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pubblicato il 30 dicembre 2013

Auto: le tre sentenze più importanti del 2013

Come si è espressa la Cassazione su guardrail, alcol e concorso di colpa

Auto: le tre sentenze più importanti del 2013

Il guard-rail non regge all’urto? Gestore dell’autostrada responsabile. È una decisione pesantissima la numero 30190 della Cassazione, sezione IV penale, resa nota il 12 luglio 2013: ha confermato la sentenza d'appello che aveva condannato a un anno e sei mesi di reclusione i vertici della società che gestisce l'autostrada siciliana per via di un incidente costato la vita ai quattro occupanti di un Audi A4 precipitata da un viadotto. La macchina, a seguito di uno sbandamento, aveva sfondato il guardrail posto a sinistra dopo un primo urto contro quello di destra, precipitando con il conseguente decesso di tutti gli occupanti. Il motivo della sentenza? Il guardrail posto a protezione della carreggiata autostradale era inadeguato e doveva essere sostituito con del materiale di nuova generazione. Il riferimento è all’articolo 14 del Codice della strada: impone all'ente gestore di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione con la manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, degli impianti e dei servizi. In base alle perizie è risultato che, in caso di installazione di una barriera per bordo ponte a elevata capacità di contenimento (classe H4), il veicolo sarebbe stato contenuto in carreggiata e per gli occupanti della macchina si sarebbero avite solo lesioni di media entità. Immediato associare questa sentenza con la più grave disgrazia stradale della storia d’Italia: il pullman precipitato ad Acqualonga, con 40 morti, su un tratto gestito da Autostrade per l’Italia. Si sta ancora indagando sui motivi per cui il guardrail non abbia retto, non impedendo che il bus finisse nella scarpata.

EBBREZZA, MULTA DOPPIA
La Cassazione conferma una norma importante: se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni sono raddoppiate ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni. A meno che il veicolo appartenga a persona estranea all'illecito. Qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, la patente di guida è sempre revocata. Così recita la sentenza 37743 pubblicata il 13 settembre 2013. Così, ecco gli importi da raddoppiare. La multa è di 527 euro se viene accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro. Più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi, e la sottrazione di 10 punti-patente. Invece, 800 euro e arresto fino a sei mesi, se viene individuato un valore superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi. Più la sospensione della patente da sei mesi a un anno e il taglio di 10 punti-patente. E per gli ubriachi fradici? Sanzione di 1.500 euro, arresto da sei mesi a un anno, per un valore superiore a 1,5 grammi per litro (più la sospensione della patente da uno a due anni). Scatta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea. La macchina non è del trasgressore? La durata della sospensione della patente è raddoppiata. E qualora per il guidatore che provochi un incidente sia stato accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, la patente è revocata. Per chi ha la patente da meno di tre anni (neopatentato), tolleranza zero: se beve prima di guidare, sanzione di 163 euro (e taglio di 5 punti) entro il mezzo grammo. Poi, batoste più dure.

DI CHI È LA RESPONSABILITÀ?
Importante, infine, la sentenza n.18337 del 31 luglio 2013 della Cassazione, terza sezione. Ha trattato il caso di un motociclista caduto per evitare l'impatto con un’auto che ha commesso una manovra improvvisa: il centauro chiedeva al proprietario della macchina di risarcirgli i danni subiti. Ma la Corte parte dalla presunzione del concorso di colpa, osserva che sia "estensivamente applicabile anche all'ipotesi in cui manchi una collisione diretta tra i veicoli,”: serve che sia accertato il nesso di causalità tra la guida del veicolo non coinvolto nello scontro e il sinistro. Una circostanza che non è stata dimostrata dal motociclista: nel corso della causa, gli elementi che sono stati raccolti erano tutti a suo sfavore. Motivo per cui in primo e secondo grado le istanze del centauro sono state respinte: e così ha fatto la Cassazione, ritenendo legittima la sentenza della corte d’appello.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , codice della strada , incidenti , assicurazioni


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