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Mercato

pubblicato il 8 maggio 2014

Dossier FCA, piano industriale 2018

Alfa Romeo, Fiat ammette i suoi errori

Harald Wester fa autocritica con l’Arna e vuole azzerare tutto per “ritrovare le radici e il DNA del marchio”

Alfa Romeo, Fiat ammette i suoi errori
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La gestione del marchio Alfa Romeo da parte di Fiat è costellata di errori e scelte sbagliate che negli ultimi anni hanno snaturato l’immagine e la qualità della storica Casa del Biscione. E’ un dato di fatto che ha ridotto il listino Alfa Romeo a soli tre modelli e che costringe la stessa Fiat Chrysler Automobiles (FCA) ad ammettere le proprie colpe del passato; è successo durante la presentazione del piano industriale FCA a Detroit, per voce dello stesso Harald J. Wester, responsabile dei marchi Alfa Romeo e Maserati. Il manager tedesco ha infatti parlato del piano prodotti Alfa Romeo 2014-2018 partendo dall’assunto che occorre “azzerare tutto”, ripartire cioè da capo per “ritrovare le radici e il DNA del marchio”.

CINQUE PUNTI DA CUI RIPARTIRE, IN STILE 4C
In pratica Marchionne e la sua fidata squadra di dirigenti non accampano scuse né cercano di minimizzare gli errori di ieri, ma prendono spunto dagli sbagli per dire che l’inizio della nuova era Alfa Romeo deve partire dalla 4C e ribadire in cinque punti quello che conta nel DNA Alfa: motori evoluti e innovativi, perfetta distribuzione 50-50 dei pesi, design all’avanguardia e inequivocabilmente italiano, soluzioni tecniche esclusive e un rapporto peso/potenza unico per la categoria. Prima di arrivare a questo risultato attraverso ad una vera e propria rivoluzione interna della gamma che avrà il suo culmine fra il 2016 e il 2018 la Casa italiana si concede il lusso di elencare alcuni dei propri “scivoloni” più clamorosi, partendo proprio da quell’Alfa Romeo Arna che ha forse segnato il punto più basso nella storia del Biscione.

ARNA E 164, NON ABBASTANZA ALFA
Le sette slide dell’inatteso “mea culpa” Alfa Romeo partono proprio dal fatto che la grande tradizione sportiva della Casa italiana, vincitrice fra l’altro di quattro 24 Ore di Le Mans, dieci Targa Florio e undici Mille Miglia, non ha mai monetizzato i successi in gara trasformandoli in buoni risultati finanziari, raggiungendo al massimo un picco produttivo di 180.000 vettura negli anni Ottanta del secolo scorso. Il “peccato originale” viene però individuato nella nascita dell’Alfa Romeo Arna, una compatta datata 1983 con carrozzeria della Nissan Pulsar e motore boxer dell’Alfasud. Questo passo falso è stato fatto durante la gestione statale IRI, ma neppure Fiat S.p.A. subentrata nel 1987 è del tutto incolpevole, se è vero che lo stesso Wester liquida l’Alfa Romeo 164 come un semplice tentativo di trasformare la Fiat Croma in un’Alfa cercando di sfruttare architetture e motorizzazioni comuni.

BASTA CONFORMISMI E MIRE GENERALISTE
Dalla severa autocritica di Wester non si salvano neppure “auto stupende” come l’Alfa Romeo Brera, la 159 e la Spider o le vincitrici del titolo di auto dell’anno Alfa 147 e 156, tutte colpevoli di non aver rispettato i già citati cinque punti del glorioso DNA Alfa. Negli ultimi anni, continua Wester, il marchio italiano è stato capace di rispettare la tradizione solo a livello di stile, lasciando che la concorrenza tedesca riuscisse ad accumulare un “vantaggio enorme” e perdendo credibilità nel pianificare un futuro “tradizionale”. La soluzione, affidata anche ai centri di sviluppo segreti denominati “skunk works” che stanno già pensando le Alfa del futuro, viene dall’adozione di alcune soluzioni radicali: “resistere al conformismo dei produttori generalisti, superare i limiti dei processi produttivi tradizionali, porsi come riferimento da contrapporre alla migliore produzione tedesca e fare in modo che la dirigenza torni a proteggere e finanziare il marchio”.

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Tag: Mercato , Alfa Romeo , auto italiane


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