dalla Home

Attualità

pubblicato il 2 aprile 2014

Strisce blu e autovelox finti: è vecchia politica

Dopo gli annunci, nessun cambio di fatto e c'è caos totale sulle multe e sulle regole da adottare nelle città italiane

Strisce blu e autovelox finti: è vecchia politica

Tengono banco le multe date in città: parliamo dei divieti di sosta sulle strisce blu. Ma a far discutere parecchio sono anche gli autovelox finti, detti pure Velo Ok e Speed Check, grossi box arancione a margine della strada. Andiamo con ordine, partendo dalle strisce blu e tentando di fare chiarezza il più possibile. Il 10 marzo 2014, il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, accende la miccia: “Chi paga la tariffa base del parcheggio a pagamento e prolunga la sosta abusivamente oltre alla scadenza del tagliando non può essere multato. Niente verbale di 25 euro, quello che i Comuni appioppano a chi sfora, in base al Codice della strada. "In questo caso, si tratta infatti di una semplice evasione tariffaria senza verbali da elevare ai sensi del Codice della strada". Il ministero dei Trasporti insiste: è stato ribadito più volte nel corso degli ultimi anni, particolarmente dal 2010 in poi, che negli stalli blu in cui non sono imposte limitazioni temporali la sosta protratta oltre l'orario per cui è stato pagato il ticket non comporta l’applicazione di sanzioni del Codice della strada, ma configura soltanto un'inadempienza contrattuale: “E il ministero dell’Interno, in seguito a un riesame del parere espresso nel 2003, ha successivamente, nel 2007, condiviso la disamina svolta dal ministero dei Trasporti, emettendo poi nel 2010 una serie di pareri in tal senso. Per recuperare i mancati pagamenti, le amministrazioni locali possono affidare al gestore del servizio le azioni necessarie al recupero delle evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti, ivi compresi il rimborso delle spese e le penali, da stabilire con apposito regolamento comunale”. Ma l'Anci (Associazione dei Comuni) non ci sta, e risponde in modo piccato. Vediamo come.

LA PRIMA REAZIONE DEI COMUNI
“All'automobilista che parcheggia con ticket scaduto negli stalli blu in cui non sono imposte limitazioni temporali per la sosta si applica una sanzione che deve essere definita dal regolamento comunale”. Lo ha precisato l'Anci con un comunicato diffuso il 21 marzo 2014: “Si fa presente infatti, che la norma (articolo 7, comma 1, lettera f, del nuovo Codice della strada) è chiara, così come il suo regime sanzionatorio: se la sosta avviene omettendo l'acquisto del ticket orario, deve necessariamente applicarsi la sanzione di cui all'articolo 7, comma 14, del Codice; se invece la sosta si protrae oltre l'orario per cui è stata pagata la tariffa dovuta, si applicherà la disposizione sanzionatoria prevista dalla disciplina della sosta, anche in relazione a quanto disposto dal regolamento comunale”. Ma il ministro Lupi replica: "La questione è semplice, se ho pagato la sosta e poi sto 10 minuti in più, non posso ricevere la multa, ma dovrò pagare la differenza e il tempo in più. Ai comuni chiediamo di rispettare le regole che il codice della strada prevede. Non serve una norma, perché abbiamo verificato che l'interpretazione della norma è chiara e quindi il caso è chiuso. Per una volta non complichiamo la vita ai cittadini".

L’INCONTRO
Si svolge allora l’incontro tra il ministero dell’Interno Angelino Alfano, il ministro Lupi e il presidente dell'Anci Piero Fassino. Morale: “Si è convenuto che la regolamentazione della sosta è competenza dei Comuni che ne definiscono le modalità con proprio atto deliberativo. Per le zone a strisce blu, laddove la sosta si protragga oltre il temine per il quale si è pagato, la sanzione pecuniaria potrà essere irrogata solo in presenza di specifica previsione del Comune”. E ancora: “L’incontro che abbiamo avuto questa sera con i ministri Alfano e Lupi ha consentito di riconoscere che il tema della sosta è una competenza dei Comuni, che ne regolano le modalità e le sanzioni sulla base di propri atti deliberativi. Un risultato che fa chiarezza e consente ai Comuni di operare nella chiarezza ed esercitando i propri poteri'', parole di Fassino, il quale ha espresso “soddisfazione per una conclusione che fuga qualsiasi ombra sulla legittimità e sulla correttezza dei Comuni”.

LA REAZIONE DI POLIZIAMUNICIPALE.IT
Ma poliziamunicipale.it (il portale tecnico della polizia locale) non ci sta, ed è uno dei primi siti a denunciare l’assoluta mancanza di chiarezza: “Sulla strada la polizia municipale non usa i pareri o gli accordi politici ma applica le norme. E al momento la questione dei ticket scaduti e dei box porta autovelox resta avvolta nel mistero per cui i vigili alzano le mani e attendono istruzioni normative. ritiene che le dichiarazioni rilasciate all'esito dell'incontro tra i ministri Lupi e Alfano e il presidente Anci, Fassino, non siano sufficienti a risolvere le delicate questioni operative sottese. Per quanto riguarda i ticket scaduti, spiega il direttore del portale Stefano Manzelli, rimettere la vicenda in capo ai singoli regolamenti comunali significa differenziare inevitabilmente le procedure e le tariffe da comune a comune e creare un aggravio di spesa per il recupero degli importi tariffari evasi dagli utenti. Insomma un boomerang per le tasche dei contribuenti e tanta carta in più per i Comuni”. In effetti, è la vecchia politica che riappare, più forte di prima; comunicati senza capo né coda; mistero assoluto su quali sanzioni subiranno i cittadini, col ministro che si affretta a dichiarare: le sanzioni ovviamente non dovranno essere più salate delle multe previste dal Codice della strada (25 euro). Sarebbe un paradosso incredibile. “Le penalità per il mancato pagamento che i Comuni possono prevedere devono essere improntate a criteri di commisurazione e ragionevolezza rispetto alla tariffa richiesta per la sosta. La penalità per il non rispetto di un contratto (tale è il pagamento di una tariffa a fronte dell’erogazione di un servizio) non può essere vessatoria”, auspica il ministro. vedremo.

ANCORA PIÙ CAOS
Se sulle strisce blu regna il caos, sugli autovelox finti la situazione è ancora più contorta. Secondo Lupi, i Velo Ok e Speed Check usati dai Comuni "non sono in regola e possono anche costituire un pericolo". A differenza dei veri autovelox, questi sono contenitori vuoti - per lo più di plastica - che vengono posti a margine della strada “con il dichiarato intento - scrive il ministro - di condizionare la velocità dei veicoli”. Peccato però che come dice Lupi questi strumenti “non sono inquadrabili in alcuna delle categorie di dispositivo o di segnaletica previste dal vigente Codice della Strada” e pertanto “non sono suscettibili né di omologazione né di approvazione o autorizzazione”. Forte la presa di posizione di poliziamunicipale.it: “Sulla questione degli armadietti porta autovelox spetta ai ministeri mettere la parola fine alla questione. L'occasione è rappresentata dall'atteso decreto interministeriale che deve ancora essere diramato dall'entrata in vigore della legge 120/2010. La polizia locale non può applicare le dichiarazioni politiche durante gli accertamenti di polizia stradale. Servono disposizioni normative chiare che al momento non esistono, conclude il portavoce dei vigili”. Gli armadietti porta-autovelox, dice il portale della polizia locale, fin tanto che non saranno espressamente vietati dalla legge potranno continuare a essere utilizzati anche se il ministro dei Trasporti la pensa diversamente. Al momento, infatti, non esiste alcuna disposizione normativa che impedisca a un Comune di installare a bordo delle proprie strade, nei punti più pericolosi, i contenitori dei controllori elettronici del traffico. Certamente questi manufatti dovranno essere impiegati per effettuare controlli, anche se saltuari. E non dovranno costituire insidia o pericolo per la circolazione stradale. E neppure potranno essere installati senza alcuna logica, in un numero esorbitante rispetto alle reali esigenze di controllo: “Ma dire che questi contenitori sono vietati - sostiene il portale - appare decisamente fuori luogo. Nessuna disposizione normativa al momento vieta l'installazione di questi armadietti che non possono essere classificati ai sensi del codice stradale e relativo regolamento. Quindi se il ministro dei Trasporti intende vietarli dovrà essere approvata una disposizione ad hoc, ovvero diramato l'atteso decreto interministeriale che da quasi 4 anni è in attesa di essere divulgato per regolare compiutamente l'impiego degli autovelox in Italia. E regolare finalmente anche la ripartizione dei proventi autovelox al 50% tra ente proprietario della strada ed organo accertatore”. Anche in questo caso, c’è stata una riunione con l’Anci: morale della favola, “appare evidente - ha detto il ministero dei Trasporti - che possano essere installati e operativi soltanto dissuasori dotati di effettivi dispositivi di controllo”. Che cosa vuol dire, al di fuori del politichese-burocratese? Mistero. Sono le parole della vecchia politica, che non fanno capire nulla, non chiariscono nulla e dove tutto viene costruito attorno ad annunci cui non fanno seguito norme chiare. In tutto questo, i Comuni ci sguazzano… E le note congiunte lasciano solo dubbi.

Autore: Redazione

Tag: Attualità


Top