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Attualità

pubblicato il 1 marzo 2007

Gli effetti dei blocchi del traffico...

Gli effetti dei blocchi del traffico...

Lo scorso weekend un evento incredibile: il blocco generalizzato della circolazione in un' area vastissima del nord- Italia.
In questi giorni, i commenti, che sui principali giornali nazionali, in veritá, sono stati molto limitati rispetto al rilievo dato dai telegiornali. Subito sono cominciate le polemiche tra favorevoli e contrari, tra esponenti del Governo ed esponenti delle amministrazioni regionali - che erano stati i promotori del blocco - e tra associazioni dei costruttori ed associazioni ecologiste.

Abbiamo deciso di tornare nuovamente sul problema (toccato qualche tempo fa dal Focus "Gli Untori del XXI Secolo") per cercare di dare un senso a queste iniziative ma, soprattutto, per cercare di comprendere gli effetti reali che esse possono avere.
Sappiamo che l' inquinamento è attribuibile, in Europa, grosso modo nella misura di un terzo ai riscaldamenti (domestici ed uffici), un terzo ai mezzi di trasporto ed un terzo all'industria, ivi compresa la produzione di energia.
Questa suddivisione per "fonti" evidenzia immediatamente il marginale effetto che il blocco dei soli mezzi di trasporto privati può avere sull'inquinamento complessivo, anche se i blocchi venissero reiterati più volte all'anno: è matematica e non c'è demagogia che tenga. Ne consegue che una politica a favore dell' ambiente che andasse a colpire genericamente i soli mezzi di trasporto avrebbe effetti molto limitati sull'inquinamento a fronte di un forte impatto sociale: possibilitá di movimento dei singoli, "pazienza" degli elettori ed il coraggio degli amministratori ad applicare misure impopolari.

Ciò nonostante queste iniziative hanno il pregio di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi ambientali e sulla necessità di modificare comportamenti che per pigrizia ed individualismo non privilegiano l'utilizzo dei mezzi pubblici, a volte neppure per brevi percorsi che potrebbero essere agevolmente effettuati a piedi.
Dal punto di vista degli amministratori è quindi sciocco, per non dire superficiale, cercare di combattere l'inquinamento e di modificare i comportamenti degli amministrati solo con questi mezzi.

Occorrono viceversa piani assai più coraggiosi di quelli attualmente in vigore in modo da spingere da un lato all'uso del mezzo pubblico, con conseguenti investimenti in infrastrutture e mezzi per il trasporto urbano eco-compatibile e, dall'altro, che utilizzino la leva fiscale in modo da facilitare un rinnovamento del parco circolante a favore di mezzi meno inquinanti: perché ad esempio non azzerare la tassa di possesso per i veicoli Euro 4 sino ad introduzione dell'Euro 5? Perché non generalizzare e rendere più significativi gli sgravi previsti per l'installazione di impianti GPL e Metano, estendendo tali sgravi anche alla tassa di possesso di vetture Euro Zero, ma provviste di tale tipo di impianti? Perché non incentivare l'utilizzo del bio-diesel aumentandone la percentuale di miscelazione nei gasoli oggi in commercio e, diminuendo, in proporzione, le accise? Perché, visti gli aiuti di Stato all'industria nazionale che in passato - e non solo - ha beneficiato di miliardi e miliardi di contributi erogati sotto forma di cassa integrazione, non si pensa di elargire tale tipo di aiuti, legandoli all'introduzione sul mercato nazionale di motori flexifuel quali quelli commercializzati da anni in Brasile?

Il processo di rinnovamento del parco veicoli verrebbe sensibilmente accelerato, sicuramente molto di più che non adottando solo misure restrittive in fatto di circolazione; si registrerebbe un incremento delle rottamazioni (o esportazioni) di centinaia di migliaia delle autovetture più vecchie ed un parallelo abbattimento delle emissioni inquinanti, in misura notevolmente superiore a quello ottenibile con molti giorni di blocco.
Il calo nel gettito d'imposta sarebbe più che bilanciato dal gettito fiscale riveniente dalla vendita di nuovi veicoli, mentre coloro che non possono permettersi un acquisto del nuovo, potranno sempre continuare a utilizzare i veicoli vecchi anche se col rischio di blocchi nella circolazione.
Una fiscalità differenziata potrebbe quindi influire molto sull' ambiente a patto che non si ricorra a misure "populistiche" che colpiscano indiscriminatamente tutti e tutto per far accettare provvedimenti impopolari.

Ma veniamo agli aspetti psicologici sul consumatore di questa lotta contro l'inquinamento. E' indubbio che nel medio/lungo periodo questi provvedimenti altereranno il comportamento degli automobilisti. E' inevitabile che nel mondo la coscienza ecologica si faccia sempre più strada e questo porterà ad accettare di buon grado provvedimenti come le "congestion charges" di alcune città europee (vedi Londra), che obbligano al pagamento di un ticket chi vuole attraversare il centro urbano.

La spinta poi verso lo sviluppo di motori ecologici in attesa dell'avvento dell'idrogeno si fa sempre più forte anche sulla base delle direttive europee in materia.
Di particolare rilevanza è stata la negoziazione condotta dai tedeschi in seno alla UE per ottenere l' innalzamento a 130 g/km per le automobili del limite da rispettare a partire dal 2012. Come osserva il settimanale inglese "The Economist" - in edicola questa settimana - gli effetti sull'industria automobilistica di norme sempre più stringenti e del mutamento degli orientamenti dei consumatori, potrebbero essere importanti al punto da mettere a repentaglio la superiorità e la forza del brand dei costruttori tedeschi. Secondo il settimanale solo 6 modelli costruiti da case tedesche rispettano i nuovi limiti contro ben 34 della concorrenza. E questo dipende dal fatto che, pur nella riconosciuta superioritá della tecnologia tedesca in molti campi, la tipologia ed il peso delle vetture prodotte richiede motori di potenza e dimensioni più elevati e quindi con un livello di emissioni di CO2 proporzionalmente più alto. Non bisogna tuttavia sottovalutare la componente tecnologica, un settore nel quale l' industria automobilistica tedesca è fortissima e potrebbe riservare ulteriori sorprese in materia di emissioni.

La conclusione di queste valutazioni sul blocco del 25 febbraio non può non ritornare sulle politiche generali da sviluppare in materia ambientale. Ed un appello ci sembra necessario ai nostri amministratori affinché non demonizzino l'auto perché non è colpevole più di altri agenti del peggioramento dell'aria nelle grandi aree urbane e perchè parte integrante del nostro modello di vita sociale. Occorrono politiche a favore del trasporto pubblico, di una migliore distribuzione del trasporto passeggeri e merci a favore della ferrovia, di politiche fiscali e tariffarie coerenti e non populiste. Ma soprattutto occorre considerare che, oltre ai mezzi di trasporto, vi sono altri "grandi inquinatori", i riscaldamenti e l'industria, verso i quali occorre focalizzare l' attenzione e trovare rimedi.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Attualità , blocco traffico , inquinamento


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