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Retrospettive

pubblicato il 2 marzo 2014

Renault 8 Gordini, mezzo secolo di “magia”

Compie 50 anni la versione sportiva della berlina francese elaborata da “Mago” Amedeo

Renault 8 Gordini, mezzo secolo di “magia”
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Gli anni Sessanta non sono “favolosi” solo per il boom economico e le rivoluzioni culturali e sociali che l'hanno attraversata, ma pure per la produzione automobilistica. Un decennio nel quale vedono la luce alcuni dei modelli più celebri di ogni epoca, in particolare nel segmento della sportive. Un comparto arricchito da vetture strabilianti come la Ferrari 250 GTO e la Lamborghini Miura, da miti intramontabili quali la Porsche 911 e l'Aston Martin DB5 o da fuoriserie da sogno come la Bizzarrini 5300 GT o la Maserati Ghibli. Un periodo magico nel quale riesce a ritagliarsi un capitolo di storia anche un “brutto anatroccolo” come la Renault 8 Gordini. La “piccola auto blu con le fasce bianche” pensata da uno dei più grandi preparatori di sempre, insieme a Carlo Abarth, e che ha tenuto a battesimo tanti futuri campioni del volante.

IL PROGETTO 113
L'era della R8 Gordini comincia a metà degli anni Cinquanta, quando Pierre Dreyfus assume il ruolo di amministratore delegato di Renault dopo la tragica scomparsa di Pierre Lefaucheux in un incidente stradale nel 1955. Più sociologo che tecnico (è laureato in giurisprudenza), Dreyfus punta sulle esportazioni per rendere grande il marchio francese. Un obiettivo in parte fallito con la Dauphine, rilevatasi un fiasco commerciale negli Stati Uniti, che il dirigente intende perseguire con il “Progetto 113”, la sua erede. Le indicazioni per la futura vettura sono chiare e prevedono quattro punti cardine: avere un design moderno, garantire il massimo comfort interno a quattro adulti, adottare un motore con testata in lega e un impianto frenante con quattro dischi, vera primizia per la categoria all'epoca. Istruzioni affidate a Fernand Picard, responsabile del progetto, e a Robert Barthaud e Gaston Juchet, dirigenti del del Centro Stile Renault incaricati di sviluppare la vettura in collaborazione con il designer indipendente di scuola americana Philippe Charbonneaux.

LA “SEDUCENTE” R8
L'esito del Progetto 113 è svelato ufficialmente al Salone dell'Auto di Parigi dell'ottobre del 1962, anche se in realtà le linee del nuovo modello sono già note dopo la presentazione alla stampa di maggio e, soprattutto, dopo che diversi esemplari hanno girato il paese seguendo la carovana ciclistica del Tour de France. Il debutto riscuote buoni consenti di pubblico, soprattutto in Francia. A piacere è la linea classica della berlina tre volumi resa più attrattiva da particolari originali come il cofano concavo che ricorda da vicino il prototipo “103” dell'Alfa Romeo, marchio con il quale Renault ha un'intensa collaborazioni in quel periodo. Apprezzati pure l'abitacolo spazioso e la meccanica “tutto dietro” con a spingere il quattro cilindri di 956 cc da 48 CV SAE, denominato “Sierra” (R 1130), abbinato a un cambio a 3 o 4 velocità. Un'unità affiancata più tardi dal motore “Major” tipo R 1132 con cilindrata di 1.108 cc che il giornalista José Rosinski della rivista Sport Auto definisce “seducente”. Una versione da 50 CV SAE che viene preparata dall'ingegnere Renault Hubert Melot anche in variante corsaiola che farà il suo esordio al Giro di Corsica del 1963 ottenendo un settimo posto in classifica.

SI PENSA ALLA SPORTIVA
Il discreto risultato ottenuto dalla piccola R8 convince la dirigenza della buona base progettuale della vettura che, con interventi mirati, potrebbe rilevarsi un'arma vincente nelle competizioni. A stimolare lo sviluppo di esemplari sportivi arrivano le proposte di alcuni ingegneri Renault, come Henri Fretet, ex meccanico di Delage e allora responsabile dei modelli speciali del marchio che ne affina la meccanica, o François Landon che, da responsabile del Servizio Competizione, interviene sull'aerodinamica facendo abbassate il tetto della berlina. Le due idee convogliano in un prototipo che consentirà alla R8 di raggiungere i 170 km/h, 38 in più della 8 Major di serie. Un risultato lusinghiero che sciogli i dubbi della dirigenza sullo sviluppo di una variante sportiva, anche se l'elaborazione dei tecnici interni non convince e si pensa di rivolgersi a uno specialista molto accreditato presso il marchio francese.

IL MAGO AMEDEO
Il prescelto per sviluppare una versione “pepata” della R8 alternativa al progetto interno è Amedeo Gordini, classe 1899 e cuore emiliano (è nato a Bozzano, non lontano da Bologna) che batte al ritmo dei motori. Una passione che lo porta presto in Francia e nel mondo delle corse dove introduce soluzioni tecniche innovative che consentono alla sue vetture di cogliere successi importanti, come quelli alla 24 Ore di Le Mans e alla Bol d'Or. Una serie di vittorie che lo rende celebre nell'ambiente dei motori, dove inizia ad essere chiamato il “Mago”. Nel 1956 l'incontro con Pierre Dreyfus che segna l'avvio di una collaborazione destinata ad entrare nella storia. Un connubio iniziato fornendo una decina di “cavalli” e una nuova trasmissioni alla Dauphine corsaiola, primo modello ufficiale della Régie a vantare il nome Gordini.

LA “BERLINA BLU”
La richiesta dei vertici Renault a Gordini è di limitarsi a usare componenti di serie per contenere le spese e il prezzo finale. Il “Mago”, però, decide di fare di testa sua perché “il prezzo si dimentica, ma la qualità resta”. Oltre alle classiche modifiche corsaiole, l'italiano divenuto francese lavora su una testata cosiddetta “emisferica”, in considerazione della forma delle camere di combustione, che si rileverà efficace. Altre modifiche riguardano l'assetto dove, tra l'altro, prevede l'uso di doppi ammortizzatori idraulici posteriori e del servofreno Hydrovac, componenti già testati sulle “8” di serie in occasione della Maratona stradale Liegi-Sofia-Liegi del 1963. L'esito della preparazione porta la potenza a 95 CV SAE e la velocità massima a 170 km/h, ma con migliore spunto in ripresa e accelerazione rispetto al prototipo Landon-Fretet. Gli ottimi risultati registrati durante i test inducono la dirigenza Renault a dare il via libera alla proposta del “Mago” e al piano agonistico della R8 che intende proporre una “berlina sportiva a meno di 12.000 franchi francesi", un prezzo modesto considerato che l'Alfa Giulia Ti non costa meno di 17.000 franchi. La presentazione ufficiale avviene nel 1964 con il nome di Renault 8 Gordini e con l'unico colore disponibile, la tinta blu con referenza “418”, con l'aggiunta di fasce bianche al posto della decorazione a scacchiera inizialmente pensata.

I SUCCESSI SPORTIVI
L'avventura agonistica della R8 Gordini è subito positiva. In una delle prime uscite ufficiali il pilota Renault Jean Vinatier, in coppia con Masson, coglie un'importante vittoria al Giro di Corsica del 1964 battendo la più prestigiosa e potente Alfa Romeo Giulia TZ, nota anche come Tubolare, condotta da Rolland. Un successo rimarcato da altre tre Gordini ad occupare la terza, la quarta e la quinta posizione che fa ben sperare per il Rally di Monte-Carlo del gennaio 1965 che, però, si rileva una debacle per le “berline blu”. Il riscatto arriva ancora in Corsica con la R8 di Orsini-Canonici a tenere dietro una sportiva di razza come l'Alpine A110 di Bianchi-Gouvain che precede l'altra Gordini di Vinatier-Hoffmann, già vincitori del Rally Lyon Charbonnières. Nel 1966 le auto del “Mago” sono più volte prime al traguardo. Le vittorie più prestigiose sono il tris al Tour del Corse per merito di Jean-François Piot che precede l'Alfa Romeo GTA di Rolland, il Gran Premio di Macao vinto da Mauro Bianchi e la conquista della “Coppa del Re” alla 24 Ore di Spa Francorchamps per merito del terzetto ufficiale Renault costituito dalle coppie Vinatier-Bianchi, Piot-Andruet e Orsini-Vacca.

OLTRE 100 CV PER LA 1300
A contribuire alle fortune agonistiche della berlina francese è il debutto nel 1967 di una nuova versione più potente che ha come denominazione ufficiale R 1135. E' quella equipaggiata con il motore di 1.255 cc con doppio carburatore Weber che eroga 103 CV SAE consentendole di raggiunge i 175 km/h e fermare il cronometro del chilometro con partenza da fermo in 31,9”. Altri “plus” della nuova versione sono la trasmissione a 5 velocità, il doppio serbatoio di benzina (38 litri dietro e 26 davanti) e il look inedito che comprende elementi destinati a diventare celebri, come la calandra a quattro fari e il volante schiumato "Quillery". Cambiano pure le tonalità della carrozzeria che vede debuttare accanto al “Blu Francia” i colori bianco, rosso, giallo e, dal 1969, il “grigio salvia” e il “verde scuro”, noto anche come British Racing Green.

LA COPPA RENAULT 8 GORDINI
Come le creature su base Fiat di Carlo Abarth consentono agli aspiranti piloti nostrani di farsi le ossa nelle corse, la Renault 8 Gordini diventa l'oggetto del desiderio di molti giovani che vogliono intraprendere l'avventura delle competizioni. A farli sognare è l'esborso di appena 13.500 franchi francesi, pochi per un modello del 1967 praticamente pronto per correre. A capirlo è pure Georges Fraichard, ex capo redattore della rivista "Moteurs" e amico di Amedeo Gordini e Jean Behra, pilota con un passato illustre grazie anche alle vetture del “Mago”. L'idea del giornalista è di creare una “Coppa”, ossia un campionato monomarca riservato alle R8 con la “G” che possa contribuire a fare emergere le doti dei giovani campioni. La proposta segue un percorso intricato, in particolare per lo scetticismo di molti sul potenziale pubblico che potrebbero attrarre gare di “piloti neofiti al volante di versioni stradali”. A dissipare ogni dubbio sono le prime gare del 1966 della “Coupe Renault 8 Gordini” dove sugli spalti si accalcano folle sempre più numerose desiderose di gustare le battaglie di giovani irruenti, alcuni dei quali destinati ad arrivare alle massime categoria dell'automobilismo, come i futuri piloti di Formula 1, Jean-Pierre Jabouille e Jean-Pierre Jarier o il rallista Jean-Claude Andruet

LA “GORDE” VA IN PENSIONE
Passano gli anni e le “Gorde”, come sono ormai chiamate in modo affettuoso, continuano a inanellare vittorie sui circuiti e sugli sterrati dei rally. Le più importanti sono il trionfo di Jean-Pierre Nicolas al Rally del Marocco del 1968 e le vittorie di Gruppo 1 (Turismo di serie) del 1969, quella di Jean-Luc Therier al Montecarlo, dove chiude quinto “generale”, e quella di Jean-Marie Jacquemin alla Coppa delle Alpi. Con il debutto il 19 luglio 1970 della Renault 12 Gordini, la “8” del Mago esce ufficialmente dalle linee di assemblaggio di Flins con l'esemplare numero 11.607 (2.626 R 1134 e 8.981 R 1135) mentre la versione normale, con la sua variante R10, resterà in produzione fino al 1976 collezionando oltre 1,3 milioni di esemplari. Anni durante i quale le migliaia di “Gorde” ancora attive continueranno a vedere per prima la bandiera a scacchi nelle corse di montagna o nei rally minori riservati alla Gruppo 2 o 5. Un vizio per la vittoria che si ripete ancora oggi nelle gare riservate alle auto storiche.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Renault , auto storiche


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