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pubblicato il 21 marzo 2014

Dossier Spending Review

Spending review: è bufera sull'ACI

Il presidente Angelo Sticchi Damiani risponde alle "congetture" apparse su alcuni quotidiani

Spending review: è bufera sull'ACI

Spending review, il commissario straordinario Carlo Cottarelli ha pronta la ricetta: 5 miliardi di tagli in otto mesi. Tra le pagine del documento presentato al premier Matteo Renzi ci sono anche 33 schede che riguardano l'ACI e la Motorizzazione civile. I dettagli della riorganizzazione non sono noti, ma su alcuni giornali sono comparsi numeri vertiginosi sull'Automobile Club d’Italia e le sue strutture: stipendi a sei cifre per i dirigenti, "800 poltrone ben remunerate", 35 milioni di euro circa all'anno per il resto del personale, 200 milioni di euro di rendita annua dalla gestione del Pra (Pubblico registro automobilistico), 50 milioni per il servizio di riscossione del bollo auto e numerose società a vari livelli dal "tortuoso andirivieni" (cit. da La Stampa). Il presidente dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani, ha risposto subito che si tratta di "congetture" e assicura: "Abbiamo messo a disposizione del Governo le nostre soluzioni progettuali per una spending review sulla mobilità a vantaggio dei cittadini oltre che dello Stato, puntando sull’incremento dell’efficienza sinergica delle strutture pubbliche e salvaguardando i livelli occupazionali nel pubblico impiego".

STICCHI DAMIANI: "L'ACI NON GRAVA SULLO STATO"
Il primo punto su cui il presidente dell'ACI tiene ha fare chiarezza riguarda il ruolo del Club e delle sue strutture che, dice, "rappresentano una risorsa per lo Stato e non un costo. Non solo perché l’ACI è un ente pubblico non economico e come tale non grava sul bilancio dello Stato, ma soprattutto perché ha un bagaglio di esperienza, tecnologia ed efficienza che gli consentono di farsi carico di funzioni e servizi che altre strutture della Pubblica Amministrazione svolgono non sempre in modo autonomo ed economicamente sostenibile". Sulle retribuzioni d'oro ed il bilancio in rosso afferma: "Non c'è nulla di più falso". Se sui giornali c'è scritto che i presidenti dei 106 Automobile Club provinciali hanno anche incarichi a livello nazionale, Sticchi Damiani afferma che "per lo più non ricevono alcun compenso, come i loro consiglieri che svolgono il lavoro spinti solo dalla passione nel settore dei motori e della mobilità". Sui 3mila dipendenti l'ACI parla di "autofinanziamento" e rassicura: le previsioni di bilancio "sono più che rosee nel percorso di ammodernamento e razionalizzazione avviato negli ultimi due anni". Anche le 16 società partecipate si autofinanziano "senza incidere sul bilancio dello Stato" e sono complessivamente "in notevole utile". Non una parola invece sul suo stipendio o su quello degli altri drigenti. La Stampa scrive che l'ingegnere leccese riceve 236mila euro di stipendio all'anno e che a tre vicepresidenti vanno 105mila euro e al segretario generale oltre 300mila euro.

IL RUOLO ED IL FUTURO DEL PRA
Come è noto il Parlamento sta lavorando ad una rivoluzione per accorpare in un archivio unico motorizzazione e PRA. Il presidente, Angelo Sticchi Damiani, ha detto che l'ACI è già pronta a farsi "carico delle funzioni e dei servizi che altre strutture della Pubblica Amministrazione, a cominciare dalla Motorizzazione, appaltano a ditte esterne sopportando costi che si riversano sull'Erario". A suo parere la ricetta per la spending review a vantaggio dei cittadini, prima ancora che dello Stato, "passa innanzitutto per il potenziamento delle sinergie istituzionali della P.A. senza incrementarne i costi". L'Automobile Club d'Italia, conclude Sticchi Damiani, potrebbe "intervenire sui servizi collegati dove invece il cittadino deve sopportare costi e trafile oggi non più ipotizzabili, lasciando inalterati i servizi tecnici che la Motorizzazione eroga con le proprie strutture altamente qualificate ed attrezzate, basti pensare alla revisione delle auto".

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Tag: Attualità , aci


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