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pubblicato il 3 giugno 2014

I sindacati ad Uber: "Allargate il servizio ai tassisti"

Inviata una lettera a Benedetta Arese Lucini, volto italiano della società, ma ancora nessuna risposta

I sindacati ad Uber: "Allargate il servizio ai tassisti"
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I tassisti hanno scritto ad Uber chiedendo di allargare a loro il servizio. "Siamo certi di essere all'altezza del vostro prodotto che potrebbe rappresentare uno stimolo ad un ulteriore crescita qualitativa del servizio ed assicuriamo che troverà realtà create dai tassisti (centrali radiotaxi e applicazioni web tutte made in Italy) pronte e preparate ad affrontare qualsiasi sfida". La lettera è stata inviata tre giorni fa a Benedetta Arese Lucini, volto italiano della società, ma ancora non c'è stata risposta. Anche la dichiarazione del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi sul fatto che UberPop in Italia è "fuori legge" attende una reazione ufficiale da parte della società californiana e questa lettera è la prima apertura dei sindacati dopo la dura contestazione che c'è stata a Milano. Sul tema è intervenuto anche il premier Matteo Renzi, che si è detto disponibile a seguire il caso da vicino.

LA PROVOCAZIONE DEI TASSISTI
Il segretario nazionale dell'Ugl Taxi, Alessandro Genovese, il responsabile trasporti della Cisl taxi, Piero Onorati, il coordinatore regionale Lazio Uiltrasporti settore taxi, Alessandro Atzeni ed il presidente provinciale romano di Federtaxi Cisal, Carlo Di Alessandro, hanno scritto: "Vogliamo dimostrare la nostra disponibilità al confronto anche in termini di mercato, parola che spesso mal si concilia con il servizio pubblico, invitando ad aprire Uber agli unici operatori abilitati al servizio taxi in Italia ed in gran parte di Europa: i tassisti". I sindacalisti provocano Uber parlando di "percentuali e margini di guadagno troppo stretti su delle tariffe amministrate" (quelle dei taxi) e chiedono apertamente se il settore non risulti "poco appetibile" per multinazionali come Uber. Più che di guadagno si parla di servizio pubblico, rivolto a soddisfare anche le domande marginali del mercato del trasporto persone: "anziani, disabili, servizi a strutture ospedaliere, percorsi periferici o zone disagiate dove il guadagno è basso e nessuno vuole andare e a Uber forse non interessa". La vicenda è delicata e i tassisti, che chiedono ad Uber di trasformasi in una sorta di centrale radiotaxi mettono le mani avanti precisando che se l'azienda vuole "continuare a violare, aggirare o cercare di eludere le norme del settore, sapremo contrastarvi con tutti i mezzi che le leggi e la Costituzione italiana ci mettono a disposizione".

LA VOCAZIONE DI UBER
La richiesta dei tassisti è un punto di partenza per un dialogo che potrebbe portare ad una soluzione del problema, ma alla radice c'è il fatto che Uber - startup americana con sede a San Francisco oggi presente in oltre 70 città - ha tutt'altra strada da percorrere. Sebbene sia davvero simile ad una centrale radiotaxi (tu chiami e l'auto con autista arriva) ha obiettivi molto particolari sul lungo periodo. Oggi Uber offre il trasporto attraverso una app e con Uberpop si può scegliere anche un car sharing peer to peer ovvero un servizio di auto in condivisione, in cui il guidatore non è né il singolo utente che si avvale dell’app, né l’autista di Uber, ma un privato qualsiasi, cioè è una persona che si trova nei paraggi e che ha dato disponibilità ad Uber di agire come guidatore ricevendo denaro dalla stessa società. E' ovvio che si tratta di una rivoluzione nel campo della mobilità e che la strada di conciliazione con i tassisti, almeno in Italia, è lunga. E poi c'è un altro aspetto da ricordare: Google ha investito in Uber e un giorno non troppo lontano le auto potrebbero non avere più un autista ma essere tutte delle Google car che si guidano da sole.

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Tag: Attualità , milano , car sharing , car pooling


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