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pubblicato il 19 dicembre 2013

Per far ripartire l'auto serve un'Italia diversa

L'ANFIA chiede al governo di diminuire il caos normativo, ridurre la rigidità del mercato del lavoro e riformare la fiscalità

Per far ripartire l'auto serve un'Italia diversa

Di ricette ce ne sono tante, ma gli ingredienti principali rimangono gli stessi: leggi più chiare e semplici, meno burocrazia legata all'automobile, un mercato del lavoro flessibile ed una fiscalità su quattro ruote riformata. A metterlo nero su bianco è stata l'ANFIA, che a Roma ha tenuto, presso l’Auditorium della Tecnica di Confindustria, la sua annuale Assemblea Pubblica. Tra i presenti c'erano anche il Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, ed il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. L'incontro, oltre a delineare il quadro dell’andamento del settore auto nell’ultimo anno a livello mondiale, europeo e nazionale, ha affontato il tema del rilancio di competitività dell’industria automotive italiana. Il Presidente dell’Associazione Roberto Vavassori, ha aperto i lavori introducendo il videomessaggio inviato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, che ha espresso il sostegno del Governo all’industria automotive italiana, come comparto chiave dell’economia del Paese.

COSA SERVE ALL'ITALIA PER RIPARTIRE
"Fare automotive in Italia oggi è una missione sempre più ardua", ha sottolineato subito Vavassori, ricordando che già l'anno scorso l'ANFIA chiedeva l'istituzione di una Consulta permanente che potesse proporre per il settore auto una legislazione competitiva vicina alle esigenze reali delle imprese. "Oggi la Consulta è una realtà, uno strumento funzionale per la realizzazione di un quadro coerente di provvedimenti di politica industriale a favore della competitività del settore, indispensabile e urgente per smuoverci dalle sabbie mobili nelle quali, oggi, il nostro settore è intrappolato - ha detto il Presidente dell'ANFIA -. Certamente, la competitività complessiva delle nostre imprese, oggi fortemente compromessa, richiede uno scenario di Paese diverso dall’attuale". Da qui l'esigenza di diminuire il caos normativo, ridurre la rigidità del mercato del lavoro e riformare la fiscalità sull’auto rendendola meno opprimente (oggi è giunta a quasi 73 miliardi di euro l’anno). Bisogna poi che l'Italia sappia promuovere meglio gli investimenti in tecnologie ecologiche.

TUTTO E' LEGATO ALL'EUROPA
Il destino dell'Italia è strettamente connesso a quello dell'Europa, come ha ribadito Romualdo Massa Bernucci, Direttore del Dipartimento per le Operazioni in Italia, Malta e Balcani occidentali della Banca europea per gli investimenti (BEI), che ha illustrato le potenzialità e le opportunità offerte dalla BEI, in particolare alle PMI del settore, per progetti di Ricerca e Sviluppo, per investimenti materiali e per l'incremento del circolante. Si è dato poi spazio al confronto con le politiche industriali di successo attuate negli ultimi mesi dal Governo spagnolo, anche per il settore automotive, rappresentato da Manuel Valle Muñoz, Direttore Generale per l’Industria e la Piccola e Media Impresa del Ministero dell’Industria, dell’Energia e del Turismo spagnolo. Con la successiva relazione di Guido Pier Paolo Bortoni, Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, il focus si è spostato sull’Italia, concentrandosi sulle azioni portate avanti dall'Authority per ridurre i costi dell'energia elettrica (es. riduzione oneri di sistema previsti nell'art. 39 del Decreto Legge n. 83/2012, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico e con Confindustria) e del gas. Il caso concreto di un’azienda che ha investito in Italia due anni fa portando a compimento un’operazione di salvataggio e rilancio di una realtà imprenditoriale storica nel panorama manifatturiero del nostro Paese, è stato poi presentato da Paolo Ramadori, Chairman e Managing Director di Oerlikon Graziano Group S.p.A.

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