato a Le Mans con tecnologie di tutti i tipi. Doveroso dunque partire da qui, dalla R18 E-Tron, che abbina un motore 4.0 turbodiesel 6 cilindri a V di 120° a uno elettrico. La potenza? Premesso che i numeri ufficiali sono gelosamente custoditi dalle Case, si parla di 537 CV a gasolio, cui si aggiungono i 230 “elettrici”, scaricati sulle ruote anteriori. La Porsche risponde con un sistema di propulsione a benzina ed elettrico: la 919 Hybrid è mossa dai 250 CV dell'unità elettrica più i 500 (numeri, lo ricordiamo, non ufficiali) erogati dal 4 cilindri 2.0 turbo. Come per l'Audi, il propulsore endotermico è collegato al retrotreno, quello elettrico all'avantreno. Si parla di ibrido, non poteva dunque mancare la Toyota: l'arma dei giapponesi si chiama TS040 Hybrid e ha un sistema ibrido che abbina il motore a benzina con due unità elettriche. Il primo è un 3.7 aspirato V8 di 90° da 513 CV (scaricati sulle ruote posteriori), mentre la parte elettrica si divide fra un'unità che agisce sulle ruote anteriori e l’altra su quelle posteriori, per un totale “elettrico” di 473 CV.

PERCHE' TUTTI PUNTANO SULL'IBRIDO
Il regolamento di Le Mans pone un limite massimo al consumo energetico per giro: 138,7 megajoule (l'unità di misura dell'energia). Ecco perché tutti puntano su una tecnologia che permette di recuperare energia nelle fasi di frenata, senza contare il fatto che un trionfo con un'auto da corsa ibrida sarebbe un traino senza paragoni, dal punto di vista commerciale, visto che ormai quasi tutti i Costruttori propongono l'ibrido anche per le auto di serie.

E DAL 2015, NISSAN!
Dall'anno prossimo Audi, Porsche e Toyota dovranno fare i conti con un altro rivale, la Nissan. Casa che ha puntato molto sull'elettrico al 100% per le auto stradali e che - pur consapevole che la 24 Ore di Le Mans è impossibile aggiudicarsela con questa tecnologia – ha in serbo qualcosa di molto innovativo per spiazzare la concorrenza. Così Andy Palmer, il responsabile della pianificazione della Nismo (Nissan Motorsport): “Per motivi regolamentari non potremo gareggiare con un'auto simile alla DeltaWing (la “freccia” a carreggiate strette sviluppata con la Panoz), ma non vogliamo nemmeno omologarci a quanto proposto da Audi, Porsche e Toyota. Non posso rilasciare nessuna informazione tecnica ufficiale; ciò che posso dire è che dal nostro punto di vista la vettura rispetta in pieno i regolamenti della categoria top di Le Mans, la LMP1, ma dobbiamo vedere se anche gli organizzatori la pensano così”. Infine, alla domanda se la Nissan può puntare alla vittoria con la sua nuova LMP1, Palmer risponde così: “Il motorsport non è solo arrivare primi al traguardo, è anche sperimentare. La DeltaWing non ha vinto, eppure ha fatto parlare di sé più di ogni altra vettura impegnata a Le Mans. E questo, per noi, è già una vittoria...”.

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Tag: Retrospettive , le mans , gare


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