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pubblicato il 30 maggio 2014

Google Car: perché chi costruisce automobili deve avere paura di lei

Ecco 5 motivi per cui bisogna credere che Google sia davvero capace di rivoluzionare la mobilità

Google Car: perché chi costruisce automobili deve avere paura di lei
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A vederla così com’è stata mostrata al mondo non spaventa nessuno. Anzi, la Google Car sembra una di quelle auto giocattolo che si trovano negli ovetti Kinder o nei fumetti. Formato tascabile, un po’ simpatica, un po’ goffa. Di lei tutti i giornali parlano come della prima macchina che non ha il volante e che guida da sola. E poi ci sono gli interrogativi: funzionerà nel traffico reale? E’ sicura? Il riflettori sono tutti puntati sulla possibile (e probabile) rivoluzione funzionale che apporterebbe un veicolo del genere. Ma non si parla della rivoluzione industriale che potrebbe provocare l’entrata di Google nel campo della mobilità. Intesa come stravolgimento degli equilibri economici di un settore cruciale per l’economia mondiale che potrebbe vedersi scippato dopo oltre 100 anni, il compito di progettare e costruire veicoli con quattro ruote.

Immaginare che la cosiddetta Google Car possa fare concorrenza diretta alle auto di Volkswagen, Toyota, General Motors, Hyundai, Fiat-Chrysler, PSA non è fantascienza. Certo, le dichiarazioni di Chris Urmson, direttore del Self-Driving Car Project, che hanno accompagnato la presentazione del prototipo sono apparentemente amicali e filosoficamente costruttive: “Impareremo molto da quest’esperienza e, se la tecnologia si sviluppa come speriamo, lavoreremo con dei partner per portare questa tecnologia nel mondo in modo sicuro”. Ma la storia insegna che Google partendo da idee visionarie, poi non guarda in faccia nessuno quando si tratta di concretizzare il business. E nel caso della Google Car ci sono almeno cinque buone ragioni che inducono a credere che Big G abbia sia le intenzione che i mezzi per fare un’automobile in grado di rivoluzionare la mobilità e il mercato dell'automobile.

1) Fare un’auto elettrica è tecnicamente semplice. Nel senso che costruire un veicolo elettrico è meno complesso e oneroso rispetto ad un’auto tradizionale. Le competenze necessarie per progettare il telaio (inteso come pianale, sospensioni ecc.) si trovano all'esterno come pure le batterie. In tal senso Google ha un vicino di casa in California che ha dimostrato di essere molto competente in materia: Tesla Motors. E i fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page li conoscono molto bene perché ci hanno investito dei soldi nella fase di start up aziendale.

2) Google ha le mappe e i dati. Chi utilizza Google Maps può trovare strade, esercizi commerciali, distributori di carburante e qualsiasi altra cosa. Ma per lo sviluppo della guida autonoma ancora più preziosi sono i dati riguardanti la viabilità e quelli funzionali alla “conoscenza” fisica del territorio. E Google ha anche questi: nel 2013 ha comprato Waze (costo di 1,1 miliardi di dollari), l’app che fornisce informazione sul traffico in tempo reale. Quanto ai dati sul territorio, pensate al database creato per Google Street View. Dal 2007 ad oggi Google ha mappato quasi tutte le strade delle principali zone civilizzate del pianeta terra.

3) Google è collegata ad Uber. Seppur indirettamente. Google Venture - il fondo investimenti di Google che ogni anni finanzia start up promettenti - ha infatti partecipato all’ultimo round di finanziamento della chiacchieratissima app americana mettendo sul piatto 258 milioni di dollari. Molti analisti hanno già scommesso sul fatto che Uber - in prospettiva - possa diventare la porta di accesso alle Google Car. L'unica differenza rispetto ad oggi è che arriveranno senza conducente. Con buona pace dei tassisti, ma pure dei conducenti NCC che oggi operano con Uber.

4) Google ha le risorse economiche. La liquidità a disposizione dell’azienda di Montain View è enorme. Buona parte di questi soldi sono regolarmente investiti in ricerca e sviluppo nonché i acquisizioni di aziende in grado di portare know how strategico. Ma i soldi sarebbero anche sufficienti per avviare la produzione in proprio della Google Car. Che poi, viste le premesse tecnologiche, non avrebbe nemmeno la necessità di essere distribuita o venduta perchè si potrà proporre come servizio di trasporto “pubblico” alla stregua delle più moderne formule car sharing.

5) Google ha una visione aperta. Che è il principale punto di forza di quest’azienda rispetto all’industria automobilistica, ancorata ad una tradizione ultra centenaria. Per questo motivo il progetto Google Car è partito da un foglio bianco senza vincoli concettuali, industriali o politici. Anzi è stata ribaltata la prospettiva di analisi chiedendosi di cosa avrebbero bisogno le persone per nel mondo di oggi per muoversi meglio.

Alcune risposte potrebbero arrivare già nel corso del 2015 al termine della sperimentazione dei primi 100 prototipi di Google Car. Intanto ci auguriamo che chi già produce auto acceleri il cambiamento di approccio alla concezione di mobilità, perché servono idee al passo con i tempi. Ne va del futuro di un’industria fra le più belle del mondo. E anche di noi giornalisti che scriviamo di automobili. Ma questo è un problema nostro.

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Tag: Attualità , google


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