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Retrospettive

pubblicato il 10 novembre 2013

BMW Z1, la scoperta del futuro

Prodotta in soli 8.000 esemplari, la roadster bavarese fa parte della storia dell'auto per le sue soluzioni avveniristiche

BMW Z1, la scoperta del futuro
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Ci sono auto che rimangono nella storia e vengono celebrate negli anni da cultori indomiti che ne rievocano le qualità con incontri carichi di passione. Un tributo successo di recente a Padova in occasione dell'Auto e Moto d'Epoca, una delle più importanti rassegne italiane dedicate alle vetture d'epoca, con il raduno internazionale della BMW Z1, modello costruito in appena 8.012 esemplari, ma entrato di diritto nella storia dei motori per le avveniristiche soluzioni tecniche adottate.

L'ELICA GIRA FORTE
Negli Ottanta BMW è tra i marchi di maggiore prestigio sui mercati mondiali e vanta una gamma apprezzata che va dalla “piccola” Serie 3 alla berlina “5”, dall'ammiraglia “7” alla coupé “6”. Modelli di pregio che riscuoto buon successo di vendite grazie pure ai successi sportivi, come la conquista del campionato del mondo di Formula 1 del 1983 con la Brabham BT52 guidata dal brasiliano Nelson Piquet e motorizzata con il BMW M12/13, un “piccolo” 1.5 turbo di oltre 700 CV che in configurazione da qualifica arriva a sviluppare 1.300 CV. A mancare dalle concessionarie, però, è una vettura capace di ravvivare l'immaginario sportivo, soprattutto dopo l'uscita di scena della M1, supercar prodotta fino al 1981.

LA BMW TECHNIK
Per riaccendere la passione per le auto dell'elica i responsabili di Monaco di Baviera creano nel 1985 il BMW Technik, un reparto esterno per dare libero sfogo alla creatività e alla conoscenza di designer, ingegneri e tecnici che sarà conosciuto a livello internazionale come “ZT”. E incaricano le 60 persone che lavorano nella nuova struttura a ricercare soluzioni avveniristiche per lo sviluppo di una roadster, comparto glorioso per BMW grazie a modelli straordinari come la 328 degli anni Trenta o la 507 degli anni Cinquanta. Una sportiva, quest'ultima, fuori produzione dal 1959 e che ancora attende un'erede. Un vuoto lungo quasi trent'anni che i dirigenti tedeschi intendono colmare con la realizzazione di una nuova spider che deve racchiudere il meglio in termini di stile e tecnologia.

PARTE IL PROGETTO Z1
Il progetto pilota procede celere sotto la direzione di Ulrich Bez e in soli sei mesi viene realizzata una maquette innovativa ribattezzata Z1, acronimo di Zukunft (futuro in tedesco) e 1 dal numero del progetto. Sottoposta al consiglio di amministrazione, la futura vettura riceve subito il via libera e in meno di dodici mesi i tecnici della Technik creano il primo esemplare. E' il primo agosto 1986 e i comunicati BMW annunciano l'arrivo della nuova auto come una sportiva “concepita sulla base di specifiche fondate sulla lunga tradizione BMW, ma tenendo al contempo presenti le esigenze di mobilità future”. Un un modello che, assicurano i responsabili della comunicazione, sarà capace di soddisfare il desiderio di “libertà sulle quattro ruote, piacere di guida e prestazioni”.

LA CORSA PER ORDINARLA
La notizia di una nuova roadster BMW attira subito l'interesse degli estimatori dei motori. Richiamo che aumenta quando vengono rilasciate le prime foto del modello che svelano la linea originale con portiere che scorrono verticalmente all'interno della carrozzeria. Un vezzo, credono in molti, creato per stupire, ma che non sarà presente sulla versione definitiva, anche perché la costruzione richiederebbe lavorazioni manuali che limiterebbero la tiratura e farebbero salire i costi di produzione. A smentire gli scettici è l'annuncio di BMW del 10 agosto del 1987 nel quale si afferma che, dopo due anni di sviluppo, la Z1 sarà presentata al prossimo Salone dell'Auto di Francoforte di settembre nelle vesti non troppo dissimili da quelle svelate l'anno precedente. La comunicazione scatena la corsa agli ordini per essere tra i primi a potere guidare la roadster bavarese, anche perché la produzione è attesa per giugno 1988 e procederà lentamente: appena sei vetture al giorno a pieno regime. Una situazione che è ironizzata da una rivista specializzata che scrive che l'ultima persona che effettuerà un ordine immediato probabilmente “non metterà le mani sulla Z1 prima del 2000”.

IL DEBUTTO A FRANCOFORTE
L'11 settembre, oggi data triste che ricorda il colpo di stato in Cile e l'attacco alla Torri Gemelle di New York, BMW si presenta a Francoforte con tre novità di rilievo: la 750i con il primo motore V12 realizzato in Germania dal dopoguerra, la prima Serie 3 Touring e la prima Z Roadster, la Z1. Modello che monopolizza gli obiettivi dei fotografi e i desideri dei visitatori, tanto da indurre una rivista di automobilismo a offrire 150.000 marchi tedeschi per acquistare l'esemplare in mostra a fine salone. Proposta respinta dai dirigenti BMW, sia per mantenere il più stretto riserbo sulle tecnologie adottate sulla vettura, sia perché si tratta di uno dei dodici prototipi non ancora omologati che devono concludere la fase di test prima della produzione in serie.

LA PRESENTAZIONE A PUNTA ALA
L'attesa per guidare una BMW roadster dopo quasi tre decadi dalla 507 dura fino ottobre del 1988. Un autunno, quello di 25 anni fa, ancora nella memoria dei primi che possono gustarsi la scoperta dell'elica sulle strade toscane nei dintorni di Punta Ala, dove è fissata la presentazione per la stampa internazionale. La prima sorpresa riguarda la necessità di “scavalcare” il gradino formato dalle portiere retrattili elettricamente per accedere nell'abitacolo. Un piccolo sforzo per entrare nella “nuova dimensione di guida”, come la chiama BMW, che non lascia indifferenti. A cominciare dall'abitacolo con strumentazione funzionale e sedili “chiusi” tra tunnel centrale e fiancate che garantiscono adeguato sostegno laterale. A rendere attrattivo l'interno sono altre soluzioni, come lo schienale reclinabile della poltrona del passeggero che agevola il trasporto di oggetti lunghi, e la cura di finiture a materiali che prevede ampio impiego di pelle per sedili, volante, pomello del cambio, pannelli laterali, porta oggetti centrale e rivestimento del cruscotto.

UNA MONOSCOCCA RIGIDA
Il fascino della biposto bavarese è, però, costituito dalla monoscocca galvanizzata che, di fatto, costituisce l'ossatura dell'auto e assicura una rigidità torsionale eccellente. Altra peculiarità è il pianale realizzato in fibra composita che garantisce leggerezza (appena 15 kg), alta capacità di carico e resistenza agli urti, oltre l'immunità dalla corrosione. Una soluzione che, insieme ai grandi longheroni laterali e ai tubi trasversali, permette di incrementare ulteriormente la resistenza alla torsione e di garantire un'elevata protezione degli occupanti in caso di incidente o di ribaltamento, per i quali sono previsti i roll-bar integrati.

UNA CARROZZERIA DI PLASTICA
Se la struttura nascosta suscita stupore, a sbalordire è la carrozzeria costituita da pannelli di materiale sintetico fissati alla monoscocca portante tramite incastri e viti. Di fatto, non ha alcuna funzione di irrigidimento dell'auto, ma soli scopi estetici e aerodinamici. Si tratta, però, di pannelli ad alta tecnologia realizzati con materiali diversi che offrono tre differenti flessibilità a secondo del posizionamento: più elastiche per i paraurti in modo da resistere senza danni agli urti fino a 4 km/h, più rigide per portiere e deflettori per contribuire alla sicurezza laterale e dure per cofano e vano bagagli. Differenze che costringono i tecnici BMW a adottare un nuovo sistema di verniciatura a tre strati, con il primo che fornisce il colore e gli altri specifici per le plastiche con diverso grado di elasticità. Un sistema che, in teoria, consentirebbe di sostituire l'intero rivestimento dell'auto cambiando colore alla Z1 nell'arco di una giornata.

AERODINAMICA DEPORTANTE
Con le prove su strada dei giornalisti emergono le qualità aerodinamiche della Z1, fattore per il quale i tecnici di Monaco hanno dedicato migliaia di ore di lavoro per ottenere un risultato eccelso senza ricorrere a ingombranti e poco estetici alettoni o spoiler. Per farlo i responsabili BMW disegnano un frontale piatto che insieme al parabrezza inclinato a 62 gradi offre un buon deflusso d'aria. Stessa finalità ha il sottoscocca piatto con un leggero rialzo nel posteriore a forma di diffusore che dirige l'aria sulla marmitta. Questa ha forma ad ala rovesciata e, in combinazione con il flusso proveniente dalla prese posteriori, crea un vortice deportante simile a quello ottenuto da un alettone. L'esito è che la Z1 ha un Cx invidiabile per una roadster, di 0,36 a capote aperta e di 0,43 con telo riposto nel bagagliaio, e un'aderenza da vera sportiva.

UN'AUTO EQUILIBRATA
A supportare l'aerodinamica nel compito di conferire un' eccelsa tenuta di strada e un elevato piacere di guida sono ingombri e impostazione meccanica. Le dimensioni sono compatte (la Z1 è lunga 392 cm, larga 169 e altra 128 cm), gli sbalzi corti, il baricentro basso e la distribuzione delle masse ottimale, con il 49% del peso che grava sull'asse davanti e il 51% su quello dietro. Un risultato ottenuto grazie anche al montaggio in posizione centrale anteriore del motore, il 6 cilindri in linea 12 valvole da 2,5 litri con 170 CV della Serie 3 che consente di “toccare” i 225 km/h e di scattare da 0 a 100 km/h in 7,9”. Dalla berlina derivano pure il cambio e lo schema della sospensione anteriore a snodo singolo e montanti molleggiati, mentre quella posteriore di tipo multi-link con due bracci di controllo trasversali e uno longitudinale è inedita e viene presto ribattezzata “assale Z”.

UN GO KART ARTISTICO
Malgrado il prezzo di 83.000 marchi tedeschi non sia dei più competitivi, gli ordini sono innumerevoli, tanto che prima dell'avvio della produzione superano già quota 4.000. Un numero che cresce quando appaiono i primi articoli di giornale che descrivo così la Z1: “agile come un go-kart, con una risposta istantanea dell’acceleratore, affronta le curve come se fosse sui binari. E' come una motocicletta su quattro ruote, una delle auto più divertenti che abbiamo mai guidato”. La roadster BMW diventa subito un culto che attrae pure il mondo dell'arte. Ad omaggiarla è il pittore tedesco A.R. Penck che decora una Z1 rossa con graffiti neri che entra a fare parte della leggendaria serie di Art Car, comprendente, tra l'altro, le 3.0 CLS di Alexander Calder e Frank Stella e la M1 di Andy Warhol.

LA LIMITED EDITION
Nel corso degli anni la Z1 rimane praticamente uguale a se stessa se si eccettua qualche piccolo aggiornamento, come l'adozione di un hi-fi di maggiore pregio. In realtà la famiglia Z avrebbe potuto essere più ricca. Nei garage BMW, infatti, rimangono posteggiate una Z1 M sviluppata dal reparto Motorsport con motore potenziato, telaio sportivo, passaruota bombati e altre modifiche estetiche. Inoltre, nella fase iniziale di progettazione si prende in considerazione anche la realizzazione di una versione coupé che non arriverà mai negli stabilimenti di produzione. A giungerci è la RLE (Roadster Limited Edition), versione allestita da Alpina in appena 66 esemplari che si contraddistingue per targhetta identificativa, interni personalizzati, cerchi maggiorati e scarico sdoppiato. A cambiare è pure il motore, ora un 2,7 litri con 204 CV che eleva la velocità massima a 228 km/h.

LA PRIMA DI UNA SERIE
Malgrado le richieste ancora sostenute, BMW decide di rispettare i propri piani di produzione fermando le linee di montaggio nel giugno del 1991, subito dopo il raggiungimento dell'esemplare numero 8.000, che in realtà sono 8.012 se si considerano i prototipi realizzati in fase di sviluppo. Una quantità limitata venduta per l'80% in Germania (e con l'Italia al vertice della graduatoria dei paesi di esportazione con il 5,5% delle consegne davanti alla Francia con il 4,3%) che è bastata per fare entrare nella storia dell'automobile la Z1 e per creare una generazione di eredi, a cominciare dalla Z3 apparsa sul mercato nel 1995.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Bmw , auto storiche


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