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pubblicato il 6 maggio 2014

Multe, la Cassazione stoppa i Comuni

Niente più cartelle di pagamento da centinaia di euro per sanzioni pagate senza aggiungere l'intero importo delle spese postali o di accertamento

Multe, la Cassazione stoppa i Comuni

La storia ha dell’incredibile. Nel 2005, un automobilista commette un’infrazione (che l’uomo non ha mai contestato) e riceve a casa la famigerata busta verde contenente la multa: il mittente è la polizia municipale di Lucca. Paga, ma qualche anno dopo gli arriva una cartella esattoriale di 150,82 euro. Il motivo? Per errore, aveva pagato solo una parte delle spese postali: uno sbaglio di circa 3,25 euro. Ossia la spesa sostenuta dalla polizia per inviare la raccomandata con cui il destinatario del verbale viene avvisato che c’è stato un mancato recapito e che il plico torna all’ufficio postale (qui, si considera notificato dopo 10 giorni di giacenza). Così, nel 2009, l’automobilista fa ricorso al Giudice di pace di Pisa e vince. Il Comune è condannato a pagare 1.840 euro di spese legali. L’ente locale fa immediatamente ricorso per Cassazione. Qui il Comune perde ancora: il pagamento della multa estingue il debito.

UN PRINCIPIO CONDIVISIBILE
Va detto che, in passato, la Cassazione s’era espressa in altro modo sulla questione; comunque, questa sentenza, la numero 9507 del 21 gennaio 2014, resa nota il 30 aprile (seconda sezione), è storica. Anzitutto, è tutta dalla parte dell’automobilista (come alcune altre sentenze sugli autovelox o sugli incidenti) e costituisce un fondamentale precedente a favore del cittadino. Secondo, stabilisce un principio cui altri giudici di ogni ordine e grado possono attenersi: niente più cartelle di pagamento da centinaia di euro per multe stradali pagate senza aggiungere l'intero importo delle spese postali o di accertamento. Terzo, l’errore dell’automobilista in questione è molto più frequente di quanto si creda, perché i verbali spesso sono papiri scritti in bizantino.

CHE COSA CAMBIA
Fino a ieri, pagare col bollettino sbagliato finora era considerato un adempimento che non estingue la violazione stradale; la somma versata era tenuta in acconto. Dopo 60 giorni dalla notifica, se non si integrava il versamento, scattava il raddoppio della sanzione previsto anche per chi non paga per nulla. Con conseguenti cartelle pesanti: norme assurdamente a favore dei Comuni, che si appoggiano agli enti di riscossione, con cui è impossibile dialogare. Adesso, invece, se si paga la multa si è in ordine. In ogni caso, anche questa controversia dimostra quanto sia necessario mettere mano al Codice della strada: troppo spesso, i Comuni interpretano norme fumose a loro favore, con relative batoste per gli automobilisti.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada , sicurezza stradale , multe


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