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Retrospettive

pubblicato il 22 dicembre 2013

McLaren, 50 anni di corsa

Il marchio fondato da Bruce in mezzo secolo ha entusiasmato gli appassionati delle competizioni a colpi di vittorie

McLaren, 50 anni di corsa
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"Una vita è scandita dai risultati, non solo dal passare degli anni". A dirlo è il 27enne Bruce McLaren nel 1964, quando la McLaren Motor Racing Ltd è stata fondata da meno di un anno. Una frase che, mezzo secolo e innumerevoli vittorie più tardi, assume un senso più intenso. Un periodo scandito dai successi sui circuiti di tutto il mondo che ha portato la piccola officina con meno di una mezza dozzina di dipendenti a diventare una società ad alta tecnologia con più di 2.000 lavoratori. Un'evoluzione segnata dalla condivisione della filosofia del suo fondatore “combinare la sportività con pratiche ingegneristiche e competenze tecniche all'avanguardia”.

LE STAMPELLE DI BRUCE
La storia di una delle scuderie più famose al mondo non può che iniziare dalle vicende del suo fondatore, Bruce McLaren. Nato a Auckland, in Nuova Zelanda, il 30 agosto 1937, ha l'infanzia segnata da una grave malattia che lo costringe ad anni di terapie intensive e lo lascia zoppicante per una gamba cresciuta poco che lo costringe all'uso delle stampelle. Il giovane Bruce non si demoralizza e sostituisce il sogno di urlare l'Haka degli All Blacks del rugby con il rombo dei motori nell'officina del padre, suono che accende presto la passione. A 15 anni sistema una vecchia Austin 7 e si iscrive di nascosto a una gara in salita, vincendola. Il dado è tratto. A 19 anni acquista una Cooper-Climax di F2 usata da Jack Brabham e scrive al campione australiano per avere dettagli sulla vettura. Uno scambio epistolare che si trasforma in amicizia che porterà McLaren a partecipare e vincere “A Driver for Europe”, il concorso che offre una borsa di studio al miglior talento neozelandese per trasferirsi in Inghilterra a tentare la carriera di pilota. Nel 1958, Bruce è Oltremanica con l'amico Jack e si mette subito in mostra per entrare nella storia il 12 dicembre 1959, quando trionfa sul circuito di Sebring, negli USA, diventando il più giovane (ha 22 anni) vincitore di un Gran Premio di F1.

M1, LA PRIMA MCLAREN
Se la guida lo appassiona, ad esaltarlo è la messa a punto dell'auto e la meccanica. Non passa molto tempo, che Bruce decide di seguire l'esempio di Brabham e lasciare la Cooper per fondare la sua scuderia, la Bruce McLaren Motor Racing Limited. E' il 1963 ed il neonato team debutta con due Cooper-Climax alla Coppa di Tasmania. I piloti sono lo stesso Bruce ed il giovane americano Timmy Mayer, mentre il team manager è Edward “Teddy” Mayer ed il capo meccanico Tyler Alexander. I risultati arrivano subito, ma la vittoria finale nella serie sfuma per il decesso di Timmy nell'ultima corsa. Il lutto scuote tutti, ma Bruce si immerge ancora di più nel lavoro. Acquista una biposto usata da Roger Penske, la ricostruisce e la porta alla vittoria debuttando a Mosport in Canada. Nel frattempo progetta a Feltham, in Inghilterra, una biposto: la M1. E' la prima McLaren.

UNA MONOPOSTO PER LA F1
Bruce corre con la Cooper in F1, nella gare gran turismo con la Ford GT40 e nelle sport con la M1, ma pare non accontentarsi. Assume Robin Herd, giovane ingegnere aeronautico esperto in materiali speciali e aerodinamica, e prepara una F1: la M2. La monoposto, pronta nel 1965, ha un innovativo telaio in laminato composito ed un 3 litri Ford che si rileva poco potente e affidabile. Dopo modesti risultati arriva in suo aiuto il Conte Volpi della Serenissima che offre un V8 Ford elaborato da Massimino, ex ingegnere Ferrari, e sviluppato da Alf Francis, ex meccanico di Stirling Moss. L'esito non cambia molto e neppure le evoluzioni M4B e M5A portano soddisfazioni. A dargli gioia è la vittoria in coppia Chris Amon alla 24 Ore di Le Mans con la Ford GT40 Mk II e il dominio della sue McLaren nella serie Can Am: 43 vittorie e cinque titoli dal 1967 al 1971.

1970, L'ANNO TRAGICO
In F1 le prime gratificazioni arrivano nel 1968 con la M7A progettata da Herd e motorizzata Cosworth. Un bolide che consente a Bruce di cogliere il primo successo mondiale 9 giugno del 1968 a Spa e al compagno di squadra Denny Hulme, campione di mondo nel 1967, di vincere due gare e chiudere l'anno al terzo posto. Risultati promettenti che, però non hanno seguito nei carpionati successivi, malgrado l'abilità dei piloti e di Gordon Coppuck, divenuto responsabile tecnico dopo la partenza di Herd. Il motivo risiede, probabilmente, nei troppi impegni di Bruce, che corre su più fronti: fa il collaudatore ed il costruttore. Il pensiero è quello di abbandonare il volante per concentrarsi sulle altre attività, ma la voglia di correre è troppa. A decidere per lui, però, è il destino che il 2 giugno 1970 lo priva della vita mentre sta provando la M8D Can Am a Goodwood. Una tragedia sconvolge il “circus”, costretto pochi mesi dopo a versare altre lacrime per la morte di Jochen Rindt a Monza che non gli impedisce, unico caso nella storia, di vincere il mondiale da postumo.

IL PRIMO MONDIALE
A prendere le redini della creatura di Bruce è Teddy Mayer che dirige con abilità un gruppo consolidato e fa entrare il team nell'era degli sponsor siglando un accordo con il produttore di profumi Yardley che porta in dote molti soldi, ma fa perdere alla McLaren la tradizionale livrea arancione. Poco importa, perché la M19 progettata da Ralph Bellamy porta Hulme a competere per la vittoria finale giungendo terzo nel campionato del 1972 con la M19. Altri successi arrivano l'anno dopo con Hulme e Peter Revson con la M23 di Coppuck che sembra avere ampi margini di miglioramento. La svolta arriva nel 1974, quando il team è rafforzato dall'arrivo del ricco sponsor Marlboro, che supporterà la squadra fino al 1996, e del talento brasiliano Emerson Fittipaldi, divenuto nel 1972 il più giovane campione del mondo della storia con poco più di 25 anni. Dopo la vittoria di Hulme iniziale, O Rato (il topo, come è soprannominato) coglie tre vittorie e diversi piazzamenti laureandosi campione del mondo nell'ultima gara beffando Clay Regazzoni con la Ferrari e dando a McLaren il titolo costruttori. A completare l'anno d'oro è il secondo trionfo, ma il primo come team McLaren, alla 500 Miglia di Indianapolis con Johnny Rutherford, pilota si impone sull'ovale dell'Indiana pure nel 1976.

LA FINE DELL'ERA DI TEDDY...
Subita la vendetta della “rossa” nel 1975 per merito di Niki Lauda (Fittipaldi è vicecampione), la McLaren M23 torna sul gradino più alto del podio della F1 nel 1976 con James Hunt. Un titolo agro-dolce ottenuto più per la sfortuna avversaria con il terribile incidente del Nürburgring nel quale Lauda rischia di rimanere arso vivo. E' l'ultimo acuto prima di anni incolori che vedono l'affermazione dei piloti di Ferrari, Lotus, Williams e Brabham, mentre i campioni di Bruce devono accontentarsi di guidare nelle retrovie. L'unica gioia è avere portato al debutto un giovane che avrebbe animato le competizioni degli anni seguenti, Gilles Villeneuve. Teddy Mayer lascia nel frattempo le redini a Ron Dennis.

...E L'INIZIO DI QUELLA DI DENNIS
La nuova gestione trasferisce il quartier generale a Woking in Inghilterra, cambia denominazione delle monoposto in MP4 e punta sul telaio in fibra di carbonio progettato da John Barnard per la MP4/1. Vettura che John Watson porta al successo a Silverstone nel 1981 interrompendo il digiuno McLaren iniziato nel 1977. Con il ritorno nel 1982 di Niki Lauda alle corse, abbandonate nel 1979, le vittorie McLaren si ripetono, anche se la svolta arriva nel 1984 con l'abbandono del motore Cosworth per il più raffinato Porsche e con il debutto in squadra di Alain Prost accanto all'esperto Lauda. La nuova coppia domina il mondiale vincendo 12 gare su 16, con Prost che si impone 7 volte contro le 5 di Lauda. Alla fine, però, è l'austriaco a vincere il titolo con mezzo punto sul compagno. Ironia della sorte, a fare perdere l'alloro al francese è una decisione a suo favore presa a Monaco, quando sotto il diluvio la gara è sospesa al 31esimo quando Prost è al comando. Un espediente che impedisce all'arrembante promessa della F1, il debuttante Ayrton Senna con la Toleman, di concludere la rimonta con il sorpasso al francese. L'esito, però, è che Prost vede dimezzati i punti della vittoria (4,5 contro i 9 attribuiti allora), mentre se la gara fosse proseguita avrebbe segnato i 6 punti del secondo posto che gli avrebbe garantito il titolo.

I DUELLI SENNA-PROST
Il 1985 è meno brillante, ma basta per bissare il titolo costruttori e piloti con Prost. Il francese replica nel 1986 conquistando il mondiale all'ultima gara ai danni di Mansell su Williams, secondo anche l'anno seguente dietro al compagno di squadra Nelson Piquet. Una stagione, quella del 1987, chiusa con soli tre successi di Prost, finito quarto. A riportare sul tetto del mondo la McLaren è una nuova rivoluzione all'interno del team: l'adozione dei motori Honda e l'arrivo di Ayrton Senna accanto a Prost. E' l'inizio di una stagione memorabile: in 16 gare i due piloti conquistano 15 pole (13 a 2 per Senna), 10 giri più veloci (7 a 3 per Prost) e 15 vittorie (8 a 7 per Senna), delle quali 10 doppiette. Alla fine a vincere il titolo è il brasiliano, mentre la McLaren MP4/4 si impone nel mondiale costruttori con un distacco storico: 199 punti contro i 65 della Ferrari seconda. Nel 1989 la rivalità tra gli assi McLaren raggiunge il culmine. I due dominano il campionato, con Senna che si impone in 6 gran premi e Prost in 4, ma è in vantaggio sul paulista alla penultima gara in Giappone dove spera in un ritiro di Ayrton per laurearsi campione. Al 46esimo giro il brasiliano tenta il sorpasso al francese che chiude provocando l'impatto. Mentre Prost si ferma, Senna spinto dai commissari riprende, sostituisce il musetto ai box e rimonta passando primo sotto la bandiera a scacchi. La doccia fredda arriva a fine gara con la sua squalifica ad Ayrton che dà il titolo al rivale. La vedetta di Senna arriva un anno dopo a Suzuka, con situazione di classifica ribaltata e il brasiliano che elimina Prost, passato alla Ferrari, alla prima curva conquistando il titolo e dando l'ennesimo mondiale costruttori a McLaren. La doppietta si ripete nel 1991, sempre per merito di Senna. Un trionfo che chiude un ciclo di otto anni nel quale McLaren vince 7 allori piloti e 6 costruttori.

I TITOLI DI MIKA E LEWIS
L'abbandono di Honda (39 vittorie in 65 gran premi) nel 1993 mette in crisi la McLaren che deve lasciare la supremazia a Williams e Benetton che si impongono dal 1992 al 1997. Anni difficili nei quali gli uomini di Woking provano a competere con i motori Ford Cosworth e Peugeot, per trovare un fornitore più promettente in Mercedes nel 1995. Per tornare a vincere, però, si deve attendere il biennio 1998-1999, quando Mika Hakkinen con le MP4/13 e 14 conquista due titoli consecutivi. Negli anni successivi i piloti McLaren sfiorano il mondiale nel 2000 e nel 2007, ma ottengono prestazioni opache nel periodo intermedio. A riportare la McLaren, la MP4/23, al vertice della graduatoria della F1 è Lewis Hamilton nel 2008 con un sorpasso a pochi chilometri del traguardo dell'ultimo gran premio, quello del Brasile, che gli permette di giungere quinto e conquistare i punti necessari per beffare di un punto Felipe Massa e la Ferrari. E' l'ultimo titolo mondiale dei bolidi di Bruce.

UN PALMARES DA RECORD
Dal gran premio di Monaco del 1966, la McLaren ha corso 742 gare ottenendo 182 vittorie, 155 pole position e 153 giri più veloci. Risultati che gli hanno consentito di conquistare 8 titoli costruttori e 12 allori piloti, un palmares inferiore solo a quello della Ferrari. A arricchire la bacheca di Woking sono pure i trofei ottenuti in numerose competizioni, dalla Can Am alla Formula Indy e alla 24 Ore di Le Mans. Una storia memorabile arrivata sulle strade cittadine con alcune sportive di razza, dalla M6-GT del 1968 alla F1 del 1993, dalla Mercedes SLR McLaren alle recenti produzioni, la P1 e le 12C coupé e spider.

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Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , McLaren


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