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pubblicato il 15 ottobre 2013

Multe legate al reddito e alla cilindrata: politici scatenati

Pagamento delle sanzioni: proposte da esponenti del Pd e del M5S

Multe legate al reddito e alla cilindrata: politici scatenati

A scatenare la discussione è stato il sottosegretario ai Trasporti Erasmo D'Angelis (Partito democratico), che vuole introdurre nel Codice della strada una modifica importante: le multe stradali legate al reddito. Se attualmente la legge non prevede distinzioni fra chi guadagna tanto e chi poco, imponendo verbali dello stesso importo per tutti, e differenziandosi solo in funzione della violazione, D'Angelis intende rivoluzionare le norme: "Nella riforma del Codice della strada - ha dichiarato in tv - discuteremo sanzioni in base al reddito per chi supera i limiti di velocità di più di 20 km/h. Adesso le multe per eccesso di velocità, causa principale degli incidenti stradali, crescono al crescere della velocità, ma se sono uguali per tutti i cittadini non hanno lo stesso potere di deterrenza. Infatti, per contribuenti con redditi e auto molto sopra la media, una multa pesante può risultare di fatto leggera".

NO, IN BASE ALLA CILINDRATA
Quasi a volere fare eco a D’Angelis, si è inserito nella discussione il Movimento 5 Stelle, il cui deputato Michele Dell'Orco propone multe proporzionali alla cilindrata dell'auto: più è alta, più si paga. Sta tutto scritto in una proposta di legge. “Ogni anno - spiega il grillino - vengono staccate circa 14 milioni di multe: 1.600 l’ora. La maggior parte di queste restano inevase, lasciando buchi milionari nei bilanci delle amministrazioni. Per le quali questo strumento ormai costituisce semplicemente un modo per fare cassa. Si tratta di una forma di ‘rastrellamento’ che non tiene in alcun conto le distanze economiche tra cittadino e cittadino”. Ecco come argomenta il tutto Dell’Orco: “Per alcune persone, infatti, una multa rappresenta un salasso, per altre costituisce poco più di un fastidio. Il risultato è che il meccanismo sanzionatorio, così come previsto attualmente dal Codice della strada, non è dissuasivo allo stesso modo per tutti, perché la sanzione comminata per una stessa infrazione, in proporzione, rappresenterà una pena maggiore per un soggetto con un reddito basso rispetto a uno dal reddito più elevato”. La soluzione a questa distorsione del sistema? “Pagare la multa proporzionalmente alla propria capacità contributiva. Il parametro della condizione economica basata sulla potenza del veicolo guidato è in linea con il principio già adottato per il bollo auto: più il mezzo è potente, più paghi. La potenza del motore incide sul costo di base del veicolo e, dunque, può essere considerato indicativamente un elemento valido per fornire un'indicazione sulle capacità economiche del suo proprietario".

NON SE NE ESCE
Il guaio sta nel fatto che qualsiasi sistema sanzionatorio, in Italia, è iniquo. Oggi, non c’è dubbio, fa sorridere che il proprietario di una Ferrari paghi una multa per divieto di sosta o per eccesso di velocità come chi circola con una Panda. Allo stesso modo, con le multe legate al reddito, gli evasori fiscali non verrebbero scovati, e anzi trarrebbero per paradosso beneficio da questa norma, così come godono di privilegi per le tasse. In quanto alla cilindrata, esistono vetture con una cavalleria abbondante, ma così vecchie da valere davvero poco, a confronto di macchine con cilindrata inferiore ma molto più costose. Insomma, non c’è via d’uscita se prima non si procede in un’unica direzione: la guerra agli evasori, e allora da lì si può imbastire forse un discorso logico per legare le multe al reddito.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada , multe


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