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pubblicato il 13 maggio 2014

Dal car sharing al peer to peer

La crisi spinge a utilizzare nuove forme di mobilità, ad esempio si affitta la propria auto ad altri per brevi periodi di tempo

Dal car sharing al peer to peer
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Che piaccia o no, che lo si ritenga dannoso per il mercato auto oppure no, comunque il car sharing è uno dei fenomeni del momento: il servizio di auto in condivisione sta prendendo piede grazie a numerosi operatori in Italia (i più popolari sono car2go ed Enjoy). Il car sharing si sta rivelando una formula vincente per economicità, accessibilità, flessibilità ma c’è un secondo aspetto da considerare e che è stato evidenziato da un recente studio di Deloitte e Aniasa (Associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici di Confindustria), dal titolo “Noleggio e car sharing al centro dello sviluppo della smart mobility cittadina, aziendale e turistica”: si potrebbe via via affermare in futuro il cosiddetto peer to peer. Che cos’è? Semplice: il processo con cui un proprietario di un’auto mette il proprio veicolo a disposizione degli altri in affitto per brevi periodi di tempo. Queste forme cominciano ad attrarre il cliente finale. Quindi, col car sharing, guidi tu e sai quale macchina userai. Col peer to peer, l’autista è un altro. E tu sei il passeggero.

ANCHE QUESTIONE DI COSTI
Vedremo mai il peer to peer diffondersi in Italia? Le polemiche sono già roventi in merito. Qualche giorno fa Uber (una specie di noleggio con conducente che sta facendo infuriare i tassisti milanesi) ha lanciato, sempre a Milano, UberPop. Il progetto è semplice: tramite l'applicazione per dispositivi mobili, è possibile o prenotare una vettura con conducente oppure scegliere peer to peer. Nel secondo caso, con UberPop, si viene raggiunti da chi si è affiliato al programma e si trova in prossimità del richiedente. Il costo è di 49 centesimi al minuto (un quinto dei quali trattenuti da Uber). Ma il Comune di Milano è stato durissimo: “È importante sottolineare che si tratta di un progetto irresponsabile. Questa novità espone tutte le persone che decideranno di farsi pagare per fare il tassista abusivo, magari in buona fede, alla confisca del veicolo, a una sanzione amministrativa (da 1.761 a 7.045 euro) e alla sospensione della patente da quattro a dodici mesi, così come previsto dal Codice della strada.

INNOVAZIONE E LEGALITA'
Si tratta di bilanciare l'innovazione con il rispetto delle regole ci piacerebbe che la futura città metropolitana avesse pieno titolo di legiferare in tematiche come questa”. Quindi, il Comune invita il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, a occuparsi al più presto alla questione: “Il ministro non può assolutamente sottrarsi perché siamo fermamente convinti che si potrebbero utilizzare le nuove tecnologie nel rispetto di leggi che però occorre adeguare ai tempi che cambiano. Il Governo non ignori il tema”. Come replica Uber? Benedetta Arese Lucini, regional manager di Uber Italia, è chiara: “Reputiamo che il servizio possa essere inserito nella sharing economy. Siamo d'accordo con il Comune riguardo alla necessità di una regolamentazione e siamo disposti a sederci al tavolo e a discuterne. Ci poniamo a difesa delle persone della nostra community e lo faremo sempre”. Inoltre, specifica Uber, viene controllato che il veicolo sia assicurato e che il conducente, oltre a essere munito di licenza di condurre, non abbia carichi giuridici. La partita è appena iniziata, e con la fame di mobilità che c’è nelle nostre città (i mezzi pubblici efficienti, specie in certi orari e in determinate zone, sono un sogno) ne vedremo delle belle.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , mobilità sostenibile , codice della strada , car sharing


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