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pubblicato il 16 gennaio 2014

Lesioni gravi: le Assicurazioni vogliono pagare meno

Le Compagnie in pressing sul Governo chiedono un’altra rivoluzione nella Rca

Lesioni gravi: le Assicurazioni vogliono pagare meno

L’Associazione delle Assicurazioni (Ania) ancora in pressing sull’Esecutivo Letta. “Servono, da parte del Governo, più coraggio e una maggiore fiducia nelle forze di mercato per risolvere il problema dell'assicurazione auto in Italia, dominato da un sistema di regole e comportamenti che presenta forti anomalie rispetto agli altri paesi europei e penalizza così decine di milioni di automobilisti": parole di Aldo Minucci, presidente dell'Ania, a commento delle novità contenute nel decreto Destinazione Italia varato dal Governo lo scorso 23 dicembre. "Innanzitutto va approvata dopo sette anni la tabella unica per il risarcimento dei danni fisici di grave entità, una misura fondamentale per avvicinare il costo della Rc Auto in Italia al livello degli altri Paesi europei". Questo è un vecchio ritornello dell’Ania, cui si oppongono l’Associzione vittime della strada e il Cupsit (Comitato patrocinatori stragiudiziali) di Stefano Mannacio, secondo cui occorre fare riferimento alle tabelle del Tribunale di Milano, alte il doppio rispetto alla possibile tabella (basata su valori del 2005) voluta dall’Ania. Insomma, con il punto unico nazionale (non ci sarebbero più diverse tabelle di altrettanti tribunali italiani) chiesto dall’Ania, dicono Vittime e Cupsit, un rimborso per una lesione grave in seguito a un sinistro ammonterebbe alla metà rispetto a quanto prevedono le tabelle milanesi. Le tabelle meneghine comprendono danno biologico e quello morale (definibile come la sofferenza psichica in seguito a un incidente), rispettando le indicazioni della nota sentenza a Sezioni Unite (25 febbraio 2008, numero 4712). Invece, la tabella unica include il solo danno biologico. E ancora: le tabelle milanesi sono in linea con i parametri risarcitori dei maggiori Paesi europei, essendo il frutto di un lavoro certosino che un gruppo di magistrati ha effettuato nell’arco di un biennio esaminando e comparando migliaia di sentenze rese dai vari Tribunali del Paese.

DECRETO DA CAMBIARE
Ma a stupire è che, per l’Ania, il decreto stesso (già molto sbilanciato a favore delle Assicurazioni) vada cambiato. Secondo Minucci, presenta aspetti positivi sul tema del contrasto ai comportamenti fraudolenti, ma affronta il tema dei prezzi con un approccio dirigista, senza dimostrare fiducia nelle forze di mercato: “Siamo contrari al sistema degli sconti minimi imposti. È solo la dinamica di mercato che determina l’andamento dei prezzi, che infatti scendono quando ci sono le condizioni economiche. Inoltre, il decreto prescrive due obblighi per le imprese: l'ispezione preventiva del veicolo; l'offerta di prestazione di servizi medico-sanitari”. Dove sta il problema? “Oltre ad essere non coerenti - dice Minucci - con il principio comunitario di libertà di offerta comportano oneri aggiuntivi per le imprese, non hanno un’efficacia significativa nella lotta alle frodi e non possono quindi essere associati a sconti. Queste due misure vanno eliminate. Vanno poi modificati sostanzialmente anche altri interventi, tra cui molto importanti sono il risarcimento in forma specifica (riparazioni presso le carrozzerie convenzionate) e il divieto di cessione (alla carrozzeria o ad altri soggetti) del credito derivante dal risarcimento”. Per l’Ania, si tratta di interventi proposti dal Governo che vanno nella giusta direzione di ridurre il costo dei risarcimenti, attraverso il conseguimento di economie di scala nella filiera della riparazione, un maggior controllo che non siano effettuate riparazioni non dovute; l'emersione di una diffusa evasione fiscale. Tuttavia, “il risarcimento in forma specifica per poter funzionare al meglio necessita di un periodo di transizione, durante il quale occorre lasciare alle imprese la possibilità di organizzare un'offerta del servizio per province e/o per tipologie di veicoli e prevedere (transitoriamente) la possibilità di mantenere le attuali clausole".

E NON FINISCE QUI
Neppure le norme relative alle “scatole nere" soddisfano l’Ania. Alessandro Santoliquido, presidente della commissione Auto dell'Ania, "continua la volontà del Governo di regolamentare strettamente l'utilizzo di uno strumento che oggi vede l'Italia leader nel mondo per diffusione. La fissazione di sconti minimi obbligatori o la creazione di organismi monopolistici di interscambio dei dati rischia al contrario di limitare la diffusione di questo strumento, proprio nelle nicchie di mercato dove ce ne sarebbe più bisogno". Intanto, gli italiani devono pagare le Rca più care d’Europa: in Italia, una polizza Rc auto nel periodo 2008-2012 è costata in media 231 euro in più rispetto a quella dei quattro maggiori Paesi europei: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Parliamo di 491 euro, tasse comprese, contro 278 (+43%). Esaminando solo le auto, gli italiani hanno sborsato 526 euro, mentre gli altri 291 euro (+45%). Per le moto siamo a 279 euro contro 150 euro (+46%). Ma, “per effetto della forte concorrenza - dice Santoliquido – i prezzi della Rc auto sono in forte riduzione. Nel 2013 il prezzo medio ha segnato una diminuzione di circa il 5%, valore coerente con la contrazione del 6,6% dei premi incassati dalle compagnie nei primi nove mesi del 2013, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente".

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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