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pubblicato il 6 febbraio 2014

Perché a Fiat conviene "traslocare" in Olanda

Cristina Catarraso, esperta in internazionalizzazione delle imprese con Studio in Italia e Serbia, lo spiega così

Perché a Fiat conviene "traslocare" in Olanda

A una settimana dall’annuncio della nascita della Fiat Chrysler Automobiles, ancora riecheggiano le polemiche per la decisione di portare fuori dell’Italia la sede delle Fiat. Il "trasloco" era previsto da tempo ed è funzionale al consolidamento del nuovo Gruppo, ma la grande paura rimane quella di un progressivo disimpegno industriale dal paese e la conseguente perdita di posti di lavoro. Sergio Marchionne ha risposto – in questi giorni come in passato - che non ci saranno tagli occupazionali nelle fabbriche italiane, ma che anzi l’Italia diventerà centrale per la produzione di Maserati ed Alfa Romeo. Per conoscere i dettagli bisognerà aspettare la presentazione del nuovo piano industriale prevista a maggio. La certezza di oggi è che sulla carta intestata FCA non ci sarà l’indirizzo di Torino, ma l’Olanda per la sede legale e l’Inghilterra per quelle fiscale. Quali sono i vantaggi pratici? Lo abbiamo chiesto ad un’esperta di internazionalizzazione delle imprese che lavora abitualmente per la Serbia, dove tra le altre cose, la Fiat produce la 500L.

Cristina Catarraso: "La residenza legale ad Amsterdam permetterà di sfruttare la normativa olandese che assegna diritti di voto con un peso maggiore in assemblea ai soci stabili, premiando così gli azionisti a lungo termine, con la conseguenza di mantenere il controllo da parte di Exor, la holding della famiglia Agnelli che con circa il 30% potrà controllare la nuova società evitando i rischi legati alle leggi italiane sull'Opa. La scelta di stabilire la residenza fiscale nel Regno Unito, probabilmente a Londra, deriva invece da vantaggi economici riconosciuti dalla legislazione inglese a chi matura dividendi all’estero: permetterà alla holding di essere assoggettata alla tassazione inglese, più “leggera”, a patto che rispetti condizioni di operatività stabilendo nel Regno Unito il luogo effettivo in cui assumere le decisioni strategiche del Gruppo. Inoltre, si collocherà in una delle maggiori piazze finanziarie del mondo".

OmniAuto.it: Una società basata in Olanda che paga le tasse in UK, ma vuole mantenere inalterato il tasso di occupazione negli stabilimenti italiani... un'utopia o un reale vantaggio?
Cristina Catarraso: "Beh, la nuova struttura globale dovrebbe consentire di ottenere delle economie di scala ed il conseguente rafforzamento del gruppo a livello finanziario permettendo quindi di effettuare nuovi investimenti, generare nuova occupazione e raggiungere il livello dei maggiori competitor mondiali".

OmniAuto.it: La decisione di Fiat di produrre in Serbia è stata molto criticata in Italia, ma perché a Fiat conviene investire all'estero, in particolare in Serbia?
Cristina Catarraso: "Come sappiamo la scelta di produrre in Serbia segue una precisa strategia aziendale che prevede di mantenere in Italia il polo del lusso costituito da Ferrari, Maserati ed Alfa Romeo e delocalizzare in Serbia la produzione della 500L, segmento B, dove i costi di produzione sono sensibilmente inferiori... Dunque, le eccellenze del Made in Italy del Gruppo rimarranno in Italia mantenendo l’occupazione, mentre la produzione di utilitarie in Serbia beneficia di costi minori e degli incentivi a disposizione per gli investimenti esteri. In particolare, l’accordo tra il Gruppo Fiat e il Governo serbo, ha portato alla trasformazione del vecchio impianto della Zastava Automobili in quello che oggi è conosciuto come Fiat Automobili Serbia. Il Business Plan della Fiat prevede una ristrutturazione totale dei 350.000 mq di Zastava ed una produzione di 200.000 autovetture. Per questo Fiat sta investendo 900 milioni di Euro nello stabilimento di Zastava, con il sostegno di 200 milioni di Euro di incentivi da parte del Governo serbo. Inoltre, lo stabilimento Fiat in Serbia si trova all’interno della Zona Franca di Kragujevac beneficiando di agevolazioni fiscali e doganali, il costo del lavoro è particolarmente competitivo (mediamente tra i 300 e i 500 Euro al mese a seconda della specializzazione), il costo dell’energia per produrre è ridotto al 50% e l’affitto di capannoni industriali nelle Zone Franche costa da 1,9 a 3,8 Euro al mq. Inoltre, aspetto molto importante, si respira un’aria particolarmente dinamica e innovativa, grande disponibilità di collaborazione da parte del Governo e delle Istituzioni a supporto degli investitori esteri e le risorse sono qualificate, motivate e desiderose di crescere".

OmniAuto.it: Alla luce della sua esperienza internazionale, a quali condizioni per Fiat sarebbe conveniente lavorare in Italia senza con ciò rendere insostenibile il lavoro degli operai italiani?
Cristina Catarraso: "Penso che innovazione e internazionalizzazione vadano di pari passo, per crescere bisogna espandere i propri orizzonti. Internazionalizzare quindi non significa necessariamente spostare le imprese all’estero chiudendo le fabbriche italiane ma essere direttamente presenti in altri mercati per cogliere nuove opportunità. Nel caso di Fiat, la scelta della delocalizzazione in Serbia ha lo scopo di ridurre i costi di produzione per le auto del segmento B utilizzando invece le alte professionalità in Italia per la produzione ad alto valore aggiunto".

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Tag: Mercato , Fiat , auto italiane , torino


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