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pubblicato il 8 aprile 2014

Pirati della strada, sei anni di stragi

Ci sono dati agghiaccianti. Spesso, la causa è l’alcol

Pirati della strada, sei anni di stragi

C’è da mettersi le mani nei capelli: 653 morti in sei anni, dal 2008 al 2013, per mano di pirati della strada. Automobilisti che, dopo aver causato un sinistro, fuggono senza soccorrere le vittime. È quanto emerge dai dati Asaps (Amici Polstrada). Ma non è tutto: alle vittime si devono aggiungere i 4.168 eventi e i 4.943 feriti, alcuni dei quali gravissimi. Il guaio è che i pirati sono forse consapevoli di poterla fare franca: nei sei anni presi in considerazione, solo 2.711 (65%) sono stati identificati.

IL DRAMMA DELLO “STATO ALTERATO”
Il 26,4% dei pirati identificati è risultato in stato di ebbrezza alcolica, un dato che corrisponde anche a 172 delle 653 vittime totali. Però la percentuale reale è, con tutta probabilità, molto più elevata: il pirata non viene catturato nell’immediatezza del fatto. Quando il fuggitivo è acciuffato, a distanza di ore o giorni, potrebbe non esserci più alcol nel sangue, presente invece al momento dell’impatto. L’Asaps stima che un pirata su due sia ubriaco durante l’incidente. Senza considerare i pirati che viaggiano sotto l’effetto di droghe. Un altro dato che fa riflettere è che 682 pirati della strada sono stranieri, ossia il 25,1% del totale: una percentuale altissima rispetto alla presenza di stranieri in Italia. In entrambi i casi (guida in stato alterato da alcol o droghe, e stranieri al volante), occorre davvero un’opera di sensibilizzazione per evitare l’ulteriore dilagare del fenomeno. Si deve poi lavorare sotto il profilo della prevenzione: urgono più alcoltest e drogatest sulle strade, e le forze dell’ordine dovrebbero essere messe nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio operato. Soprattutto, occorre non eccedere con i controlli automatici del Grande Fratello: autovelox, Tutor e telecamere non scovano e non fermano chi guida in stato alterato.

IN ATTESA DELL’OMICIDIO STRADALE
Con l’attuale Codice della strada, nel caso di sinistro mortale o con gravi lesioni fisiche provocato da un guidatore in pesante stato d'ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, scatta il reato di omicidio colposo (dovuto cioè a imperizia, negligenza o imprudenza). La reclusione va da tre anni (la scelta più frequente dai giudici) a teorici 10 anni: una pena massima che non viene quasi mai applicata, e resta sulla carta. Mentre la patente viene ritirata temporaneamente. Certo, talvolta, viene applicato il reato di omicidio colposo aggravato dalla guida in stato alterato. Ma la vera rivoluzione può arrivare solo con il nuovo reato di omicidio stradale, di cui si parla ormai da cinque anni. Si configurerebbe, per il conducente con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi o sotto effetto di droghe, la reclusione da 8 a 18 anni, la patente verrebbe revocata per tutta la vita. L’obiettivo è assimilare quanto più possibile il reato di omicidio stradale a quello doloso (ossia volontario), in quanto il guidatore sa di avere elevate probabilità di causare incidenti mortali (o comunque un sinistro gravissimo), ponendosi al volante in stato alterato. Non resta da vedere se, magari sotto la spinta del premier Matteo Renzi (che pare favorevole all’introduzione dell’omicidio stradale), il Parlamento avrà intenzione di lavorare in questa direzione.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , sicurezza stradale


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