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Retrospettive

pubblicato il 1 giugno 2014

Cent'anni (e più) alla velocità della luce

Dai flebili fari da carrozza al laser, le strade si sono illuminate d'immenso

Cent'anni (e più) alla velocità della luce
Galleria fotografica - Fari auto, l'evoluzioneGalleria fotografica - Fari auto, l'evoluzione
  • 1892 - Faro Carello - anteprima 1
  • 1892 - Faro Carello - anteprima 2
  • 1907 - Fari Acetilene, Itala 35-45   - anteprima 3
  • 1907 - Fari Acetilene, Itala 35-45 - anteprima 4
  • 1914 - Faro Acetilene Carello, Fiat Tipo Zero - anteprima 5
  • 1928 - Brevetto Carello, dispositivo per fari elettrici - anteprima 6

Emozioni: cenare a lume di candela con la propria dolce metà, per esempio. Oppure, come cantava Lucio Battisti in Emozioni: “guidare come un pazzo a fari spenti nella notte”. Roba da bollino “non fatelo a casa”. Eppure, in tempi automobilisticamente romantici, diciamo fino a poco prima degli anni '70, se non si guidava a luci spente, diciamo che si circolava... A lume di candela o poco più. A metà degli anni '60 si passa dalle lampadine a filamento a quelle alogene: la notte comincia ad avere meno segreti. È però nel 1991 che si inizia a intuire quali sono le potenzialità dell'illuminazione automobilistica moderna: la Magneti Marelli - l'italiana Magneti Marelli - fornisce alla BMW, per l'ammiraglia Serie 7, il primo impianto allo xeno. È rivoluzione: la profondità del fascio luminoso e la temperatura della luce (si misura in kelvin e ne quantifica la tonalità) raggiungono livelli prima impensabili. E quando sembrava che si fosse già visto e illuminato tutto, ecco arrivare le luci a LED e, in rapida successione quelle al laser.

AVANTI COL MOCCOLO
In origine, quando l'automobile era un problema più che una soluzione, per via dei guasti e dei pericoli a essa connessi, più che di fari è corretto parlare di vere e proprie scatole di lamiera nelle quali ardeva una lampada ad olio o una candela. Questi rudimenti dell'illuminazione fungevano da segnalatori. Come i fari del porto servono da punto di riferimento per le navi, le lampade delle prime auto servivano ad annunciarne l'arrivo al buio, detto che comunque il loro rumore era talmente forte che non accorgersene era quasi impossibile; altro che il silenzio delle ibride e delle elettriche di oggi. Nel 1908 arriva invece il primo “bozzetto” di luce moderna: la Hella costruisce il primo proiettore elettrico con tecnologia a filamento, detta anche a incandescenza. La luce è generata dal riscaldamento di un filamento di tungsteno mediante la corrente elettrica. Una tecnologia che ha resistito, con vari e importanti affinamenti, fino a alla metà degli anni Sessanta, quando debuttano le lampade alogene, che rischiarano molto meglio la notte, durano di più e vengono usate per i fari anabbaglianti, abbaglianti e fendinebbia.

L'ERA MODERNA VA A GAS (ITALIANO)
1991: la BMW Serie 7 scopre una “nuova” luce grazie anche alla Magneti Marelli. Addio filamento, benvenuto gas xeno in cui sono immersi due elettrodi tra cui viene innescato un arco elettrico. Il sistema, complesso, richiede un cervello elettronico, un accenditore, ma anche (almeno all'inizio) i lavafari e la regolazione automatica dell'altezza del fascio luminoso. Successivamente vengono introdotti i proiettori con lampade a scarica da 25 watt, che rientrano così nel limite di legge che consente di non montare lavafari e regolazione altezza. Per l'uomo della strada, il passaggio dall'alogena allo xeno è evidente quando, nello specchietto retrovisore, nota un'inconfondibile luce azzurra al posto di quella molto gialla, ormai vintage, della vecchia lampadina.

LE LUCI “SPAZIALI” A LED E A LASER
Consumi ed emissioni, km/l e CO2: sono queste le ossessioni dei progettisti negli ultimi anni. E poi “lui”, il design, sempre più hi-tech e necessariamente riconoscibile persino a centinaia di metri di distanza. Come una manna dal cielo sono arrivate le luci a led, una tecnologia che, a parità di luce emessa, assorbe circa un quinto dell'energia succhiata dalle lampade alogene, oltre ad avere una temperatura di luce molto vicina a quella solare a mezzogiorno. In questo modo, non solo chi è al volante si sente più sicuro, ma l'effetto giorno anche in piena notte fa bene all'umore. Altro vantaggio dei LED è la durata elevatissima (anche perché non è prevista la possibilità di sostituzione dei moduli), mentre l'elevata plasticità dei led ha consentito il fiorire di forme di tutti i tipi nelle “gemme luce” delle auto degli ultimi anni. Anche in questo caso, l'italianissima Magneti Marelli è protagonista, visto che ha fornito all'Audi la tecnologia per la prima auto al mondo con tecnologia full-led: la R8 V10. L'ultima frontiera si chiama laser, la stanno mettendo a punto in Audi, ancora loro, ma anche in BMW, che la offre in anteprima mondiale sulla i8. In pratica, la sorgente luminosa bianca generata dal laser (blu) passa in uno strato di fosforo dando poi origine alla luce laser BMW, che in questo modo ha una densità luminosa identica a quella della luce solare. Risultato: 24 ore di “luce solare” sono garantite e la profondità del fascio luminoso arriva alla bellezza di 600 metri.

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Tag: Retrospettive , auto storiche


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