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Interviste

pubblicato il 1 maggio 2014

Ayrton Senna, i perché di un mito

Spietato in pista, buono nella vita. Il campione brasiliano era un uomo poliedrico e affascinante, ricco di argomenti mai banali

Ayrton Senna, i perché di un mito
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Sono passati esattamente vent'anni anni da quel Gran Premio in cui Ayrton Senna perse la vita, ma la sua leggenda è ancora viva. In molti ricordano le immagini di quel settimo giro al gran premio di San Marino, quando la Williams numero 2 che pilotava uscì di pista impattando violentemente il muretto oltre le vie di fuga. E' l'ultima drammatica fotografia di una vita straordinaria che è rimasta impressa nella memoria di tanti, forse perché il talento di Senna era così grande che emerse fin dagli esordi in Formula 1, con la Toleman nel 1984. Nonostante la pioggia torrenziale riuscì ad ottenere un memorabile secondo posto nel GP di Monaco e da lì in poi fu tutta un'ascesa. Di questo e di molto altro abbiamo parlato, nel giorno dell'anniversario dell'incidente, con Franco Nugnes, direttore di OmniCorse.it, che ci ha detto subito: "Senna sarebbe diventato un mito anche senza la fine tragica al Gp di San Marino del 1994 per talento e carisma. È raro trovare entrambe le qualità. Ci ha aggiunto la capacità di saper mantenere alta la concentrazione mentre gli altri la perdevano. Sia che ci fosse da vincere un Gp o firmare un contratto. Il terribile weekend di Imola, invece, ha rivelato la caducità dei grandi. L’inadeguatezza di quella F.1 che era arrivata oltre i limiti dell’uomo. Era morto il Migliore: è stato uno choc per tutti. Un braccetto della sospensione anteriore destra si è conficcato fra la guarnizione della visiera del casco e la calotta, penetrando nell’orbita dell’occhio destro e devastando il cervello di Magic. Un destino crudele: bastava che quello spunzone di metallo rimbalzasse di lato solo di qualche millimetro e Ayrton sarebbe uscito incolume della sua Williams-Renault e sarebbe tornato ai box arrabbiatissimo con i tecnici della squadra di Grove, perché a oltre 300 km/h si era rotto il piantone dello sterzo e si era schiantato contro il muretto all’esterno della curva del Tamburello, per una modifica maldestra eseguita in pista il giorno prima. Era stato usato un pezzo di tubo con la ruggine! Hanno provato a dargli anche la colpa, ma per fortuna la verità è venuta a galla. Era spietato in pista, ma un buono nella vita. Con una tendenza al misticismo di chi affrontava l’esistenza come una missione da compiere. Dava sempre la sensazione di avere il controllo di quanto accadeva intorno a sé, ma non dentro di lui. Lo sguardo era spesso malinconico anche nei momenti più felici. Contrasti di un uomo poliedrico, affascinante. Ricco di argomenti, spesso profondi, mai banali".

OmniAuto.it: Qual è stata la gara più emozionante di Senna?
Franco Nugnes: "Fra le quarantuno vittorie in Formula 1 ce ne sono molte che sono ricordate come dei capolavori: due in particolare, entrambe sul bagnato. Gp di Monaco 1984: Ayrton è all’inizio della sua carriera con la Toleman TG184-Hart, una monoposto di secondo piano di una squadra che non è mai stata un top team. Qualifiche sull’asciutto, gara sul bagnato. Il brasiliano scatta a centro griglia dal 13esimo posto e in appena 19 giri sotto la pioggia torrenziale risale fino al secondo posto con sorpassi quasi impossibili sulle stradine del Principato. Alla 32esima tornata è alle spalle del leader Alain Prost: il francese è in testa con la McLaren MP4/2-Tag Porsche, la monoposto più competitiva, ma non riesce a tenere a bada lo scalpitante brasiliano. Prima che si materializzi l’inevitabile sorpasso, il direttore di gara (Jacky Ickx) sventola la bandiera a scacchi in anticipo adducendo le ragioni di sicurezza, e “regalando” il successo a Prost fra mille polemiche. Senna fu defraudato della prima vittoria, ma era evidente a tutti che era nata una stella. L’altro episodio si riferisce al 1993: il paulista aveva già vinto tre titoli mondiali (1988/90/91) e con la McLaren MP4-8 spinta dal motore Ford V8 meno potente degli imperanti 10 cilindri non può reggere il passo delle imprendibili Williams. Medita il ritiro, ma alla fine accetta di correre a “gettone” per Ron Dennis. L’11 aprile si corre a Donington per il Gp d’Europa. Sull’asciutto le Williams sono imprendibili, ma si corre sul bagnato. Non parte benissimo ed è quinto nelle prime fasi, ma gli basta un giro per andare al comando e seminare tutti: Damon Hill finisce a un minuto e mezzo, Prost a un giro!".

OmniAuto.it: Perché anche le nuove generazioni ne ammirano il talento?
Franco Nugnes: "E’ stato il campione che ha sancito la fine di un’epoca della F.1 ma è stato il primo a interpretare l’era moderna: per anni ha rappresentato un esempio da seguire per i piloti della nuova generazione. Un campione completo, con una grande fantasia: per lui non c’erano punti di una pista dove non si poteva sorpassare, ma bisognava saper creare le occasioni per farlo. Insuperabile nel giro secco da qualifica, non perdeva mai un secondo in un doppiaggio".

OmniAuto.it: C'è qualcosa di diverso tra Ayrton Senna e i campioni di oggi?
Franco Nugnes: "Senna è stato un innovatore, uno sperimentatore. Non si accontentava mai, era molto esigente con se stesso e gli altri. Ha curato la preparazione fisica come un vero atleta, faceva attenzione all’alimentazione e alle ore di sonno, ma non si negava le belle donne. Sapeva gestire il suo tempo, separando la professione dalla vita privata. Parlava per ore con gli ingegneri perché voleva essere consapevole di ogni aspetto della monoposto. Addirittura il primo traction control della Honda era stato sviluppato dai giapponesi sulle capacità di guida del brasiliano: lo avevano preso come punto di riferimento per scrivere le loro mappe elettroniche. Per i nipponici era diventato un idolo…".

OmniAuto.it: Qual è l'insegnamento più grande che quest'uomo ci ha lasciato?
Franco Nugnes: "Di saper fare le proprie scelte nella vita, portandole avanti con grande determinazione. Ogni successo era frutto di sacrificio, di fatica. Anche se dall’esterno sembrava tutto terribilmente facile. In realtà ogni affermazione nasceva da un grande travaglio interiore, nella consapevolezza che non è mai il momento di sedersi, ma la vita è curiosità, ricerca, voglia di mettersi alla prova e di misurarsi. Era Magic come pilota, ma anche come uomo. Ecco perché ha lasciato un vuoto che non si può colmare…".

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Tag: Interviste , VIP , piloti , anniversari


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