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pubblicato il 22 febbraio 2014

Viaggio nel Safety Center, dove nasce la sicurezza Volvo [VIDEO]

Tutti i segreti del crash test che rendono le auto svedesi così sicure

Galleria fotografica - I dispositivi di sicurezza della Volvo V40Galleria fotografica - I dispositivi di sicurezza della Volvo V40
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Le luci che si accendono, un sibilo veloce e un rumore secco che dura una frazione di secondo... L’incidente stradale è davvero questione di un attimo e lo capisci quando lo vedi dal vivo simulato con un crash test. Noi ce ne siamo resi conto al Volvo Safety Center di Göteborg che abbiamo visitato con le nostre telecamere per documentare cosa succede in un centro di ricerca e sviluppo di una Casa automobilistica come la Volvo, da sempre sinonimo - nell’immaginario collettivo - di sicurezza. Sicurezza che è e deve restare un tema di attualità perché se è vero che le auto moderne garantiscono un livello di protezione per gli occupanti che era inimmaginabile fino a pochi anni fa, i progressi che si possono fare sono ancora molti e Volvo, nello specifico, ha un obiettivo a dir poco ambizioso: azzerare entro il 2020 il numero di vittime o feriti gravi che viaggiano su un’auto del marchio svedese.

UN’ECCELLENZA MONDIALE
Il Safety Center è nato nel 2000 quando Volvo apparteneva ancora alla Ford. E qui, infatti, negli ultimi anni sono stati testati molti modelli dei marchi del Gruppo americano. Oggi la Volvo è controllata dalla cinese Geely e il centro non ha perso la sua fama d’eccellenza mondiale, anzi, diverse case automobilistiche lo affittano per “collaudare” i loro nuovi modelli. Del resto la struttura è imponente: può “ospitare” fino a 400 crash test all’anno fra automobili e camion. Ma il punto di forza di questo centro è la sua flessibilità: come potete vedere nel video, ci sono ben due piste di prova, una fissa lunga 154 metri ed una amovibile di 108 metri. Quest’ultima è costituita da un braccio che può ruotare di 45 gradi consentendo di variare l’angolo dell’impatto e quindi la dinamica dell’incidente. E allora si può riprodurre di tutto: lo scontro frontale contro una barriera indeformabile, la roccia o un’altra auto; quello laterale, il tamponamento, ma anche il ribaltamento e l’uscita di strada. E addirittura lo scontro con un alce, che sulle strade svedesi, come noto, è un animale piuttosto diffuso e... ingombrante.

L’IMMAGINE E’ TUTTO
Proprio perché lo scontro avviene in una frazione di secondo, per capire come si comporta l’auto in termini di deformazione della carrozzeria e dell’abitacolo, sono fondamentali le riprese video che vengono realizzate con 50 telecamere ad alta velocità in grado di catturare ogni singolo istante dell’impatto. La frazione di secondo in cui avviene il crash è infatti preziosissima per gli ingegneri che la analizzeranno per una settimana intera incrociando migliaia di dati rilevati dai sensori presenti sull’auto e, ovviamente, sul manichino, il cosiddetto dummie che è a sua volta uno strumento di analisi sofisticatissimo (il suo prezzo può raggiungere i 100 mila euro!). Ma proprio perché le immagini valgono più di mille parole, vi rimandiamo al nostro video in cui abbiamo ripreso, tra le altre cose, il crash test di una Volvo V40 lanciata a 64 km/h contro una barriera in cemento da 850 tonnellate.

E POI C’E’ LA SICUREZZA ATTIVA
Con queste premesse non sorprende più di tanto che già nel 2012 la V40 abbia ottenuto le cinque stelle EuroNCAP e che si sia assicurata il riconoscimento di Best in Class Car dell’anno nel segmento Small Family con il miglior risultato mai registrato da un’auto nella storia dell'istituto. Il merito è della sicurezza strutturale dell’auto, ma anche dei numerosi dispositivi di sicurezza attiva, un altro ambito in cui Volvo è tradizionalmente all'avanguardia. Parliamo di tutti quei sistemi che "aiutano" chi guida ad evitare l’incidente (ad esempio il radar anticollisione) o comunque a limitare i danni (la frenata automatica al di sopra di una certa velocità che riduce la velocità al momento dell’impatto). Questi ausili elettronici sono in continua evoluzione e sono anch’essi funzionali all'obiettivo di Volvo di azzerare le probabilità che vi siano vittime in caso di incidente. L’equazione degli ingegneri svedesi è tanto semplice quanto efficace: con l’elettronica si minimizza l’errore umano – in futuro si arriverà ad una sorta di pilota automatico – con i crash test (reali o simulati al computer) si affina la sicurezza volta alla protezione dei passeggeri. Entro il 2020 il risultato dell'equazione dovrebbe, appunto, essere uguare a zero (vittime). E dobbiamo augurarcelo tutti.

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Tag: Tecnica , Volvo , sicurezza stradale , crash test


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