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Curiosità

pubblicato il 18 novembre 2013

Mercedes 190, la Mercedes si fa "piccola"

Abbiamo festeggiato i 30 anni della 190 in pista a Nardò. Una storia che si rinnoverà nel 2014 con la quarta generazione della Classe C

Mercedes 190, la Mercedes si fa "piccola"
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E pensare che la pensavano piccola, troppo piccola per essere una Mercedes. Ma non c'è da stupirsi: la prima volta che la 190 si fa vedere è nel novembre del 1982 e in questo periodo la Stella a tre punte è sinonimo di grandi berline. Perché dunque la 190? Semplice: l'Audi con la 80 e la BMW con la Serie 02 - poi Serie 3 - sono in questo segmento già da qualche anno. E si sa, i tedeschi dell'auto marcano a uomo. La squadra del Prof. Dr. Ing. E.h. Werner Breitschwerdt, in particolare, adotta una marcatura asfissiante che mira a fare della 190 il punto di riferimento del segmento. Risultato: la "piccola" Mercedes supera ogni più rosea previsione. La democratizzazione della Mercedes è un successo totale nei giudizi della stampa specializzata e, soprattutto, nei numeri di mercato. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la nascita di una... Stella. Ecco il resoconto di un tuffo nel passato, dalla pista di collaudo di Nardò (LE). E se volete, potete guardare il video in cui abbiamo messo a confronto la 190 con la Mercedes CLA.

TERZA SORELLA
Nel 1982 la gamma Mercedes si compone di due soli modelli: le progenitrici di quelle che di lì a breve sarebbero diventate Classe E e Classe S. Un duopolio destinato a terminare, visto che nel novembre di quell'anno debutta, appunto, la 190. Il fiocco rosa, come detto in apertura, lo si deve innanzitutto alla necessità di contrastare Audi 80 e BMW Serie 02 (poi Serie 3). Ma c'è dell'altro: all'inizio degli anni Settanta, negli USA entra in vigore una legge anti inquinamento molto restrittiva, che costringe i Costruttori a ridurre le emissioni medie della gamma. Ecco dunque la necessità di un modello più piccolo, costruito però perseguendo la massima leggerezza ed efficienza. Il già citato Prof. Breitschwerdt racconta questo aneddoto: “Imposi ai miei uomini di darmi conto, ogni lunedì mattina, dei grammi risparmiati su ogni singolo componente. Un esempio che mi è caro è quello del comando della ventola dell'abitacolo: un giorno si presenta da me un ingegnere e mi dice che sostituendo la classica manopola con un'asta a scorrimento laterale avremmo risparmiato una manciata di grammi. E quella fu la scelta definitiva”.

MATITA ITALIANA
Un'automobile può essere velocissima, percorrere 30 km con un litro di carburante e divertire come un go-kart, ma se è brutta non la vuole nessuno. Se la 190 è un successo clamoroso, i tedeschi lo devono anche al genio italiano, quello del capo del design Bruno Sacco, che dà forma al desiderio di dominio degli uomini di Stoccarda. Linee pulite, rispettose della tradizione della Stella, ma allo stesso tempo moderne e immortali vestono la 190, che condensa tutta l'identità della Stella, pur comunicando un senso di snellezza prima sconosciuto. Forma e sostanza collimano.

LA 190 DEI RECORD
Perché organizzare il trentennale di una tedesca nel profondo sud italiano? Semplice: nell'agosto del 1983, a Nardò, la 190 E 2.3-16 stabilì tre record del mondo. Poco meno di nove giorni a tutto gas sull'anello di alta velocità del tracciato a una velocità media di 247,939 km/h. Non una 190, ma tre, a dimostrazione della solidità del modello. Ovviamente le tre vetture non tagliarono il traguardo simultaneamente, ma a breve distanza una dall'altra e con un unico, risibile guasto: la rottura dello spinterogeno su una delle tre. I record del mondo battuti furono quelli sui 25.000 km, sulle 25.000 miglia e sui 50.000 km e le vetture erano vicinissime a quelle prodotte in serie: le modifiche principali (e ovviamente consentite dal regolamento per l'omologazione del record) riguardavano il serbatoio da 160 litri; l'abbassamento dell'assetto, la rimozione degli specchietti retrovisori esterni e la carenatura delle prese d'aria anteriori per ragioni aerodinamiche. Entrando nella pista di Nardò, che nel frattempo è stata rilevata dalla Porsche, il grande tabellone dei record riporta ancora i tre primati stabiliti dalla 190: nessuno ha mai più fatto meglio. Anche se, va detto, più nessuno ha provato a fare meglio.

LE INCOMPIUTE
A Nardò hanno avuto il loro spazio anche due vetture mai nate. Una compatta a due volumi pensata inizialmente per i rallies, poi scartata per l'eccessiva complessità del retrotreno che richiedeva due ore per essere sostituito (cosa assai frequente in queste competizioni) e una 190 cabriolet. Se la prima, tutto sommato, non è stata una grande perdita, la scoperta avrebbe sicuramente fatto innamorare schiere di automobilisti per l'equilibrio e l'eleganza delle linee. Peccato.

AL VOLANTE: 30 ANNI E NON SENTIRLI
Alzi la mano chi associa le Mercedes, specialmente quelle degli anni '80, all'handling. Nessuno. Giusto, ma fino a un certo punto. Perché la 190 è rigorosamente morbida di assetto e votata al comfort. Ma la tenuta di strada e la stabilità stupirono nel 1983 (quando l'auto arrivò su strada) e convincono ancora oggi. Lo posso dire con cognizione di causa, dopo aver guidato praticamente tutta la gamma fra i birilli di uno slalom e all'interno di un percorso con brusco cambio di direzione a 70-80 km/h. Il test l'ho svolto per gradi, partendo dalla 190 (spinta, se così si può dire, da un pigrissimo 2.0 a benzina da 90 CV): a metterla in contatto con l'asfalto, degli asfittici pneumatici 175/65 – 14. Roba che ormai non si utilizza più nemmeno sulle citycar. Nonostante questo, i limiti di tenuta sono più che buoni e, ciò che più conta, le reazioni sono molto progressive e prevedibili. Viva l'ESP e tutta la sicurezza attiva e passiva delle auto di oggi, ma la 190 è “sana” e molto difficilmente chiamerebbe in causa il controllo elettronico di stabilità. Il merito di tanta stabilità, mi dice il “papà” del retrotreno della 190 Manfred von deo Ohe, è proprio della sospensione posteriore a cinque bracci, grazie alla quale i movimenti della ruota sono perfettamente controllati e assicurano un contatto costante fra pneumatico e asfalto, senza pericolose variazioni delle geometrie.

190 E 2.5-16 EVOLUTION II
Sì, ho detto poco sopra che la prova l'ho svolta per gradi, ma l'entusiasmo mi porta a raccontare prima come si comporta questo mostro sacro: divinamente. Qui sì che si può parlare di handling e autentico piacere di guida. La “Evo II” incanta con il motore, vorace di giri fino a quota 7.000, ed entusiasma con il comportamento in curva. Il rollio è sensibile, ma la vettura si appoggia sulle ruote esterne con gradualità, restituendo un buon feeling alle mani del guidatore. Si può inoltre giocare con l'acceleratore: l'inerzia porta il posteriore ad arrotondare leggermente e in modo progressivo la traiettoria, ma basta ritornare sul pedale del gas per ritrovare la linea ideale e uscire di curva a ruote dritte con tanta velocità.

190 D 2.5 TURBO E 190 E 2.6
La prima, la 2.5 a gasolio da 122 CV, ha accompagnato su e giù per l'Italia dirigenti d'azienda, rappresentanti e imprenditori. Un compito che potrebbe svolgere ancora oggi, in termini di comfort e sicurezza percepita. Il silenzio regna sovrano fino a 150 km/h, le buche vengono “annullate” dall'assetto morbido e i chilometri scorrono senza che schiena o gambe accusino fatica. La fama di stradiste, le Mercedes se la sono conquistata sul campo. Anche la 2.6 a benzina nasce per macinare chilometri: i suoi 160 CV sono fluidi e l'abbinamento con il cambio automatico è l'ideale per il genere di vettura. Se la 2.6 non si è mai vista sulle strade italiane è solo per ragioni fiscali.
In conclusione, posso tranquillamente dire che la 190 era così avanti per la sua epoca da mettere in difficoltà le sue discendenti Classe C (specie la prima e la seconda), incapaci di assicurare una dinamica di guida tanto raffinata. Ciò che non è mai mancato è il successo di vendite: 1,8-1,9 milioni di esemplari immatricolati per 190, Classe C I e II, 2,3 milioni di Classe C III (finora). La palla passa adesso alla quarta generazione di Classe C, chiamata a confermare una storia di successo.

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Autore: Adriano Tosi

Tag: Curiosità , auto europee


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