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Attualità

pubblicato il 9 febbraio 2007

Gli Untori del XXI Secolo

Gli Untori del XXI Secolo

La notizia è nota anche ai nostri lettori che hanno già iniziato a commentarla: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, alle quali si aggiungono le Province Autonome di Trento e Bolzano, hanno siglato un accordo in tema di contrasto all'inquinamento il cui primo frutto sarà, salvo ripensamenti, il blocco del traffico annunciato per il prossimo 25 febbraio.
Va ricordato, per dovere di cronaca, che tale accordo che sanziona l'utilizzo dell'auto, menziona anche altri fattori quali le fonti di riscaldamento alimentate da combustibili inquinanti (i cosiddetti oli pesanti ed il carbone d'ottocentesca memoria), l'industria e l'agricoltura (limitandosi, per quest'ultima, alle attività generatrici d'inquinamento dell'aria).
Va anche ricordato che tutti i promotori del provvedimento di blocco della circolazione del prossimo 25 febbraio, sono stati concordi nel dichiarare che il provvedimento stesso ha valore di sensibilizzazione generale, ma soprattutto "pedagogico" con un'ulteriore puntualizzazione, che fa non poco riflettere, del Presidente della Regione Veneto Galan il quale avrebbe testualmente sottolineato che il provvedimento "è solo un atto simbolico, educativo, visto che l'inquinamento non si sconfigge con un'iniziativa del genere": meno male che abbiamo almeno un politico che ha il coraggio di dire le cose come stanno.

Nessuno vuole nascondere il capo sotto la sabbia e sottacere un problema di portata planetaria, ed OmniAuto.it men che meno, tuttavia crediamo sia compito di un'informazione corretta, riportare le cose in un alveo di maggiore obiettività.
A questo proposito OmniAuto ha sottolineato le reazioni di ANFIA ed UNRAE, motivate anche se di parte, le quali affermano che "il problema va risolto in misura strutturale, individuando provvedimenti estesi a tutte le fonti di inquinamento reali e conosciute, evitando di colpire sempre e solo gli automobilisti, destinatari di vincoli e di penalizzazioni che non rispondono a criteri e principi omogenei".

Viene inoltre citato un recente studio patrocinato dall'ACI i cui risultati sono d'estremo interesse in quanto evidenziano una situazione ben nota ad ogni livello tecnico e politico ma da quest'ultimo potere mai affrontata in modo radicalmente globale (e questo indipendentemente dal colore dei Governi in carica).

Riferiamo quindi i risultati di questo studio sulle fonti di emissione di Pm10 (le famigerate polveri sottili) e che è stato in realtà patrocinato non solo dall'ACI, ma anche da UNRAE ed ANFIA: messa così sembrerebbe un'iniziativa di parte (l'ACI è...l'ACI, l'ANFIA è l'Associazione degli industriali dell'Auto italiani e l'UNRAE è l'Unione dei rappresentanti delle Case estere) mentre in realtà è basato sull'elaborazione di dati provenienti da fonti istituzionali al di sopra delle parti quali APAT (Agenzia per la protezione dell'Ambiente) e l'ARPA (Agenzia regionale prevenzione ed ambiente della Lombardia che è probabilmente la Regione più attiva nella lotta all'inquinamento attraverso i noti stop alla circolazione...) alle quali si aggiungono ulteriori fonti indipendenti (studi quali Lenschow, Cirillo e Marcazzan).

Dai dati desunti dallo studio in questione, fatta base 100, la classifica delle principali fonti di emissione di polveri sottili è:
1° 25 % Fabbriche e Centrali Termiche.
2° 15 % Varie forme di trasporto non su gomma (navi, aerei e treni).
3° 11 % Impianti di riscaldamento
4° 10 % Processi produttivi di varia natura
5° 10 % Processi di combustione naturale

Totale 71 su 100 e quindi il trasporto su gomma concorrerebbe per il restante 29%. Non è poco, però abbiamo parlato non di auto, ma di trasporto su gomma (auto + moto + veicoli da trasporto, dal vanette al furgone sino a 35 q.li per salire via via sino ai BUS ed ai TIR): stando allo studio l'auto sarebbe responsabile, nell'ambito di quel 29, del solo 8% e - nell'ambito di questo 8% - i mezzi omologati euro 3 ed euro 4 lo sarebbero solamente per il 2% con buona pace delle limitazioni relative ai diesel euro 4 senza filtro antiparticolato.

Se i risultati dello studio sono affidabili, e su questo non dovrebbero sussistere dubbi ricordando che i dati base sono di APAT e ARPA, viene a questo punto da chiedersi per quale ragione i vari Governi Centrali e Periferici puntino il dito costantemente solo contro le auto: una consapevole e conveniente ignoranza ritiene utile cavalcare la demagogia? Oppure si prendono di mira gli automobilisti in quanto immediatamente individuabili? (il gregge viene diviso in targhe alterne o fermato in toto, o ancora solo le pecore euro 0 e così via). O ancora si ritiene utile puntare il dito su un settore per stornare l'attenzione da altri?

A quest'ultimo proposito soffermiamoci sui principali protagonisti della nostra classifica:

Fabbriche
Sulle emissioni inquinanti delle fabbriche sono stati scritti trattati ed in ogni notiziario televisivo nel quale si parla di air-pollution, dietro allo speaker compare immancabilmente o una foto di traffico caotico oppure una bella immagine di ciminiere che anneriscono il cielo con i loro scarichi; eppure si sente parlare molto di più circolazione (e relative limitazioni) che non di lotta condotta con uguale costanza, accanimento e pubblicità all'inquinamento industriale: è solo mancanza di comunicazione oppure gli interessi industriali fanno lobby e si difendono molto meglio degli automobilisti dall'introduzione di misure anti-pollution che costerebbero molto in termini di investimento?

Centrali Termiche
Diverse di queste sono ancora alimentate ad olio combustile e "sembrerebbe" che in giro per l'Italia ce ne siano ancora a carbone. Non vogliamo certo aprire un fronte sul nucleare, ma vogliamo solamente ricordare che in altri Stati come Germania e Francia (dove i movimenti ecologisti sono peraltro ben presenti) la produzione d'energia pulita è una realtà che migliora sensibilmente la qualità dell'aria, allontanando lo spettro dei blocchi alla circolazione (all'estero infatti ci ridono spesso dietro quando sentono di questi provvedimenti); sarebbe forse il caso di chiedersi come mai la produzione d'energia pulita può funzionare all'estero ma non da noi (referendum post Chernobyl a parte). Se fosse possibile reintrodurre il discorso, ci affrancheremmo, perlomeno in parte, dalla dipendenza energetica dall'estero, la nostra bilancia dei pagamenti ne guadagnerebbe immensamente e - forse - le tasse potrebbero essere ritoccate verso il basso).

Impianti di riscaldamento
Ne esistono, anche in questo caso, ancora di funzionanti ad olio combustile e carbone; le auto sono censite attraverso la targa e sono state classificate ed omologate in base alle emissioni; perché non sistemizzare questa rilevazione anche per gli impianti di riscaldamento ed obbligare i proprietari di quelli più inquinanti a spegnere le caldaie in occasione delle limitazioni alla circolazione? Forse perché i pubblici dipendenti al freddo incrocerebbero - giustamente - le braccia e qualcun altro griderebbe all'attentato alla salute di bimbi ed anziani? Ovviamente l'idea è inattuabile e chiaramente provocatoria ma un provvedimento di rottura, quale che sia e magari accompagnato da sovvenzioni statali sotto forma di incentivi fiscali e contributi a fondo perduto, potrebbero indurre ad un ricambio delle centrali e delle caldaie più obsolete facendo così un altro passo verso la pulizia dell'aria che respiriamo.

Varie forme di trasporto non su gomma (navi, aerei e treni)
Tralasciamo treni ed aerei per mancanza di specifici approfondimenti mentre per quanto riguarda le navi viene da chiedersi, ogni qualvolta si alzano gli occhi su una delle loro ciminiere (si dovrebbero chiamare, in gergo, camini) ci si chiede se tali scarichi siano "filtrati" o meno e, se la risposta fosse negativa perché non obbligare i costruttori di motori marini ed armatori a provvedere di conseguenza? L'aria di tutte le città marinare dotate di porti commerciali ne sarebbe grata.

Processi produttivi di varia natura Processi di combustione naturale
Sono voci talmente generiche che non possono essere commentate in questa sede.


Chi ha avuto la pazienza di seguirci sino a questo punto avrà avuto conferma di un fatto facilmente intuibile anche per i nostri Governanti che però, sul pratico, non danno evidenti segni di riscontro: l'air-pollution, come la chiamano ormai non solo gli inglesi, non è ascrivibile ad una sola fonte e l'auto, nel contesto globale, ha molte meno colpe di quelle che le si vogliono attribuire.

Autore: Giovanni Notaro

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