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Retrospettive

pubblicato il 15 dicembre 2013

Lamborghini Gallardo, il Toro dei record

Proposta in 32 versioni in un decennio, è la sportiva di Sant'Agata più venduta della storia

Lamborghini Gallardo, il Toro dei record
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Novembre 2013: una LP 570-4 Spyder Performante di colore rosso destinata a un collezionista esce dallo stabilimento di Sant'Agata Bolognese. E' l'ultima Gallardo prodotta, la numero 14.022. Al suo posto debutterà al Salone di Ginevra 2014 la Cabrera, modello che avrà l'arduo compito di confermare i fasti della Lamborghini più venduta di sempre. Un record che fa entrare la sportiva italiana di diritto nella storia dei motori. Una storia iniziata poco più che un decennio fa.

UN'EREDE PER LA JALPA
Le origini della Gallardo risalgono alla metà degli anni Novanta, quando la Lamborghini è alla ricerca di un'erede per la Jalpa, modello uscito di produzione nel 1988 e mai sostituito. A rallentare la nascita della sostituta sono le travagliate vicende del marchio di Sant'Agata, sull'orlo del fallimento da quasi due decenni e salvata da Chrysler nel 1987. Una gestione, quella americana, che non riesce a rilanciare il “Toro” che si ritrova nuovamente in difficoltà finanziaria. A mettere i soldi per scongiurare il peggio è la Megatech, azienda indonesiana che rileva il marchio nel 1994 per 40 milioni di dollari.

IL PROGETTO L140
Per rilanciare le vendite i vertici asiatici promuovono il progetto L140 relativo a un nuovo modello più piccolo della carissima Diablo, unico modello in listino incapace di sostenere l'azienda per le vendite necessariamente limitate. In pochi mesi gli ingegneri e la Italdesign di Giorgetto Giugiaro riescono a realizzare un concept da esporre al Salone di Ginevra del 1995, la Calà, nome derivato da un'esclamazione del dialetto piemontese che significa “guarda là”. La due posti, equipaggiata con un V10 da 3,9 litri che eroga 408 CV e che consente di viaggiare a 290 km/h, suscita che, però, non convincono la proprietà a dare seguito alla produzione in serie. Una scelta che marginalizza ancora di più il “Toro” rendendo complicata la sostenibilità finanziaria.

L'ARRIVO DI AUDI
A smuovere l'immobilità dei proprietari indonesiani è la proposta d'acquisto di Audi, casa del Gruppo Volkswagen che fa un'offerta di oltre 100 milioni di dollari difficile da rifiutare. La cessione al colosso tedesco desideroso di entrare in possesso di un marchio di prestigio in grado di rivaleggiare con i leader del settore, Ferrari compresa, si concretizza nel luglio del 1998 e porta nuova vitalità nell'Emilia dei motori. I dirigenti teutonici avviano subito lo sviluppo di due nuovi modelli, l'erede della Diablo, che arriverà sul mercato nel 2002 con il nome di Murcielago, e la vettura più piccola, sempre identificata con la sigla L140. Una continuità con il passato che si limita al nome considerato che il prototipo di Giugiaro è ormai obsoleto.

UNO STILE “STORICO”
La progettazione della “baby Lambo”, dunque, riparte da zero nel 1999, anche se procede in parallelo con quella della sorella maggiore dal quale erediterà alcune soluzioni tecniche e stilistiche. Per le linee della futura vettura la nuova dirigenza chiede una proposta all'Italdesign che accetta di buon grado, anche perché, come spiega Fabrizio Giugiaro: «ci era stato assegnato un tema molto libero, che ci chiedeva semplicemente: “come vedete una nuova piccola Lamborghini?”. Doveva essere un modello molto innovativo, che rispettasse la storia del marchio». Indicazione che viene onorata disegnando una coupé con “muso” corto, parabrezza molto avanzato e un profilo filante che assomiglia a una goccia d'acqua spinta in avanti. Un'architettura che ricorda da vicino la Countach e la Diablo e che piace Luc Donckerwolke, designer belga a capo del Centro Stile di Sant'Agata con l'arrivo di Audi e firma della Murcielago. Partendo dai bozzetti della Italdesign, Luc apporta diverse modifiche per affinare lo stile e adattarlo a quello della sorella maggiore per creare un'immagine di marca.

PROGETTATA PER DIVERTIRE
Se lo stile è di rilievo, lo sono ancora di più telaio e meccanica. Per il primo gli ingegneri progettano una struttura space frame e una scocca in alluminio basati su una tecnologia d’avanguardia che consente di combinare elevata leggerezza e alta rigidità strutturale. Per la seconda i tecnici mettono a punto un V10 aspirato con angolo di 90 gradi, cilindrata di 5 litri e lubrificazione a “carter secco”. L'esito è un'unità capace di girare a regimi altissimi e di erogare 500 CV di potenza e 510 Nm di coppia massima. Il cambio è robotizzato e sequenziale, la trazione integrale permanente con giunto viscoso centrale per assicurare ottima motricità e doti di maneggevolezza e tenuta di strada eccelse.

IL DEBUTTO DELLA “GAGLIARDA”
I tecnici Lamborghini lavorano duro e il “piccolo” Toro è pronto per essere esposto al Salone di Ginevra del 2003. Per la denominazione la dirigenza segue la tradizione del marchio dando al neonato modello il nome di una razza di tori. La scelta cade sulla razza da combattimento spagnola Gallardo, nota per l'audacia e per essere una delle selezioni più antiche della penisola Iberica dal quale derivano altre razze di pregio, tra le quali la Miura. Un'identificazione che tradotta in italiano significa “gagliardo” e che si distingue subito nella “corrida” della rassegna elvetica attirando l'attenzione dei visitatori. A entusiasmare sono l'estetica, le prestazioni (309 km/h e 4,2” per passare da 0 a 100 km/h) e la dinamica di guida che integra elevata maneggevolezza con una tenuta di strada ineccepibile data dalla trazione integrale. Una serie di qualità che stimolano subito gli ordini, grazie pure al programma “Ad Personam” che consente a ogni singolo cliente di cucire la propria Gallardo su misura.

LA SPYDER E LA SUPERLEGGERA
A ravvivare gli entusiasmi debutta nel 2005 la Gallardo Spyder, modello open air con capote in tela elettrica che introduce alcuni aggiornamenti tecnici che vengono adottati anche dalla coupé. Il motore ha potenza elevata a 520 CV e consente di “toccare” i 314 km/h e di scattare in 4,3” (4 netti per la coupé). Migliorano lo sterzo, ora più diretto e preciso, e gli innesti del cambio, nonché la stabilità per merito di una taratura delle molle più rigida e per la ricalibratura dell'ESP. Più piacevole pure il sound conferito dai nuovi terminali di scarico. A fare migliorare ancora le prestazioni è la Superleggera del 2007, variante con un vistoso spoiler e con diverse componenti in fibra di carbonio che riduce la massa della Gallardo di 100 kg arrivando alla soglia di 1.330 kg. Una “dieta” che, insieme alla potenza salita a 530 CV, fa scendere il tempo dell'accelerazione a 3,8” e porta velocità a 315 km/h.

LA SECONDA GENERAZIONE
Novità più sostanziali arrivano con il debutto nel 2008 della seconda generazione della Gallardo che si riconosce per il “muso” e la “coda” ridisegnate dal direttore del Centro Stile Lamborghini Filippo Perini. A stupire, però, è la nuova unità a iniezione diretta da 5,2 litri che eroga 560 CV, quanto basta per portare la velocità a 325 km/h, lo “scatto” 0-100 a 3,7” e quello 0-200 a 11,8”, contro i 12,4” della Superleggera. Cambia pure l'identificazione del modello, ora contraddistinto dalla sigla LP che si riferisce alla posizione “longitudinale posteriore” del motore seguita dai valori numerici di potenza e trazione andando a comporre la denominazione LP 560-4. Una struttura sarà mantenuta per classificare i modelli successivi, dalla LP 550-2 Spyder a trazione posteriore alla LP 570-4 Superleggera che nel 2010 ferma il cronometro a 3,4” nello 0-100 km/h e a 10,2” nello 0-200. Una versione che pesa 1.340 kg, 70 in meno della coupé “normale”, portando il rapporto peso/potenza a 2,35 kg/CV. Oltre alle prestazioni, migliorano di molto anche i dati di consumo ed emissioni, scesi del 20% circa attestandosi a 13,5 l/100 km e 319 grammi/km. Un'efficienza che viene riportata pure sulla versione scoperta dando vita alla LP 570-4 Spyder Performante.

LE SERIE SPECIALI
Nel corso degli anni Lamborghini arricchisce la gamma Gallardo con diverse serie speciali prodotte in edizione limitata. La prima ad approdare sul mercato nel 2005 è la SE con tinta bicolore, cerchi in titanio, interni con rivestimenti in pelle inediti e assetto più sportivo. L'anno dopo arriva la Nera, versione con carrozzeria e cerchi in lega di colore nero opaco e prodotta in 185 esemplari. Altra “speciale” a riscuotere pareri favorevoli è la LP 550-2 Valentino Balboni, esemplare con trazione posteriore pensata per piloti esperti e che porta il nome allo storico collaudatore del marchio di Sant'Agata. Tre le altre serie limitate meritano una citazione la Polizia Stradale studiata per le forze dell'ordine e le varianti sviluppate per le gare, come la GT3, la Super Trofeo Stradale e la LP 570-4 Squadra Corse. Ma tra le 32 versioni della Gallardo proposte ci sono pure esemplari rarissimi, come la MLE 20 (Malalysia Limited Edition) prodotta in 20 unità per il mercato malesiano, la GZ8 (dalla città cinese Guangzhou) assemblata in 8 unità per ricchi clienti cinesi e l'Italia, creata nel 2006 da un concessionario padovano per festeggiare la conquista al mondiale di calcio tedesco e rimasta esemplare unico.

UN DECENNIO DA RECORD
La Gallardo, come ricordato all'inizio, è uscita di produzione a fine novembre del 2013, l'anno del 50° anniversario della Lamborghini, dopo 10 anni di vita. Un decennio nel quale ha riscritto la storia del marchio emiliano contribuendo a consolidare il successo mondiale del Toro. Un apporto che può essere sintetizzato con due numeri: nei primi 40 anni di storia delle casa fondata Ferruccio sono state prodotte in media 250 vetture all'anno, valore che è lievitato a 2.000 unità annue con l'avvento della Gallardo. Il risultato è che delle circa 30.000 Lamborghini costruite dal 1963, 14.022 hanno sulla “coda” la firma Gallardo.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Lamborghini , auto italiane


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