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pubblicato il 28 novembre 2013

CSP: "Questa crisi è più grave di quella del '29"

Il Centro Studi Promotor fa luce sulle prospettive dell’economia e del mercato delle auto in Italia

CSP: "Questa crisi è più grave di quella del '29"

Crisi, crisi, crisi. Da anni ormai non sentiamo parlare d'altro e, stando all'analisi del Centro Studi Promotor (la struttura di ricerca specializzata sul mercato dell'automobile), quella che stiamo vivendo oggi è una situazione molto più drammatica di quella che vissero i nostri genitori o nonni nel 1929. Per averne conferma basta confrontare i primi sette anni delle due crisi. L'andamento a "W", spiega il CSP, è presente in entrambe, ma in quella del '29 la caduta del PIL italiano non superò il 5,7% mentre in questa ha già toccato il 9,1%. Inoltre, nel 1936 era già stato recuperato il livello ante-crisi, mentre nel 2013, che è il settimo anno della crisi attuale, si è toccato un nuovo minimo. Il prodotto interno lordo italiano è precipitato del 9,1% rispetto ai livelli ante-crisi; la produzione industriale è scivolata del 25,3% e le immatricolazioni sono affondate del 48,1%. La nostra situazione è grave e questo è quello che ci aspetta secondo il Centro Studi Promotor.

PIU' CHE CRISI E' DEPRESSIONE
La soluzione di questa crisi è molto difficile perché gli squilibri riguardano la distribuzione della ricchezza. I caratteri sono quelli di una grande depressione, come è stato tra il 1873 ed il 1896 oppure nel 1929. "Superarla, cioè riportare la concentrazione della ricchezza a livelli fisiologici, è molto difficile - dice il CSP - perché i blocchi sociali (e le loro rappresentanze politiche) che traggono vantaggio dai livelli raggiunti della concentrazione si oppongono". A differenza di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti e in Giappone, nell’area Euro, secondo il CSP, non viene intaccato lo squilibrio fra finanza ed economia reale imponendo politiche di austerità che accentuano i divari tra i Paesi dell’euro e tra i cittadini. Decisamente negativo è poi il quadro occupazionale: a settembre c'è stato il nuovo record di periodo con un picco del 40,4% per l'occupazione giovanile. A complicare la situazione si aggiunge il complesso quadro politico dell'Italia e per l'Eurostat, l’Istituto Statistico dell’Unione Europea, il declino dell’Italia è già in atto.

PERCHE' L'AUTOMOBILE E' CROLLATA
Le immatricolazioni di auto sono in caduta libera, i dati sono sotto gli occhi di tutti, ma le ragioni sono molte e ce n’è una importante che secondo il CSP non viene mai dichiarata: con tutte le campagne di rottamazione che si sono fatte dal 1997 al 2009 (con coda nel primo trimestre 2010) e con la grande spinta alla sostituzione delle auto alimentate con benzina con piombo dell’inizio del secolo, il parco circolante italiano è oggi abbastanza giovane e in tempi difficili, come quelli che stiamo vivendo, rimandare la sostituzione dell’auto a tempi migliori comporta dunque un sacrificio facilmente sopportabile. Pensiamo che sul parco circolante totale le auto immatricolate dal 2000 in poi sono il 71% e quelle immatricolate dal 2005 in poi sono il 44%. E poi ci sono da un lato la forte preoccupazione per il futuro che spinge molti a rimandare la decisione a tempi migliori e dall'altro i fattori di freno specifici: le difficoltà del credito, l'aumento delle accise sui carburanti, il costo dei premi di assicurazione... A cui si aggiunge un fenomeno tutto attuale: la demonizzazione dell’automobile.

COSA DOBBIAMO ASPETTARCI
Per l'economia nel 2014 ci si aspetta un'inversione di tendenza: il Governo stima una crescita dello 0,7%. "Questa previsione rischia di essere ottimistica se non cambia la situazione politica che ha fin qui impedito di avere una maggioranza che consenta di adottare una politica per la crescita - si legge nella nota del CSP -. Lo scenario più probabile, a nostro avviso, è quello della stagnazione. A patto che naturalmente ai timori di deflazione non segua una deflazione vera e propria perché in questo caso la prospettiva è di un ulteriore caduta. Per quanto riguarda il mercato dell’auto, nell’ipotesi in cui il 2014 per l’economia sia effettivamente l'anno della svolta e si abbia una crescita dello zero virgola qualche cosa, le immatricolazioni potrebbero collocarsi intorno a 1.330.000 unità. E dunque con un piccolo incremento sul 2013 che con ogni probabilità chiuderà a quota 1.295.000". Per fare di più il CSP invita il Governo a rimuovere alcuni dei fattori di freno specifici di cui abbiamo scritto e chiede di "rinegoziare i trattati della zona euro che stanno determinando per l’Italia e per gli altri Paesi mediterranei difficoltà insormontabili. Il declino per l’Italia è già cominciato. Se non lo si fermerà in tempi brevi il fenomeno diventerà inarrestabile".

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Tag: Mercato , immatricolazioni


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