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pubblicato il 4 febbraio 2014

Omicidio stradale: per la Cancellieri è reato involontario aggravato

Il ministro mira ad inasprire le pene per i pirati della strada

Omicidio stradale: per la Cancellieri è reato involontario aggravato

Che sia la volta buona? A inizio anno, il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, aveva fatto una precisa promessa: entro fine gennaio 2014, aveva detto, porteremo in Consiglio dei ministri un pacchetto di norme sulla giustizia che conterrà anche l’introduzione del reato di omicidio stradale. Un reato di omicidio quasi volontario, con pene più severe per chi, guidando sotto l’effetto di alcol o stupefacenti, causa un sinistro. Oggi, infatti, il responsabile viene punito con il reato di omicidio colposo, non volontario. A quanto pare, al di là dell’annuncio, se n’è fatto nulla. Ma qualche giorno fa, il ministro ha ricevuto presso il suo ufficio in via Arenula il presidente della Aifvs (Associazione italiana familiari e vittime della strada) Giuseppa Cassaniti: obiettivo dell’incontro, le misure contro i pirati della strada. Il ministro della Giustizia ha convenuto con la le Vittime: attualmente le pene per i criminali stradali si attestano sempre al minimo della pena e non sono congrue rispetto alla entità del danno arrecato alle vittime, non consentendo alcuna riconciliazione ed espiazione effettiva. Così si è impegnata a portare al Consiglio dei ministri la proposta di riforma dell’omicidio colposo stradale. E qui sta il punto.

UN NUOVO REATO
Secondo la Cancellieri, occorre un intervento legislativo d’urgenza che non introduca una fattispecie autonoma di reato doloso, ma inasprisca le pene dell’omicidio colposo e selezioni le violazioni del Codice della strada in cui possa ravvisarsi azzardo e temerarietà con consapevolezza della pericolosità della condotta. Quindi, non un omicidio stradale volontario, ma un omicidio colposo (“involontario”, anche se la definizione è impropria) aggravato dall’alcol o dalla droga. Stando alla proposta delle Vittime, sarebbe necessario un reato con una condanna detentiva non inferiore a 14 anni per diverse gravi infrazioni: guida in stato di alterazione psicofisica o di ebbrezza, mancato arresto a un posto di blocco e inseguimento, gare in velocità, velocità eccessiva, passaggio col rosso da almeno due secondi, inversione di marcia in corrispondenza o in prossimità di intersezioni, uso improprio di cellulari alla guida, sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un dosso, marcia contromano (quando si viaggia all'interno di una corsia o carreggiata destinata all'opposto senso di marcia e l'imbocco contromano è effettuato deliberatamente e non dovuto a cause di limitata visuale).

RICOSTRUZIONE DELLA DINAMICA
Per l’imputazione in riferimento a queste violazioni del Codice della strada, dicono le Vittime, sarà necessario che il pubblico ministero ricostruisca l’incidente stradale con l'ausilio di un consulente tecnico, di un ingegnere legale formato in ricostruzione della dinamica e della biomeccanica degli incidenti stradali. La Cassaniti ha proposto al ministro di inserire nella riforma una condanna non inferiore a 15 anni di pena detentiva per chi uccide sulla strada e poi omette il soccorso. E di estendere l’inasprimento delle pene anche a chi non uccide ma riduce le vittime in stato di coma vegetativo permanente ed in gravissimo stato di invalidità permanente. Che sia la volta buona?

[Foto: formiche.net]

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada , sicurezza stradale


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