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pubblicato il 12 giugno 2014

Noleggio e car sharing: è vuoto al Sud

Nel Meridione, le formule alternative alla proprietà dell’auto non decollano

Noleggio e car sharing: è vuoto al Sud
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Auto a noleggio e auto in condivisione (car sharing): esiste una questione meridionale. Vediamo perché. A maggio, un’auto su quattro è stata immatricolata dalle società di noleggio, che sui cinque mesi sono passate dal 20,1% del 2013 al 23,4% del 2014. I dati relativi ai primi tre mesi dell’anno confermano l’andamento positivo del noleggio a breve termine già evidenziato nel corso dell’intero 2013, con un giro d’affari in crescita dell’1,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno e con indicatori positivi, in particolare per quanto riguarda i giorni di noleggio (+1,1%) e il numero di noleggi (+1,6%). Ma c’è un ma. Secondo il 13° Rapporto dell’Aniasa, l’Associazione nazionale dell’industria autonoleggio e servizi automobilistici, il 7,1% della flotta circolante in Italia è concentrata al Sud: pochissimo. E negli ultimi 5 anni c’è stato un calo dell’1,2%. Per l’Aniasa, anche se nel Sud il concetto di proprietà dell’auto nelle picco e medie imprese è ancora forte e nel complesso non si registrano cambiamenti di nota, le regioni meridionali rappresentano comunque un’area di mercato con potenzialità di sviluppo. Pur se leggera, si evidenzia la crescita in Campania, anche se è probabilmente da correlarsi alla ricerca di soluzioni ai costi assicurativi e di manutenzione incredibilmente elevati, che possono aver indirizzato una determinata clientela verso il noleggio a lungo termine.

IL DRAMMA DEI FURTI
Al di là del noleggio a lungo termine (quello per molti mesi, che interessa le aziende), c’è poi un problema che riguarda il noleggio a breve termine (per pochi giorni). Al Sud, esiste poi una piaga particolare: “I furti di auto a noleggio nelle regioni meridionali hanno superato ogni possibile livello di tolleranza. Se il trend non cambierà, nei prossimi mesi saremo costretti ad abbandonare le località a maggiore rischio (Sicilia,Campania e Puglia), con evidenti ricadute per i servizi di mobilità per ituristi, per i livelli occupazioni di queste aree e, non ultimo, per l’immagine del nostro Paese all’estero. Chiediamo l’attivazione immediata di un tavolo sulla sicurezza che coinvolga amministrazioni locali e centrali che definisca modalità di collaborazione con le forze dell’ordine al fine di individuare efficaci contromisure per arginare il fenomeno”. È il recente grido d’allarme lanciato dall’Aniasa. Da sempre i “topi d’auto” e le organizzazioni criminali hanno mostrato una predilezione per le vetture a noleggio, ma negli ultimi mesi si è registrato un vero e proprio exploit che mette a serio rischio la redditività delle attività di renting in alcune zone della nostra Penisola. Lo scorso anno i furti di auto a noleggio a breve termine (quello turistico e per business)sono cresciuti in Italia di quasi il 40% (passando da 879 a 1.224 vetture) rispetto al 2012. Ogni giorno oltre 3 auto vengono sottratte alle aziende del settore. Il danno economico complessivo supera i 20 milioni di euro e nei primi mesi del nuovo anno il trend sembra addirittura in ulteriore crescita.

CAR SHARING: E IL MEZZOGIORNO?
Per ora, non si ha notizia di car sharing nel Sud: ci riferiamo soprattutto alle iniziative di car2go della Daimler (le Smart bianche), e alle Fiat 500 rosse di Enyoy (ENI). Cui ne stanno seguendo altre (come le Volkswagen up! di Twist). Milano è la locomotiva d’Italia (da non trascurare e-vai), seguita da Roma e da altre città; ma nei capoluoghi del Sud nulla ancora. C’era stato un timido tentativo di car sharing elettrico, ma pare sia naufragato per problemi fra il Comune e la società che forniva i veicoli a batteria: incomprensioni che riguardano l’utilizzo gratuito delle aree di sosta delimitate dalle strisce blu, e il libero accesso nelle Zone a traffico limitato. Ma a che cosa è dovuta la quasi totale assenza di car sharing (fatta qualche eccezione) al Sud? Forse, può incidere l’elevatissimo numero di furti di macchine. Forse, le società che forniscono i servizi ritengono che certe zone del Mezzogiorno non sono ancora pronte a recepire queste nuove forme di mobilità. Forse, permane il vecchio concetto di proprietà dell’auto. O magari, più semplicemente, non si trova l’accordo con i politici a livello locale. I prossimi mesi potranno dare qualche risposta in più.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , mobilità sostenibile , car sharing


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